Italia, piano B per la Libia: partita nave San Giorgio e forze speciali

10904412_941201655892524_678537024058216393_oMentre il governo italiano faceva un passo avanti e due indietro sull’ipotesi di un intervento militare, in Libia era stata scelta la via diplomatica.
Così in questi giorni l’ISIS ha usato la sua diplomazia, facendo sentire all’Italia la presenza letteralmente alle spalle, con proclami e minacce rivolte senza mezzi termini al Belpaese.
La parte militare e non politica italiana probabilmente ricorda bene il motto “Si vis pacem para bellum” e ascoltando le informative degli 007 che ritengono l’Italia un obiettivo credibile ha deciso di far scattare il “piano B”.

Nella notte di giovedì sono arrivati a La Spezia, quasi di soppiatto, i militari del reggimento San Marco alla caserma del Comsubin (Comando subacquei e incursori), nella piccola frazione di Varignano.
Tutta quella fretta ha destato i cittadini che si sono accorti dell’insolito ingente movimento di mezzi: gli incursori infatti normalmente attraccano nella frazione di Marola del comune di La Spezia, quando salpano per un periodo di addestramento.
Nel frattempo anche la nave da sbarco San Giorgio è arrivata nel comune ed è rimasta al largo di Varignano, quasi a volersi nascondere.
Caricata in tutta fretta la San Giorgio, i militari sono partiti a mezzogiorno di ieri e tra le indiscrezioni è trapelato solo il nome della destinazione: la città di Misurata.
Formalmente si tratta di un’esercitazione, proprio al confine delle acque territoriali di Tripoli a pochi minuti da un possibile sbarco, ma è evidente che come sempre la verità sia un’altra: tenersi pronti.
L’Italia deve tutelare i propri interessi commerciali e l’ISIS potrebbe essere interessata a nuove fonti di guadagno dopo aver subito un brutto colpo alla sua economia in seguito al brusco calo del costo del petrolio.

Il fallimento della situazione diplomatica in Libia minerebbe enormemente gli interessi strategici e commerciali dell’Italia, a partire sicuramente dal gasdotto Greenstream di Eni, che partendo dalla stazione di compressione di Mellitah arriva 520 Km dopo fino al terminale di ricevimento del gas a Gela, in Sicilia.
La struttura è attualmente protetta dai ventimila uomini della guardia fedele al governo legittimo di Tobruk, ma se la situazione dovesse precipitare l’Italia è pronta ad intervenire.
Dal 2 marzo la Marina Militare schiererà anche altre navi, nell’ambito dell’esercitazione “Mare Aperto” nelle acque del Tirreno e dello Ionio, con il dispiegamento della maggior parte delle unità disponibili, probabilmente per mostrare i muscoli in questa fase molto delicata.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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