Così Alfano ha tradito il patto stipulato tra i cittadini e lo Stato

alfano319051C’era una volta un patto stipulato tra i cittadini e lo Stato ed era un patto semplice e chiaro. I cittadini rinunciano all’uso della forza, in pratica a farsi giustizia da soli, e delegano allo Stato l’uso esclusivo di tale forza per garantire la pace sociale ed il rispetto delle leggi nell’interesse di tutta la comunità.
Secondo Max Weber vi è uno Stato “se e nella misura in cui il suo personale amministrativo sostiene con successo un credito nei confronti del monopolio del legittimo uso della forza fisica’ nell’applicazione del suo ordine”. In pratica lo stato è la fonte di forza fisica legittima ed è dai tempi della Magna Charta che tutti, in teoria, devono essere soggetti alla legge in egual misura. Questa almeno dovrebbe essere la teoria, per evitare che una nazione si trasformi in un’unica, grande, “frontiera americana”, almeno per come l’hanno raccontata i film Western, dove la ragione era di chi sparava per primo.

Vediamo invece alcuni esempi di cosa succede ultimamente in Italia.

Durante la recente manifestazione contro l’EXPO che ha sfregiato Milano si è ordinato di NON arrestare i manifestanti e di lasciarli sfogare per non causare eventuali gravi incidenti. In pratica le forze dell’ordine avevano il preciso mandato di contenere e non di reprimere i manifestanti e ci sono video in rete in cui si sentono dare ordini diretti in tal senso. In uno di questi filmati si vede anche la patetica scena di un autocarro blindato della polizia che usa il suo idrante non per disperdere i manifestanti, come farebbe una qualsiasi polizia europea, ma per tentare di spegnere le fiamme appiccate alle auto in sosta.
Si è quindi scientemente lasciato commettere un crimine e si è intervenuto a posteriori lasciando alla magistratura, e ai suoi tempi biblici, il compito di sanzionarlo. In pratica si chiude la stalla dopo che sono scappati i buoi, ripromettendosi di mandare qualcuno a cercarli il giorno successivo.

Un’altra delle prerogative di uno Stato è che dovrebbe controllare, e se nel caso difendere, i propri confini e questo anche nel caso di immigrazione clandestina. Ma proprio per quanto riguarda l’immigrazione clandestina è lo stesso Stato che aiuta ad infrangere le proprie leggi. Con l’operazione Mare Nostrum, ufficialmente terminata ma in pratica ancora in essere, le forze navali italiane raccolgono i clandestini anche a 20-30 miglia dalle coste libiche e li portano in Italia, fungendo da taxi con somma soddisfazione dei trafficanti, veri e propri nuovi schiavisti.
Una piccola parte di questi immigrati clandestini sono rifugiati, gli altri sono migranti economici e come tali non hanno nessun diritto di restare in Italia, ed è proprio in questo caso che si infrange la legge. La difesa d’ufficio del Ministero degli Interni è che i non aventi diritto all’asilo vengono sottoposti a provvedimento di espulsione, ma è qui che sta la vera e propria farsa.

Che i provvedimenti di espulsione non vengano quasi mai eseguiti è risaputo e se n’è avuta la riprova con il caso del marocchino, arrestato nel milanese su mandato di cattura internazionale per la strage compiuta al museo Bardo di Tunisi. Abdel Majid Touil era arrivato il 17 febbraio a Porto Empedocle a bordo di un barcone, era stato identificato insieme ad altre 97 persone e aveva ricevuto un provvedimento di espulsione. Provvedimento che non ha avuto nessuno effetto pratico, dato che il ragazzo è rimasto, almeno così afferma, a vivere a casa della madre a Gaggiano.
La cosa preoccupante è che se anche Abdel Majid Touil non fosse un terrorista ma un semplice clandestino, ci troveremmo comunque di fronte ad una persona che si è infischiata bellamente del provvedimento di espulsione. Non solo è rimasta sul territorio nazionale ma si è addirittura iscritta ad un corso di lingua italiana tenuto in un Liceo statale dimostrando, se mai c’è ne fosse ancora bisogno, quanto i provvedimenti di espulsione siano completamente inutili.

Visto che però al peggio non c’è mai fine, la messa nero su bianco dell’Alfano-pensiero è stata una dichiarazione rilasciata dal Ministro durante una conferenza stampa che non dovrebbe essere passata inosservata a chi, ieri sera, ha seguito la puntata di Virus in onda su Rai2. Ad una domanda relativa al fatto che solo un terzo degli immigrati clandestini, solitamente senza alcun documento, accetti di farsi prendere le impronte digitali, il nostro solerte ministro ha testualmente risposto: “Spesso siamo in presenza di un rifiuto e quando a lei arriva un eritreo di due metri che si rifiuta di farsi fotosegnalare, deve mettere quattro poliziotti per tentare di prendere la sua mano e prendere l’impronta digitale”. In pratica in Italia, secondo quanto ammette il Ministro, se sei grande e grosso puoi infischiartene della legge perché nessuno si prenderà la briga di fartela rispettare.

Il Ministro dell’Interno Alfano, prima con il governo Letta e poi con quello Renzi, ha tradito il patto stipulato tra i cittadini e lo Stato e lo ha fatto volontariamente, seguendo una vera e propria filosofia operativa. È proprio per questo, e non per singoli episodi, che dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi.

Se questo è il politico che era stato scelto per essere il delfino di Berlusconi, chissà come erano quelli che sono stati scartati…

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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