Il Pd s’inventa la legge elettorale contra partitum

renzi_pd_silenzioR439_thumb400x275Per anni ci hanno detto che Silvio Berlusconi è andato al governo e si è fatto le leggi ad personam per salvare le sue aziende e i suoi interessi. La cosa più bella è che gli italiani ci hanno pure creduto. Almeno fino a quando non si sono accorti anche a sinistra, qualcuno, si era fatto qualche leggina per agevolare amici e compari. Loro, a differenza del tanto odiato Berlusconi, hanno fatto persino di peggio. Non solo leggi ad, ma anche contra. Contro qualcosa o contro qualcuno, l’importante era colpire chi disturbava determinati interessi o ostacolava certi obiettivi.

Nel libro ‘Questa è la sinistra italiana‘, abbiamo dedicato un capitolo intero, raccontando tutte le leggine che la sinistra si è fatta, sin dall’immediato dopoguerra, per aggiustare ciò che non andava nel verso giusto. La tradizione va avanti ormai da quasi 70 anni. E poco importa che alla guida del maggior partito di sinistra ci sia un ex Pci o un ex democristiano. L’importante è aiutare la Ditta a conquistare definitivamente lo Stato. Fu così quando si inventarono il divieto di trasmissione degli spot elettorali (che tanto era caro e tanto stava aiutando Berlusconi), legge mandata avanti sempre a colpi di decreto e poi fatta decadere quando non serviva più o quando partorirono la Par Condicio per limitare il tempo di esposizione del Cavaliere.

Ora che il leader di Forza Italia è sulla strada del tramonto ed elettoralmente, almeno per ora, appare innocuo, a Largo del Nazareno stanno studiando le contromosse per arginare il partito di Beppe Grillo. I sondaggi, infatti, dicono che, in un’eventuale ballottaggio con il Pd, il M5S avrebbe diverse chance di vittoria e potrebbe dunque conquistare il governo del paese. Così Renzi&co. hanno fatto partire la contromossa. Prima hanno aperto a nuove modifiche per l’Italicum (ma non ci aveva raccontato che era la legge perfetta?), ora hanno mandato in avanscoperta un deputato che si è sempre mantenuto in equilibrio nell’eterna lotta intestina nel Pd tra maggioranza e minoranza (e che ha votato a favore dell’Italicum).

Il 28 ottobre, appena una settimana fa, Giuseppe Lauricella, deputato del Pd, ha depositato alla Camera un disegno di legge per modificare l’Italicum. Nel dettaglio, la proposta prevede l’eliminazione del doppio turno e l’assegnazione del 55% dei seggi al partito che raggiunge il 40% dei consensi. Nel caso in cui non accadesse, i seggi verrebbero calcolati con un proporzionale puro e uno sbarramento del 3%. In sostanza il caos. Le motivazioni di questo ddl le ha svelate lo stesso Lauricella:”Se si mantiene il ballottaggio si rischia un effetto Parma di dimensioni nazionali”. Il rischio di un nuovo Pizzarotti, dunque, spaventa il Partito Democratico, che ha deciso di correre ai ripari. “E d’altra parte – argomenta Lauricella – in nessuna democrazia matura esiste il premio di maggioranza. Due esempi? Inghilterra e Germania, dove la Merkel ha dato vita a due governi di coalizione”.

Un’affermazione quest’ultima che fa molto riflettere. Perché delle due l’una: o Lauricella non si è mai reso conto di aver votato l’Italicum (o votato sì senza sapere cosa stesse realmente votando) o la tesi dell’ennesima legge contra partitum sarebbe effettivamente suffragata. Ora, che molte idee del M5S possano essere stravaganti, poco condivisibili o per nulla realizzabili ci può stare (anche se siamo nell’ordine delle opinioni personali), ma se la gente condivide le loro proposte, impedir loro di governare sarebbe l’ennesimo atto antidemocratico del Pd.

@eugcipolla

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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