I Fratelli Musulmani. La penetrazione in Medio Oriente e Africa

Nella prima puntata abbiamo affrontato la nascita del movimento dei Fratelli Musulmani in Egitto, nel 1928, contemporanea al nazismo, ad opera di Hassan Al-Banna. In questa puntata, e nella prossima, invece, cercherò di spiegare come il movimento fondamentalista è penetrato in Medio Oriente ed nel continente africano, soprattutto nel nord e nell’area sub sahariana.
Ricordatevi questo nome poiché verrà menzionato spesso anche in futuro: Youssef Moustafa Nada, egiziano, classe 1931, il più grande stratega 10703870_10204681083576361_1767751342974859960_nfinanziario dei Fratelli Musulmani, presidente della Al Taqwa Bank (la banca dei Fratelli Musulmani), in una recente intervista, ammise che quando era giovane aderì al braccio armato dei Fratelli Musulmani e durante la seconda guerra mondiale venne reclutato dall’intelligence inglese quando la Gran Bretagna governava l’Egitto. Ed è sempre la Fratellanza Musulmana che diede man forte al Grand Muftì di Gerusalemme, Amin Al-Husseini, alleato ed amico di Hitler negli anni 30 e fondatore delle Brigate Musulmane che affiancavano le SS. Il Muftì condivideva con Hitler l’odio per gli inglesi, gli ebrei ed i comunisti, ed il Fuhrer gli mise a disposizione potenti emittenti radiofoniche per incitare il mondo arabo a sostenere il nazismo. Quasi sconosciuto in Occidente, Amin Al-Husseini è considerato uno dei maggiori responsabili del terrorismo islamico del secolo scorso. La sua eredità è ancora attiva ai nostri giorni. Predicatore dell’Islam più intransigente, Al-Husseini, segue la dottrina del wahabismo. Questa corrente islamica sunnita, il wahabismo, nacque nel XVIII secolo ma si affermò nel Novecento, grazie all’appoggio dell’Occidente alla corona saudita. Oggi il wahabismo si sta diffondendo velocemente in tutto il mondo musulmano e nel suo interno si sono create ali ancora più estremiste.

1898130_10204681090976546_4396564644040722746_nSin dalla sua nascita, nel 1744, per opera di Abd al Wahab, il wahabismo, si distinse per la sua ferocia nel soffocare nel sangue tutto ciò che non fosse in linea con la legge coranica. Numerose furono le stragi in nome di Allah che i wahabiti portarono a termine con disumana brutalità. Al tempo, come oggi, si narra di migliaia di, a loro parere, infedeli, decapitati nelle piazze, stragi di uomini, donne e bambini.
Scomparso il suo fondatore, a prender le redini del movimento wahabita fu suo figlio, Muhammad Ibn Abd al Wahab, e fu grazie a quest’ultimo che la corrente wahabita iniziò a crescere per mettersi poi al servizio di Muhammad Ibn Saud, bandito emiro che aveva, come sogno nel casseto, l’unificazione della Penisola Arabica, che in quel tempo era un mosaico di tribù arabe, grazie ad una jihad. Da qui iniziano le cronache dei massacri, tra i quali spicca quello avvenuto a Karbala, dove cinquemila sciiti vennero sgozzati nella piazza principale. Tra il 1801 ed il 1928 si hanno notizie di numerosi eccidi, razzie, stragi in nome di Allah.

Nel Novecento, grazie anche al petrolio, il puritanesimo wahabita trovò i soldi per diffondersi, così negli anni Cinquanta re Faysal partorì l’idea di fare dell’Arabia Saudita l’impero che controlla politicamente e religiosamente il mondo islamico, convocò la Conferenza islamica dalla quale fece nascere la Lega musulmana mondiale, legittimò la Fratellanza musulmana e diede inizio all’esportazione del wahabismo sia in Oriente sia in Occidente, ma è in Africa che si gioca, per il wahabismo, i Fratelli Musulmani e per l’Arabia Saudita del secolo scorso, la partità maggiormente strategica. I wahabiti cominciano a registrare i primi successi sostenendo Idi Amin Dada in Uganda ed il regime sudanese.
Successivamente, con Siad Barre in Somalia, appoggiato da Riyad, la conquista del Corno d’Africa diviene una priorità e oggi in Etiopia, l’Islam sta cambiando volto: accanto al tradizionale Islam spirituale pare che stiano nascendo nuove generazioni wahabite, educate nelle moschee e nelle scuole coraniche finanziate da Riyad. Il disastro economico africano e la ricchezza saudita hanno reso possibile questa penetrazione a partire dagli anni Sessanta, grazie soprattutto alla Lega musulmana mondiale, fondata nel 1962 per favorire l’applicazione della sharia a individui, gruppi o Stati e ad altre istituzioni finalizzate al finanziamento di moschee, scuole e ospedali. Dal 1976 la priorità della Lega musulmana mondiale sembra divenuta proprio la diffusione del wahabismo in Africa, in particolare in quella sub sahariana, come dimostra il fatto che in questa regione siano collocati ben 16 uffici della Lega e 36 delle 70 sedi della Islamic relief organization e ha portato alla nascita di gruppi terroristici come Boko Haram in Nigeria.

Facciamo ancora un salto indietro e ripartiamo da Al-Husseini, che ricordiamo si era legato ai Fratelli Musulmani da cui ha ricevuto sostegno. Terminata la II guerra mondiale con la sconfitta del nazi-fascismo e la liberazione dell’Europa, l’Egitto divenne nel 1946 il rifugio di molti dirigenti nazisti come il capitano delle SS Alois Brunner segretario di Adolf Eichmann. Condannato per crimini in contumacia, Brunner si trasferì a Damasco dove divenne consulente del governo e dei servizi segreti siriani. Nel 1953, dopo il colpo di stato comandato dal generale Nasser, questi, dopo aver preso le distanze dai gruppi fondamentalisti, e quindi anche dai Fratelli Musulmani, chiese aiuto agli Stati Uniti, ed in particolare alla C.I.A. per formare i futuri agenti dei servizi egiziani ma Washington non si dimostrò entusiasta ma volle comunque collaborare: inviò, e finanziò, circa cento ex spie della Gestapo ed esperti militari, con lo scopo di addestrare l’esercito e le polizia egiziana. In questo periodo Al-Husseini tiene i contatti con i nazisti rifugiati in Egitto e le formazioni neonaziste sorte negli Stati Uniti, in particolare con Johannes von Leers, uno dei più attivi persecutori degli ebrei durante del Terzo Reich che poi si convertì all’Islam e prese il nome di Omar Amin e prese la residenza a Il Cairo nel 1955.

Braccio destro di Goebbels, Amin fu al servizio del Ministero Egiziano dell’Informazione, che utilizzò molti fascisti europei per diffondere letteratura ed informazione radio antiebraica. Louis Heiden, alias Louis Al-Hadj,per esempio tradusse in arabo il Mein Kampf di Hitler, oggi il libro più venduto nel mondo arabo dopo il Corano. E’ in questo periodo e contesto che il governo egiziano pubblica il famoso falso “I Protocolli degli Anziani di Tsion”, scritto a tavolino da un russo, in cui si racconta di un fantasioso piano ebraico per controllare il mondo a cui credono i ciechi “complottasti” di quasi tutto il mondo. Questo falso è tutt’oggi conservato nella biblioteca della università islamica de Il Cairo come fosse una reliquia e vengono citati all’Articolo 32 dello statuto di Hamas, oggi al governo della Striscia di Gaza.
In pratica nazismo e wahabismo, rappresentato dai Fratelli Musulmani, si legano in chiave anti ebraica, ed oggi, in chiave anti occidentale. Con il supporto delle sinistre europee, in particolar modo quella italiana (rimasta orfana e diseredata con la morte dell’Unione Sovietica) che sta dimostrando coi fatti di essere la naturale continuazione del Nazional-Socialismo.

Articolo originariamente pubblicato su LaCritica.org
Seconda puntata di una serie di cinque articoli
Qui la prima

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Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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