I giudici legalizzano le adozioni gay. A che serve il Parlamento?

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Entrare nel merito di un argomento delicato come le adozioni alle coppie gay, non è quello che interessa a chi scrive questo articolo. Non lo è per il semplice fatto che ognuno, accompagnato da torti e ragioni, ha la propria legittima opinione che, in uno Stato democratico, dovrebbe sempre essere rispettata (anche se questo non accade mai). Ma ciò che è successo ieri al Tribunale per i minorenni di Roma non può e non deve passare inosservato.

Un giudice ha accolto la richiesta di una donna di poter adottare la figlia della convivente, nata qualche anno fa grazie alla fecondazione assistita. La coppia, convivente da dieci anni, sposata in Spagna e iscritta anche nel registro delle unioni civili del Comune di Roma, ora potrà coronare il proprio sogno: aggiungere cognome di entrambe le mamme alla bambina. E’ la seconda volta che questo accade. Già 15 mesi una sentenza simile, sempre del Tribunale di Roma, aveva fatta da “apripista” alla legalizzazioni di quella che di fatto è una “stepchild adoption”.

Tutto regolare, se non fosse che questo tipo di adozioni nel nostro ordinamento non sono previste e che la “stepchild adoption” è attualmente contenuta in un disegno di legge all’esame del Parlamento italiano e che sta suscitando polemiche e spaccature all’interno della maggioranza di governo. E’ per questo che viene naturale chiedersi a cosa serva il Parlamento italiano se ci sono giudici che scavalcano la legge o la interpretano secondo la propria visione ideologica. Nessuno contesta il merito di consentire a una coppia gay l’adozione dei figli da parte di uno dei due partner (almeno in questa sede, perché sarebbe del tutto inutile), ma dovrebbe essere una legge votata dal Parlamento a decretarlo, una legge discussa democraticamente dai rappresentanti del popolo italiano. Altrimenti tanto vale chiudere baracche e burattini e trasformarci in una magistratocrazia, dove le leggi si fanno nei tribunali a discrezione dei singoli. Almeno risparmieremmo i costi della politica.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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