Il terrorismo islamico, quello vero, è arrivato

HT_syria_deeply_isis_women_sk_140718_16x9_992Al netto dei complottisti, quelli per cui la Spectre delle multinazionali e dei sionisti ha speso miliardi di dollari per inscenare il finto attentato di Parigi – ma loro sono così intelligenti che guardando due minuti di filmato su YouTube hanno scoperto tutto, il che vuol dire che per questa multinazionale che controlla cuori e menti non lavorano feroci agenti segreti ma Pippo, Pluto e Topolino – alla fine “tanto tuonò che piovve”.
Non si tratta più solo di attentati fatti da terroristi improvvisati, quelli che si lanciano con la macchina contro i pedoni, come è successo in Francia ed anche in Israele, ma dei cosiddetti “foreign fighters”.

Sono alcune migliaia di esaltati partiti dall’Europa per combattere nelle varie guerre sante proclamate nei paesi islamici e che potenzialmente possono ritornare nei loro paesi d’origine per compiere attentati. Non è un fenomeno nuovo visto che risale ai tempi delle guerre in Afghanistan, Bosnia e Cecenia, ma negli ultimi anni è diventato molto più diffuso ed evidentemente è stato sottovalutato, almeno dai nostri politici.
Secondo l’edizione online di RID “Ad oggi sarebbero almeno 4.000 gli europei (2.000 britannici, 930 francesi, 450 tedeschi, 300 svedesi e altrettanti belgi, e un centinaio di italiani) partiti per combattere in Iraq, Siria, Libia e Mali, tra le fila di gruppi jihadisti quali ISIL, al-Nusra, Ansar al-Sharia o Ansar al-Dine. Di questi, circa 5-600 sarebbero rientrati in Europa, 53 dei quali solo in Italia secondo le recenti stime del Ministero degli Interni. In realtà, a nostro avviso in Italia ce ne sarebbe qualcuno in più: non meno di 70-80.”

Questi elementi sono i più pericolosi per vari motivi. Perché sono estremamente radicalizzati, visto che sono andati all’estero per combattere la guerra santa, per il fatto che sono spesso immigrati di seconda o terza generazione, se non addirittura europei convertiti, che quindi si trovano perfettamente a loro agio nei paesi europei che li ospitano, ed infine perché hanno almeno un’infarinatura di addestramento militare. Possono commettere degli errori, come incrociarsi sulla linea di tiro, ma non per questo non sanno come maneggiare un fucile d’assalto o preparare una bomba rudimentale. La realtà è che i campi di addestramento dei terroristi il più delle volte addestrano normali soldati di fanteria e non Navy Seal.

A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che c’è una guerra, in realtà c’è da molto più di un decennio, e per vincere una guerra bisogna riconoscere il nemico.
Il riflesso condizionato di certi esponenti del mondo politico e dell’informazione che si sono subito affrettati a dire “questo non è l’Islam” ricorda, con precisione, gli stessi commenti fatti dagli appartenenti ai medesimi ambienti politici e culturali, sinistra e cattolicesimo pacifista, agli inizi degli anni settanta.
All’epoca le “sedicenti Brigate Rosse”, le B.R. erano un’invenzione dei servizi segreti e non sono comuniste. Quarant’anni fa questo era il pensiero dominante della sinistra italiana poi, lentamente, si è cominciato a parlare di “compagni che sbagliano” per giungere alla conclusione che erano soggetti che avevano dichiarato guerra allo stato in nome della “Resistenza tradita” e della Rivoluzione Comunista. Certo non erano “tutto il PCI” ma in quell’ambito si trovava anche la cosiddetta zona grigia di coloro che li giustificavano se non addirittura li fiancheggiavano.

Anche la ricerca delle cause può portare a valutazioni errate. Il continuare a ripetere, come fa anche Sergio Romano, che le cause risalgono al 2003 e alla politica estera di Bush vuol dire dimenticarsi che la fondazione dei fratelli musulmani risale al 1928 – Il motto dell’organizzazione è: “Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza” – e dimenticarsi anche che Sadat è stato ucciso nel 1981 da un appartenente al gruppo Jihad islamica egiziana legato ai Fratelli Musulmani, che in Algeria la guerra civile risale al 1992 e che gli attentati contro l’America sono antecedenti alle Torri Gemelle. Non per niente i primi raid contro Al Qaeda vennero ordinati non da quel “guerrafondaio” di Bush ma da Clinton come ritorsione agli attacchi contro le ambasciate americane in Kenia e Tanzania del 1998 che provocarono 224 morti e circa 4000 feriti.

Lo stesso problema delle condanne a morte per blasfemia è vecchio di almeno 25 anni.
La pubblicazione del libro “Versetti satanici” provocò nel febbraio 1989 una fatwa di Khomeini che decretò la condanna a morte del suo autore Salman Rushdie, reo di bestemmia, fatwa confermata nel 2008.
Lo scrittore vive da allora sotto protezione ma venne ucciso il traduttore giapponese e vennero feriti il traduttore italiano e l’editore norvegese.
La condanna di Hamas e Hezbollah nei confronti della strage di Parigi, giudicata “una grande novità” da Monica Maggioni di RAINews24, è di una ipocrisia assoluta. Questi movimenti sono legati e finanziati dall’Iran, in particolare Hezbollah che è il braccio armato di Teheran in Libano ed ha i suoi soldati a combattere in Siria a fianco di Assad, e la condanna è da vedere in funzione anti ISIL ed anti sunnita e non certo come un rigurgito di amore della libertà di espressione.

L’espansionismo aggressivo dell’Islam non risale certo al XXI secolo ma ha origini molto più lontane, da quando il Profeta ed i suoi eredi, per testimoniare ed espandere la loro fede, presero una scimitarra, si misero alla guida di un esercito e partirono alla conquista del bacino del Mediterraneo. È un problema non da poco per chi si rifiuta di compiere l’esegesi di un testo sacro perché c’è sempre qualche criminale che lo prende alla lettera.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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