Ecco cosa si prova ad essere aggrediti

aggreCe lo racconta, ahilui, il professor Domenico Del Nero, fiorentino e giornalista e.. “uno che ne ha viste parecchie, ma questa ancora gli mancava alla collezione”.
È singolare che ci si appresti a resocontare una rarità mediatica: ovvero il punto di vista dell’aggredito. Già, perché le cronache pullulano di testimonianze lacrimevoli riguardanti il disagio che induce il disagiato ad aggredire, il bisogno che costringe il bisognoso (o presunto tale) a rapinare: e così giù con interviste e trasmissioni cariche di pathos mediatico condito da buoni montaggi e musica furbetta che farebbero sembrare un santarello anche Jack Lo Squartatore.
Raramente, invece, ci si sofferma sul senso d’impotenza che un essere umano non capace o non pronto a reagire, abitato magari da un’anima gentile e non avvezza all’aggressività, è costretto a subire in termini di paura, umiliazione e dolore fisico, senza che alcuna ragione etica ne giustifichi il gratuito dispendio.
È giunto il momento di dare la parola ad uno dei tanti aggrediti dei nostri giorni che troppo spesso costipano la loro rabbia nella svogliata firma su un frustrante verbale di denuncia.

Professore, che cosa è successo, e quanto di ciò che è successo è stato favorito nell’accadere dal fatto che Lei non abbia propriamente l’aspetto di un “bullo”?
Un bullo proprio no – grazie al cielo – anche se neppure, forse, quello di un inoffensivo vecchietto. Sono una persona di mezza età che crede nel motto “mens sana in corpore sano” e a cinquantanni suonati riesce ad inseguire due energumeni gridando “al ladro” con quanto fiato ha in corpo. Poi magari il “conto” arriva il giorno dopo.
Comunque sia; ero appena uscito di casa, in pieno centro storico fiorentino. Mi stavo recando al teatro della Pergola per comprare i biglietti per uno spettacolo: più di venti, perché si trattava di un gruppo di miei studenti. Erano le 18, la biglietteria stava quasi per chiudere per cui, afferrata la busta, la metto sotto il braccio e mi avvio di buon passo. Errore capitale, perché non me li sono cacciati in tasca come faccio di solito.
Dopo pochi metri, sento alle spalle uno spintone che per poco non mi fa perdere l’equilibrio. Contemporaneamente, una mano mi strappa la busta. Un attimo di sconcerto, non capisco quel che è accaduto: poi quando vedo due energumeni presumibilmente nordafricani in fuga con la mia busta, mi metto a inseguirli gridando al ladro. Ovviamente la gente se ne infischia; non sono affari loro; ma con una notevole eccezione. Un giovane sui trent’anni, una di quelle persone che ti riconciliano con l’umanità, mi affianca, corre più veloce di me – ovviamente! – e riesce a raggiungere i due delinquenti: questi spaccano una bottiglia, di quelle che grazie alla nostra previgentissima amministrazione comunale si trovano come i funghi in ogni angolo della città e del centro in particolare, la rompono e gliela puntano contro. In quel modo riescono a dileguarsi, sotto il mio naso visto che ero appena arrivato con le mani – e i piedi – che prudevano non poco.

L’operato del ragazzo intervenuto in Suo soccorso dimostra due cose: anzitutto che siamo tutt’altro che remissivi, poi, essendo egli un pugile, che è indispensabile, al giorno d’oggi, disporre di un allenamento fisico che renda chiunque reattivo…
Certo, è stato una persona straordinaria e se posso trovare un qualcosa di positivo in questa esperienza è stato il poter constatare che esistono ancora persone simili, nonostante tutto; ed è significativo che fosse un giovane. Sarà il mio lavoro, sarà che ho la fortuna di avere a che fare con tanti ragazzi straordinari, ma nei giovani ho più fiducia che nei miei coetanei e più anziani: sfiduciati, rassegnati e in buona parte responsabili di questa situazione. Poi, certo, anche i ragazzi non sono tutti uguali e ci sono tanti smidollati o balordi, ma quelli in gamba fanno sperare davvero e per l’appunto, si tengono in forma anche fisicamente, cosa che oggi non diventa più una questione “estetica” ma di sopravvivenza.

I fanfaroni del perdonismo ad oltranza sostengono che si rubi per fame; ebbene, le son parsi due poveri affamati, emaciati, macilenti, i suoi aggressori?
Erano due ragazzi agili, ma in ottima forma e ben vestiti. Emaciati? Nemmeno per sogno. Scoppiavano di salute.

Il rompere una bottiglia per usarne il collo acuminato come arma è un gesto scioccante, carico di cinematografico barbaro disvalore, certo, ma per alcuni è semplicemente un riflesso condizionato, data la familiarità con cui essi lo fanno
Per certa gente, la vita umana non ha nessun valore. Leggiamo di persone anziane che vengono ferite o uccise per una cifra assai minore di quella che è stata sottratta a me, circa 260 euro.

Qual è lo stato emotivo che bisogna acquisire nel momento in cui ci si trova in una situazione analoga a quella da Lei vissuta? Il sangue freddo d’accordo, ma poi?
Difficile dirlo. Non farsi prendere dal panico, non farvi vedere passivi, reagire come possibile, ma naturalmente dipende caso per caso, se invece di darmi una spinta mi avessero puntato un coltello alla gola la musica sarebbe stata diversa.

Concluda con un auspicio che abbia un effetto apotropaico per chi legge, caro professore…
Ringrazio di cuore il ragazzo che mi è venuto in aiuto. Auspico che una buona volta si sia capaci di comprendere che certe cose riguardano tutti, non solo qualche malcapitato. Uno dei modi è quello di stringerci insieme, di aiutarci in casi come questo e capire che altrimenti la sicurezza e la dignità della nostra vita sono minacciate.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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