Come abbattere il debito pubblico

debitoCome si abbatte il debito pubblico che ha trasformato questo paese nell’inferno fiscale che è diventato?
Le soluzioni di policies (i provvedimenti atti a farlo) le conosciamo tutti e nei dettagli ce le faremo riepilogare dai professori e dagli esperti di turno, è il loro mestiere.
Ma quando abbiamo un problema oltre alle diagnosi e alle soluzioni tecniche occorre, se si è seri, anche, e prima di tutto, dire quali sono gli ostacoli che a tutt’oggi impediscono l’attuazione delle soluzioni che tutti conosciamo (gli esperti nei dettagli).
Oltre alla policy c’è un problema, quindi, di politics che va affrontato, senza la risoluzione del quale le ricette economiche sono solo retorica di programma.

Per abbattere dunque il debito pubblico e liberare il paese dall’inferno fiscale che lo opprime occorre battere il Partito della Spesa Pubblica: il PD & Associati e lo si può fare attraverso una competizione elettorale di scopo o mediante la secessione delle porzioni di territorio ad alto residuo fiscale, tipo Veneto e Lombardia oppure, ancor più semplicemente, staccando ogni giorno la spina all’alimentatore dell’enorme parassita che è attaccato alla vita e alla libertà dei cittadini che producono e lavorano.
Le tre vie possono pure essere concomitanti tra di loro, noi non abbiamo particolare preferenza per nessuna di loro specificatamente, ci interessa solo il loro grado di efficacia ai fini della risoluzione del problema.
Se la via da tenere in considerazione per abbattere il Partito della Spesa Pubblica è quella della competizione elettorale, non vediamo come essa possa essere perseguita prescindendo dalle forze politiche esistenti sull’altro versante dei partiti tradizionali, la Lega in primis, le quali, seppur necessitanti di profondo rinnovamento, sono le sole ad avere i numeri ed i mezzi per sperare, allo stato attuale, di poter competere per vincere, sia a livello locale, ma soprattutto a livello nazionale.

Possono i problemi di questo paese aspettare di essere risolti da una formazione del tutto nuova ed autonoma emergente dalla cosiddetta società civile? La risposta è no, non ci sono 10 o 20 anni di tempo per provvedere ad un cambiamento di rotta, ergo, o, se vi sono le condizioni, ci si sporca le mani di quel tanto necessario, a patto che si competa per vincere oppure è meglio dedicarsi direttamente alle restanti possibilità di cui sopra.
O si gioca per incidere da subito oppure a nulla servono forze che siano minoritarie ed ininfluenti nelle istituzioni. Oltre all’indifferibilità degli interventi necessari, decine di esempi vecchi e recenti nella storia politica di questo paese ci dicono come le politiche dei piccoli passi siano del tutto ininfluenti allo scopo e mal celano, ancor di più a questo punto, la loro reale intenzionalità ossia quella di ottenere qualche poltrona da parlamentare.

Semmai ve ne sia stato, oggi, nonostante l’insistenza di alcuni, non vi è più neanche il minimo spazio per i contenitori politici di tal guisa.
Si lavori ad un bi-polarismo di fatto e su quello si cerchi di incidere, qualora si ritenga che la via elettorale sia ancora perseguibile per il cambiamento di questo paese: da una parte il Partito della Spesa Pubblica con il PD di Renzi in testa, dall’altra tutti coloro che si dichiarino credibilmente interessati a metterlo in minoranza, anche alle urne.

I liberali, i liberisti, i federalisti, i conservatori, facciano valere le loro ragioni all’interno dell’unico cartello che può contendere al PD il governo di questo paese, non servono altri partiti piccoli, ne piccoli partiti vecchi, se non sapranno trovare il loro posto, come gli emissari di un fiume, all’interno dell’unico rassemblement di scopo che può ambire all’impresa.
Non prendiamoci in giro e soprattutto non prendiamo in giro i poveri tax-payers e gli esclusi dal sistema che da decenni aspettano la riforma radicale di questo inferno fiscale chiamato Italia e che ormai sfibrati, sempre più spesso, si rifugiano in un astensionismo che sarà il preludio alle altre modalità di cambiamento suddette, non più esercitabili attraverso il diritto di voto standard, qualora si fallisca in questa impresa, alla prima occasione buona.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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