Interviste alla società civile: Corrado Rabbia

10994852_10200473665880979_1248849630_nCorrado Rabbia è nato a Saluzzo, un piccolo paese della provincia di cuneo, il 21 gennaio 1970, padre di quattro figli gli piace dire che loro sono lo stimolo ad ogni suo impegno professionale e politico. È laureato in Economia e Commercio ma non è un economista; era militante attivo di Fare per Fermare il Declino, di cui è stato candidato a coordinatore nazionale e membro della direzione nazionale, ma non vuole essere definito un politico. Lavora in una grande società di trasporto espresso con sede a Roma, dove vive ormai da sette anni.

Corrado, dopo l’esperienza politica passata in FARE oramai chiusa, come vedi la tua collocazione personale all’interno dell’attuale situazione politica italiana, qualora sia nelle tue intenzioni continuare ad essere impegnato in tal senso?
La volontà e l’impegno non sono terminati con l’esperienza di Fare, questo è certo! Io ho un ricordo molto positivo di questa esperienza, un movimento nato con un preciso mandato di rottura con il sistema politico attuale, fallito per una serie di ragioni che non voglio elencare in questo momento perché richiederebbe una lunga e ormai stantia discussione. Voglio però ricordare che il vero inizio del decadimento di Fare non è stato l’affaire Giannino ma l’intenzione di partecipare alle europee a fianco di partiti e movimenti di discutibile credibilità, in questo modo un movimento che voleva essere in netto distacco con il passato ha perso di credibilità nel momento stesso in cui ha deciso di condividere un percorso politico con chi rappresentava una continuità con il passato. Io ci ho provato, candidandomi in opposizione a Michele Boldrin proprio su questo tema, purtroppo ho fallito e le cose sono andate nel modo in cui tutti quelli che sostennero la mia mozione avevano previsto. Ora il problema non è molto diverso: difficile proporre qualcosa di nuovo che riesca ad aggregare quella parte di società civile che vorrebbe cambiare ma che preferisce esprimere il dissenso non votando piuttosto che impegnandosi direttamente in politica. Altrettanto difficile inserirsi all’interno dei partiti che non hanno tra i propri valori la credibilità e puntano solo al consenso clientelare nelle modalità che hanno caratterizzato la prima repubblica. Per queste ragioni sto cercando di collaborare su progetti singoli con la rete di contatti costruiti in questi 3 anni di attività politica per comprendere se, in qualche modo, c’è la possibilità di coinvolgere un sempre maggior numero di persone a livello locale e non solo.
Cosa ti aspetti di positivo, politicamente parlando, da qui alle prossime elezioni politiche? 
In realtà poco, perché Renzi sta giocando la sua partita in modo ineccepibile dimostrandosi un abile politico e l’opposizione è in qualche modo ancora bloccata sulla figura di Berlusconi, incapace di proporre nomi e temi nuovi.

E di negativo?
Come ho detto in precedenza l’Italia ha estrema necessità di cambiare lo schema di riferimento e intavolare un piano di riforme serio per comprimere il perimetro dello Stato e ridurre drasticamente la burocrazia che è la prima causa dello strangolamento del sistema produttivo italiano. Per assurdo la piccola ripresa che ci aspetta nei prossimi mesi sarà il motivo per evitare di affrontare un vero percorso di cambiamento e per mantenere inalterato lo status quo. In questo modo perderemo sempre più terreno rispetto agli altri paesi europei e continueremo un processo d’impoverimento inarrestabile.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane che si accinga a fare politica attiva, cosa gli diresti?
Quello che dico a tutti i giovani con cui mi confronto. Loro hanno la possibilità di determinare il proprio futuro, la mia generazione può solo cercare di dare una mano per sperare di offrir loro un mondo migliore mettendosi al loro servizio. L’importante e che i giovani si impegnino con serietà e senza farsi condizionare dalle sirene del potere, se corrompono le proprie idee non potranno tornare indietro e dimenticheranno il motivo per cui hanno iniziato a fare politica, gli obiettivi diventeranno personali e di conseguenza anche le priorità.

Quale è, infine, il primo provvedimento economico che vorresti faccia il tuo Presidente del Consiglio ideale?
Io sono convinto che sia necessario rimettere al centro della scena economica e sociale l’individuo e l’Italia fa di tutto per bloccare la libera iniziativa. Se vogliamo provare a far ripartire il paese dobbiamo riuscire a dare spazio alle libertà individuali eliminando tutte le barriere che le ostacolano. Per questa ragione chiederei al Primo Ministro di eliminare tutti gli ordini professionali e di promuovere una campagna di liberalizzazioni di tutte le attività economiche. Diamo la possibilità a tutti di intraprendere e sono sicuro che molti dei giovani che oggi cercano all’estero la loro strada ritorneranno in Italia per crescere e fare impresa.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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