Da Vauro a Giulietto Chiesa: ecco chi nel 2006 voleva censurare le vignette satiriche sull’Islam

456316_10152122133810344_374522904_oLa vignette satiriche sull’Islam del Charlie Hebdo erano «propaganda bellica», secondo il vignettista italiano Vauro che pure non sembra essere tra quelli che soffrono di sudditanza psicologica, soprattutto quando c’è da ironizzare su una certa parte politica. Per Vauro, in questo caso, «la libertà d’espressione non c’entra niente». No, non se viene preso di mira l’Islam, intoccabile. Correva l’anno 2006 e si era in piena polemica per le vignette satiriche pubblicate in Danimarca che avevano provocato fatwe, condanne a morte e tumulti in tutto il Paese e non solo. In Italia il ministro Roberto Calderoli aveva mostrato parzialmente una t-shirt raffigurante quelle vignette, nel febbraio 2006. Dovette dimettersi. Ma gli andò ancora bene, rispetto al clima di guerra cui tutta l’Europa ha dovuto far fronte a causa di semplice satira.

Erano altri tempi, sono passati nove anni ma la sudditanza psicologia degli intellettuali europei nei confronti dell’Islam, in nome di un frainteso “politicamente corretto”, è sempre la stessa. Anzi, forse è persino peggiorata. Nel 2006 proprio il Charlie Hebdo, giornale irriverente che ha pagato a caro prezzo la sua linea editoriale, si era schierato apertamente a favore della libertà di satira, o perlomeno a difesa della libertà di satira senza doverci lasciare le penne. Rincarò la dose, il Charlie Hebdo, pubblicando le vignette irriverenti sull’Islam, in segno di solidarietà e anche come monito: “Non ci fate paura”. E gli intellettuali, i vignettisti, persino i colleghi che fanno satira per mestiere, hanno reagito con la consueta pavidità.

I commenti che riportiamo sono stati raccolti da Pier Luigi Battista, sul Corriere della Sera, in un articolo intitolato “Vauro e gli altri che censurarono quelle vignette ‘provocatorie'”.
Proprio Vauro concludeva il suo ragionamento così: «Non ci si può indignare se messaggi violenti ottengono e provocano reazioni violente». Non era da meno Elle Kappa, che come ricorsa sempre Battista disse: «quelle vignette offendono il sentimento religioso dei musulmani».

Sandro Ruotolo, giornalista, collega di Vauro nella trasmissione AnnoZero e Servizio Pubblico di Santoro, addirittura attaccava: «A pubblicarle è stato un giornale di estrema destra danese. La libertà di satira non c’entra e non ci si può chiedere di aderire alle libertà di propaganda».
Giulietto Chiesa si unì al coro, sempre contro il settimanale francese: «Pubblicare quelle vignette a difesa della libertà d’espressione la considero una provocazione non meno stupida per il fatto che è stata collettiva».

Non c’erano solo loro. Anche il premio nobel José Saramago disse «alcuni ritengono che la libertà d’espressione sia un diritto, ma la cruda realtà impone dei limiti». Più pericolosa dei kalazhnikov e della violenza dei terroristi è la paura di essere dalla parte sbagliata. O ancora peggio l’incapacità di difendere i propri valori, in primis la libertà, anche di satira e di stampa. Ecco perché l’occidente è davvero in pericolo.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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