“Ecco i veri motivi per cui ho rifiutato di lavorare in Expo”. Intervista a Mapu

Immagine 2Il suo commento è quello che ha ottenuto più like sotto un articolo dell’Huffington Post che parla dei giovani che hanno rifiutato “i contratti da 1500 euro al mese” per lavorare sei mesi in Expo 2015.
Lei è Mapu, una giovane che si è sentita chiamata in causa e ha ritenuto opportuno rispondere e dare la sua versione dei fatti. Torinese, per lavorare a Milano avrebbe persino rischiato di andare in perdita.
Grazie a Mapu sappiamo che la notizia dei giovani che hanno rifiutato di lavorare per “non rinunciare alle vacanze e ai week end” è poco più che una bufala. Una notizia data con estrema superficialità e senza approfondire la questione.
Noi ci siamo già soffermati.
Ma abbiamo voluto sentire ancora la versione di Mapu, in questa intervista che lei gentilmente ci ha concesso.

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Mapu, il tuo commento sull’Huffington Post ha riscosso un plebiscito di like. Cosa ne pensi di questa campagna stampa sui “giovani pelandroni”?
Quando ho letto l’articolo mi sono sentita presa in causa in quanto sono stata classificata come una dei “giovani pelandroni” che ha rinunciato all’Expo per via dei turni lavorativi. Su 800 giovani rinunciatari probabilmente qualcuno ha preso questa decisione a causa degli orari di lavoro ma penso che molti altri abbiano la mia stessa situazione; ovvero tanta voglia di partecipare a questo grande evento ma grosse difficoltà economiche e organizzative che non permettono di prendere parte a questo progetto.

Veniamo a te. Perché hai voluto presentare la tua candidatura per l’Expo. Quali erano le tue aspettative economiche e lavorative?
Io ho una laurea triennale e un master in “Management dei beni culturali e le industrie culturali e creative” quindi quando ho visto l’opportunità Expo non volevo lasciarmela sfuggire in quanto è uno dei più grandi eventi culturali del mondo. Non avevo grosse aspettative economiche ma speravo che questo lavoro potesse darmi le competenze necessarie per un futuro.

Qualcosa è andato storto. Puoi raccontare pure a noi le tue vicissitudini?
Ho mandato la candidatura lo scorso autunno, passato tutti i test attitudinali e finalmente a Gennaio sono stata chiamata per il colloquio, e fin qui tutto bene. Dopodichè nessuno si è più fatto sentire fino al 10 Aprile, quando ho ricevuto una chiamata da parte di un numero anonimo che mi ha riferito di essere stata confermata per la posizione Expo e che mi avrebbero mandato la graduatoria ufficiale il giorno successivo. I giorni successivi ho chiamato diverse volte l’ufficio Manpower di Milano (in quanto non avevo un numero diretto) ma mi è stato risposto di aspettare e di mandare una mail a un indirizzo email specifico. Ho inviato molte email ma non mi è mai stata data risposta. Ho perso quindi le speranze ma il 16 vengo ricontattata dall’ufficio Manpower che mi dice che la formazione inizierà il 21 Aprile e quindi di tenermi pronta. Ho chiesto il luogo della formazione, gli orari e se fosse possibile avere una conferma scritta ma mi è stato negato tutto dicendo che mi sarebbe stata mandata una mail da lì a qualche giorno. Il 17 Aprile la stessa solfa, mi chiama ufficio Manpower sempre con numero privato e mi dice che la formazione sarebbe cominciata il 22 Aprile e non più il 21 in quanto c’erano stati problemi riguardante un aspetto del contratto. Il 20 Aprile alle 20:30 di sera ricevo finalmente la mail scritta di Manpower dove mi si invitava a partecipare alla formazione il 22 Aprile e di seguito c’erano i dettagli su luogo e ora. Sono rimasta sconcertata in quanto mi aspettavo una graduatoria e mi aspettavo anche dei dettagli aggiuntivi circa il contratto di lavoro. La formazione sarebbe stata pagata? Avrei firmato il contratto? Io attualmente sto lavorando (per sopravvivere) e non me la sono sentita di mollare di punto in bianco senza preavviso il mio lavoro per andare incontro a una giornata di formazione senza una prova scritta del compenso che avrei percepito. Non dico firmare il contratto prima, ma almeno un riepilogo di ciò che ci si era detti a voce 4 mesi prima giusto per avere una “sicurezza”. Non avrei voluto finire nella situazione in cui lasciavo il posto di lavoro attuale per iniziare un corso di formazione che dopo 6 giorni mi avrebbe lasciato a casa senza stipendio.

Dalle tue parole emergono pure evidenti problemi organizzativi. Forse non è sempre colpa dei “giovani d’oggi”, vero?
Come detto sopra mi sembra che i problemi organizzativi non siano dei giovani d’oggi. Inoltre il 21 Aprile sera mi è arrivata una mail con la richiesta di una compilazione di un questionario “al fine di completare la mia candidatura” in cui avrei dovuto rispondere almeno al 70% delle domande in maniera esatta. Le domande non erano di cultura generale né specifiche del lavoro che avrei dovuto svolgere, ma su Expo, dalla gestione dei padiglioni alla sicurezza che si avrà. Ovvero cose che non posso sapere. E poi scusa, ma non ero già stata presa?

Attualmente che lavoro fai?
In questo momento sono addetta call center

Fossi stata disoccupata, avresti accettato di lavorare per l’Expo in queste condizioni?
È difficile dirlo. Sono stata molto tentata anche se il salario era 500 euro con contratto di stage, ovvero finiti questi 6 mesi non si ha neanche la possibilità di chiedere la disoccupazione, e ovviamente 6 mesi senza versare contributi. 500 euro di cui 350 euro li avrei spesi per un mensile del treno Torino-Milano dato che abito a Torino e gli affitti a Milano sono talmente alti che è meglio dormire 3 ore per notte e fare il pendolare. Sono stata tentata perché la posizione per cui mi sono candidata è davvero il sogno nel cassetto ma a un certo punto devo decidere se mangiare oppure no. Ciò che ha fatto cadere l’ago della bilancia però è stata la poca serietà da parte di Manpower: avrei accettato anche prendendo uno stipendio da fame e facendo turni massacranti ma se le selezioni sono state così poco serie, cosa mi posso aspettare dall’esperienza in sé?

Ultima domanda di carattere generale: ritieni che i giovani d’oggi, la generazione dei ventenni e trentenni, sia eccessivamente bistrattata e maltrattata da organi di informazione e opinionisti, al di là dei reali demeriti?
Penso di sì, la gente ci chiama pelandroni, choosy o bamboccioni. Io non mi ritengo nulla di tutto questo, anzi, forse il mio essere poco bambocciona ha fatto sì che perdessi questa possibilità. Io vivo da sola con il mio ragazzo e quindi ho dei doveri economici nei confronti suoi e della casa. Probabilmente fossi stata ancora a casa con mamma avrei potuto prendere 500 euro al mese senza problemi perché non avrei avuto la spesa o le bollette con cui fare i conti. Eppure in questo momento bisogna scegliere: o si sta a casa con mamma (bamboccione) in modo da poter cogliere queste occasioni, oppure si esce dal nido e si rinuncia a queste opportunità, sicuramente interessanti, ma poco proficue sul lato economico (pelandroni).

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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