Il folle volantino dell’Anpi di Lecce: “10 febbraio giorno dell’amnesia e del revisionismo neofascista”

anpi_q“Giorno del Ricordo o dell’Amnesia e del Revisionismo neofascista?”. L’inquietante interrogativo dell’Anpi di Lecce appare nero su bianco su un volantino diffuso soprattutto a Castrignano dei Greci, in vista del convegno “La storia negata”, portato a termine nonostante le intimidazioni, probabilmente fomentate dal volantino stesso.
Già, perché il quesito dell’Anpi in realtà è una domanda retorica. E la risposta è contenuta nello sproloquio successivo, in cui si esalta “il popolo slavo” che “non piegò la testa”. La Jugoslavia del dittatore comunista Tito.
Incredibile ma vero, l’Anpi sostiene che non vadano ricordati i morti “nazifascisti” e “collaborazionisti”, come se la pulizia etnica dei partigiani comunisti di Tito scegliesse gli italiani da massacrare e infoibare.
I veri revisionisti, i partigiani rossi dell’Anpi, accusano di revisionismo chiunque voglia onorare il Giorno del Ricordo, come se fosse una commemorazione nazifascista.
Leggere per credere.

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Una buona notizia: la sala “Peppino Impastato” del Castello “De Gualtieris” di Castrignano dei Greci era sorprendentemente gremita. Addirittura persone in piedi per commemorare assieme il ricordo degli italiani massacrati dai partigiani titini in Istria e Dalmazia e costretti a fuggire, esuli, dalle loro terre.
Sala gremita, uditorio attento e coinvolto, composto non soltanto dai simpatizzanti dei gruppi che avevano organizzato il convegno, ma anche di tanti cittadini, tante persone curiose di conoscere cosa avvenne in Istria e Dalmazia dal 1943 al 1947, perché nessuno glielo aveva mai raccontato.
L’ascolto, tutti in piedi, dell’Inno di Mameli, e poi il convegno, con le tre relazioni.
Si è ricostruito il clima cupo e tragico di quegli anni, le storie dei Giuliani e dalmati uccisi in maniera atroce, si è evocato il nome di Norma Cossetto, barbaramente assassinata dopo giorni di sevizie dai criminali titini, che avevano infierito sul suo povero corpo in maniera brutale. Criminali la cui ferocia riuscì a disgustare perfino i nazisti, che, dopo averne presi alcuni, li passarono per le armi, dopo averli costretti, per una notte intera, a vegliare la salma della loro vittima.

Si è ricordato quale fosse il clima che si respirava anche a guerra finita, con i profughi accolti nella stazione di Bologna in maniera talmente vile da imprimere su quella turba che sputava sui vagoni, che rovesciava i viveri preparati per rifocillarli, un marchio perenne di infamia.
Si è cercato di ricostruire il motivo per cui quella storia per tanti anni è stata rimossa, dimenticata, su quali vergognosi compromessi la congiura del silenzio per 70 anni ha impedito che perfino si raccontasse quella storia.
Una congiura che alcuni fans dei massacratori titini avrebbero voluto continuare, brandendo, come si è detto, l’arrugginita spada di Brenno per tanti anni utilizzata per infierire sui vinti.

I relatori avrebbero avuto senza dubbio piacere di confrontarsi, dati storici alla mano, in un pubblico dibattito, con gli autori di quel volantino, o con quegli storici militanti che sono dietro a questa operazione mistificatoria volta a fornire “gli strumenti intellettuali agli antifascisti per contrastare la truffa ideologica delle foibe”.
A siglare un tale turpe compendio di barbarie e di inesattezze storiche è stato il comitato provinciale ANPI di Lecce, in una provincia che fortunatamente non ha conosciuto e tragedie della guerra civile, se non in qualche caso isolato, e sconosciuto, di vendetta ai danni di qualche maggiorente locale.
Spiace, perché i partigiani salentini conosciuti erano persone con la schiena dritta, che hanno spesso pagato col carcere e la vita la dignità delle loro scelte, e non certo i tristi cascami di questo odierno antifascismo di persone piccole e tristi, pieno d’odio retroattivo.
Partigiani e soldati del Regno del Sud che giustamente verranno onorati nel 70mo della liberazione, come Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, Edgardo Sogno e Carlo Alberto Della Chiesa. Che siano ricordati loro, anziché la patetica furia ideologica di questi galantuomini che ieri hanno inneggiato ai massacratori titini, rendendosene moralmente complici.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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