Il “post razzista” di Flavia Perina e le stupidaggini sull’Ungheria

Immagine 1Post razzista. Gli ungheresi sono solo nove milioni. Di loro, non producono quasi niente. Hanno invaso l’Europa per decenni con i rom che non sono riusciti a integrare. Non hanno adottato l’euro. Ci hanno rubato migliaia di posti di lavoro con le delocalizzazioni. Noi europei possiamo fare tranquillamente a meno di loro, e quando li vedremo bastonare profughi potremo dirci: non è roba nostra, sono i barbari d’oltreconfine.“.
Flavia Perina, giornalista, un passato da “camerata dura e pura” (persino arrestata a soli 19 anni in seguito alla morte del militante di Lotta Continua Walter Rossi, detenuta a Rebibbia per 40 giorni in regime di carcerazione preventiva e poi assolta in fase istruttoria), ex direttrice del Secolo d’Italia e attualmente condirettrice di Adrkronos, non le manda a dire sull’Ungheria di Orban.
La svolta “finiana” della (ex) femminista pasionaria di destra sembra aver ormai fatto breccia nel cuore della dottoressa Perina, che pur di accodarsi al coro buonista e antirazzista di certi ambienti radical chic si sforza il più possibile di sembrare severa nei confronti degli atteggiamenti “fascisti” (così viene dipinto Orban) del governo attualmente in carica a Budapest.

Abbiamo cercato di capire il significato del post di Flavia Perina, convenendo che fosse una provocazione, un artifizio retorico: usare contro l’Ungheria e gli ungheresi gli stereotipi tipicamente razzisti di chi è contrario all’accoglienza dei profughi o degli immigrati in senso lato. Quindi, usare argomentazioni “ungheresi” contro gli stessi ungheresi. Esperimento affascinante, non fosse per il fatto che l’ex direttrice del Secolo d’Italia sembra davvero convinta di ciò che dice e rincara la dose nei commenti.
Doveroso, quindi, concentrarsi sulle inesattezze.
Qualcuno le risponde a tono

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L’autorevole opinionista però non cede il punto e insiste: le aziende italiane hanno delocalizzato in Ungheria, rubando posti di lavoro agli italiani.
La fonte? Quella citata da Flavia Perina è il sito Ice.it, che presenta un elenco corposo “delle principali aziende italiane in Ungheria”.
Basta aprirlo e leggerlo per capire che ci sono catene di alberghi, banche. Filiali e succursali. Non aziende che hanno delocalizzato. La figuraccia è servita

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Vi risulta che Unicredit e Fiat abbiano delocalizzato in Ungheria e quindi l’Ungheria abbia rubato posti di lavoro agli italiani? A noi no. A Flavia Perina sì, perché confonde filiali e succursali con aziende che hanno delocalizzato. Un errore piuttosto grossolano.

I Rom. “Gli zinghiri”. Dall’Ungheria si sono riversati negli altri Paesi Ue? I conti fatti dalla stessa Perina sembrerebbero smentirlo.

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Rom e sinti sono tra i 10 e i 12 milioni in Ue, di cui solo 180.000 in Italia (e 40.000 che popolano i cosiddetti campi nomadi). Secondo i conti dell’ex direttrice del Secolo d’Italia, 360.000 erano in Ungheria prima di Schengen (il 4% di 9 milioni), i 2/3 di questi se ne sono andati. Quindi circa 250.000. Non proprio un’invasione. Quanti di questi in Italia? Forse nessuno.

Riguardo la “produzione ungherese”, vi rimandiamo a Wikipedia:

L’industria ungherese impegna circa il 32% della forza lavoro (dati 2005) e contribuisce per circa il 31% (dati 2003) alla formazione del PIL.
Tutto il settore industriale ungherese ha subito una notevole trasformazione a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. La trasformazione si è indirizzata verso la produzione di base che si è aggiunta alla produzione tradizionali del settore alimentare e tessile. Si sono quindi sviluppate l’industria metallurgica dell’alluminio (di importanza internazionale), la siderurgia, la produzione di cemento, e l’industria meccanica pesante.
L’industria alimentare conserva ancora una notevole importanza. I settori più importanti sono quello della produzione di farina, zucchero e olio. Rinomata è anche l’industria conserviera con la produzione di carni insaccate. Di rilievo anche la produzione della birra e la manifattura di tabacchi.
L’industria tessile ha una presenza storica in Ungheria ed è diffusa nel paese. Le lavorazioni di maggiore pregio sono quelle del cotone e della lana, maggiormente presenti intorno a Budapest. Negli ultimi anni si è sviluppata anche la lavorazione delle fibre tessili artificiali e sintetiche.
L’industria pesante, concentrata soprattutto intorno a Budapest, ma presente anche a Győr e a Miskolc, produce soprattutto trattori, locomotori, autobus, motori diesel e macchine utensili.
In questi ultimi anni, grazie soprattutto a collaborazioni e joint ventures con aziende occidentali, si sono sviluppati dei settori nuovi quali quello chimico, elettronico, elettrotecnico, informatico e delle telecomunicazioni.

In particolare il settore chimico ha conosciuto un notevole sviluppo, diventando un settore di punta dell’economia del paese. Le produzioni più significative sono quelle dei fertilizzanti azotati, resine, materie plastiche, prodotti farmaceutici e fotochimici. In notevole sviluppo anche l’industria della raffinazione del petrolio che è in grado di provvedere sia alla lavorazione del petrolio estratto in Ungheria che di quello russo proveniente dall’Oleodotto dell’Amicizia. La più importante raffineria si trova a Százhalombatta, a sud ovest di Budapest.
Infine meritano una citazione la produzione di cristalli e di ceramiche artistiche famosi in tutto il mondo.
Con l’apertura delle frontiere dell’est europeo successiva agli eventi politici degli anni 90, il settore del turismo ha conosciuto una notevole espansione.
Molteplici sono le attrattive turistiche ungheresi, una capitale ricca di musei e di bellissimi palazzi, il fascino del paesaggio danubiano pieno di castelli, innumerevoli borghi medioevali, le bellezze del lago Balaton.

Che dire. Forse i pregiudizi si combattono viaggiando. In Ungheria.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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