I meriti della vecchia politica

porcellum2Sentiamo continuamente parlare male della vecchia politica, vogliamo per una volta valutarne i meriti?
Dal suo punto di vista intendiamo. Nessuno provoca disastri per il puro gusto di provocarli, vi è sempre, dalla visuale di chi li ha determinati, una ragione logica ed un contrappasso che tendono a mettere tutto, se non in pari, almeno ad un livello nel quale la bilancia non penda troppo da una parte sola.

E’ vero, questo paese ha negli ultimi 20 anni raggiunto i più alti tassi di oppressione fiscale che siano stati mai applicati in una democrazia parlamentare, ha perso, nei confronti di quasi tutti i paesi occidentali, non solo di quelli che gli stanno immediatamente intorno, punti percentuali di competitività in quasi tutti gli ambiti della vita economica, politica, culturale, sociale di un paese.

Dalla libertà di stampa, alla produttività economica, al grado di agibilità degli ascensori sociali, all’efficienza del sistema giudiziario civile e penale, a quello del nostro sistema formativo, non c’è uno di questi indicatori del grado di civiltà di un paese, nei quali, l’Italia non perda posizioni su posizioni ad ogni periodico raffronto statistico.

La nostra vecchia politica non ha nessun problema a farsi carico di queste sue responsabilità, come potrebbe farlo? Mica abbiamo governato noi al suo posto, però è disposta a discuterne solo se in contemporanea siamo pronti a riconoscerle il merito che, se dalle nostre parti non saltiamo per aria come fosse la notte di San Silvestro un giorno si e l’altro no, con noi ovviamente al posto dei fuochi d’artificio, se abbiamo, nonostante la crisi, ancora i supermercati pieni di merci, i bar dove prendere il cappuccino e comprare i gratta e vinci che si possono frequentare senza correre ancora grossi rischi per la salute e così i cinema, gli stadi, i ristoranti e via dicendo, questo è solo grazie a lei che ci ha governato.

La nostra vecchia classe politica, giovane o attempata che sia anagraficamente, sembra cadere dalle nuvole quando gli si pone il problema della credibilità perchè, tutto sommato, ritiene di essere credibile eccome.

Pensa (e spesso privatamente, senza troppi problemi, dichiara) che se non fosse stato per lei e per tutto l’apparato politico-istituzionale che l’ha sorretta, noi, tutti quanti, staremmo, più o meno, come i libici del prima o del dopo Gheddafi, altro che miracolo economico.

Dal suo punto di vista, quando ci asteniamo, non facciamo che farle un torto immeritato e per questo, riottosa e sempre più stizzita, ci viene, sempre più senza mezzi termini, a ricordare che, chi non vota, non conta!

E’ sempre minimo, per la nostra cara vecchia politica, il danno che ci ha fatto rispetto a quello che ci ha dato.

Ma si può mai pretendere che a fronte di 60 anni di pace e prosperità relativa, le si rinfacci il fatto di aver pensato ai fatti propri?

Che ingrate le persone in questo paese. E’ giusto che la vecchia politica, altera, non degni più neanche della minima attenzione coloro che si astengono, facciano come gli pare, non sprecheremo più neanche la forma per richiamarvi al voto, seppure diventaste il 60 o più per cento degli aventi diritto, a noi, vecchi politicanti, basterà una quota parte del restante corpo elettorale per rimanere in auge, come si può, in attesa che un’altra guerra ci riporti alla cruda realtà. Questo pensa la vecchia politica.

Quanto pensate che possa mancare, altri 10, 20, 30 anni?, dice la vecchia politica, riflettete su questo piuttosto che pensare alla nostra credibilità ed accontentatevi di ciò che riusciremo a fare per produrvi ancora il minor danno possibile in attesa degli eventi.

I vecchi politicanti non hanno bisogno del voto degli astenuti, qualunque sia il loro numero. Per la cara, beata, vecchia politica, vale, nei confronti dell’elettorato, sempre e solo la stessa domanda potente: “Diteci quanti siete che ci votate e cosa volete in cambio.”, tutto il resto non conta e l’altra sponda del Mediterraneo è sempre più vicina.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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