Da “Io sto con Stacchio” a “Io sto con le Forze dell’Ordine”, ma serve professionalità

graziano-stacchio-2Sempre maggiore professionalità, capacità di gestione e previsione delle situazioni questo è quello che ogni giorno sempre di più viene richiesto alle forze dell’ordine.
All’indomani delle polemiche sulle violenze di Piazza di Spagna a Roma dove la Polizia per alcuni è stata troppo permissiva, le contraddizioni che costellano il mondo in uniforme sono sempre di più di difficile risoluzione.
Quello che però non viene mai meno è la speculazione sulle vicende, quel modo di prendere la cronaca e di smontarla ad uso e consumo di qualcosa o qualcuno meglio se fa parte del mondo della politica.
Di sicuro, dopo il caso di Graziano Stacchio il benzinaio di Vicenza, ciò che va per la maggiore è la scelta di stare tout court con chi difende la popolazione civile.
Così che iniziano a fioccare le sottoscrizioni, gli aiuti economici di quelle persone ormai esauste e stufe di questo prevalere della criminalità sul buon senso del vivere civile.
L’ennesimo soccorso sociale arriva da Lucca, in quella provincia è infatti stato recentemente condannato in primo grado un Carabiniere per avere condotto, secondo il giudice, un arresto troppo duro che ha provocato al ladro acciuffato una serie di lesioni che tra un risarcimento e l’altro costeranno al rappresentante della forza pubblica una cifra che si aggira intorno ai 10.000 euro.

Ecco fioccare l’indignazione del sistema, di quella politica ipocrita che si sveglia dopo oltre 30 anni di escalation dove le divise sono sempre state massacrate per i loro modi sbrigativi e per alcuni ritenuti eccessivamente violenti anche quando così non è stato.
Una violenza che certo è a volte insita nell’attività di repressione dei reati ma è stata anche frutto di quel modo di lasciare a se stessi, in termini di addestramento, operatori provenienti da ogni tipo di estrazione sociale, spesso non proprio acculturata ne tantomeno elevata.
È chiaro che nel tempo il vecchio “Maresciallone” che non sapeva nemmeno la differenza tra verbo e complemento è andato via via sparendo ma troppo si è delegato alla pratica dell’anziano che insegnava al giovane lasciando alla tradizione, e non alla professionalizzazione, il compito di addestrare le nostre divise.

L’addestramento costa, a maggior ragione oggi che non ci sono più soldi.
Di sicuro fa un enorme piacere vedere che il vento sia girato, se pur in maniera ipocrita e speculativa, nei confronti delle uniformi ma non è che possiamo lavarci la coscienza con le collette sociali per difendere gli operatori di polizia senza risolvere il problema alla base.
Quel Carabiniere di Lucca sicuramente non ha abusato della sua funzione e o l’ha fatto senza dolo e quindi merita tutto il sostegno, ma se così non fosse non rischiamo di chiedere indirettamente al soccorso sociale di tollerare che questo Paese non impegni adeguate risorse per la formazione professionale dei nostri agenti?
Non corriamo il rischio che queste collette non diventino la scusa per lo Stato per non investire sul capitale umano delle forze dell’ordine speculando sulla stanchezza che ormai la popolazione italiana ha accumulato verso una certa delinquenza?
Siamo sicuri che se queste iniziative dovessero diventare la norma non andremo a difendere alla lunga persone che al posto di essere professionisti intendono il lavoro come un qualcosa di sempre e solo personale alimentando un senso di impunità al contrario?
E che tipo di giustizia sarebbe questa?
Certo non possiamo nemmeno andare avanti così, in un mondo dove le divise hanno paura anche di fare le cose più banali per il timore di condanne assurde e assai danarose come questa.

È bene riflettere su questi aspetti perché se pur è nobile difendere a spada tratta le forze dell’ordine è necessario mantenere alta la guardia verso quella professionalità imperativa per tutte le divise perché, è bene che si sappia, un individuo arrestato semplicemente per violenza o resistenza a pubblico ufficiale deve rimanere l’extrema ratio di chi, operatore di polizia, ha fatto di tutto per evitare di arrivare allo scontro fisico grazie anche a adeguati strumenti tecnico-pratici, legislativi e addestrativi che spesso non ci sono.
Se questo paese vuole andare avanti sul fronte della sicurezza pubblica non deve scegliere di pagare semplicemente i danni di un possibile errore ma investire affinché quell’errore non abbia più a ripetersi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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