Jihadisti malati di sesso: Perché dall’alta borghesia si diventa terroristi

Trattiene le lacrime Yaken Aly, quando la documentarista Mona El-Naggar nomina il figlio dell’uomo che deve intervistare.
Fatica ad esprimere il suo pensiero, biascicando “Mio figlio è andato” e si scusa quasi imbarazzato, mostrando il suo dolore.
Islam Yaken, suo figlio, era un ragazzo fortunato della classe media de Il Cairo, viveva precisamente a Heliopolis, zona alla moda della
città e curata in ogni suo particolare. Per assicurargli una buona istruzione il Sig. Yaken lo mandò in una scuola privata in Francia e dopo il diploma il ragazzo prese la decisione di diventare un istruttore di fitness tra palestre e belle donne, strada che lo avrebbe portato al successo.
Questa strada però il ventiduenne non l’ha mai intrapresa, ha trovato la religione e dopo di essa, l’estremismo. “Vivo per dare la forza a mia moglie di andare avanti” spiega il padre, ma è proprio lì, tra le trame dell’alta borghesia che l’estremismo ha trovato terreno fertile per crescere.
Le vie per diventare jihadisti sono molteplici, non esiste un unico percorso, ma scavando nella vita di quest’uomo si colgono alcune
indicazioni significative. Alcune influenze sono facili da individuare, carenza di possibilità economiche ed opportunità lavorative, senso di distanza dai propri governanti e dalla vita politica generale, ribellione adolescenziale. Vi sono però alcuni temi, meno dibattuti, che più predispongono i giovani all’estremismo, come la montante repressione sessuale giovanile e il pensiero eccessivamente conservatore, che reprimono i
desideri fisici ed emotivi degli adolescenti sotto minaccia della dannazione eterna.

Non a caso in questi giorni si leggono articoli sulla sfrenata attività sessuale degli jihadisti, pazzi della pillola blu e sempre alla ricerca di nuove schiave del piacere, che spendono i loro interi stipendi per procurarsi attimi di felicità.
Questa è la chiave per capire come da bodybuilder ambizioso che cercava di ammaliare le donne, il ragazzo si sia trasformato in un tagliagole violento che vuole imporre la più rigorosa etica morale. Lavorava duramente in palestra, posava nelle sue foto in camicia, tanti amici su Facebook, si vantava dei suoi rapporti con molte donne tra i suoi amici e girava video su youtube mostrando i suoi addominali, scherzando: “Ogni ragazzo sogna di avere addominali così, per poter togliere la maglietta in spiaggia o in piscina e farsi ammirare dalla gente.”
Dopo la fine dell’era Mubarak il giovane Yaken aveva cominciato a dare lezioni private di fitness lavorando in piccole palestre del quartiere, aveva anche un modesto seguito tra i giovani che amavano avere fisici scolpiti, le sue immagini erano state perfino richieste da un fotografo, Atef, autore di un blog di bodybuilding.
Ed è proprio Atef che racconta di come il giovane ha combattuto per costruire il suo sogno, scontrandosi con la dura realtà, la difficoltà di trovare un impiego stabile contro la voglia di diventare un personal trainer di successo, lavorando all’estero, divertendosi e stare con una bella ragazza.

Quando era ottimista guardando al suo futuro non si preoccupava troppo della religione, suo padre lo invitava al digiuno, sua madre e le sorelle portavano il velo, ma tutto questo nella sua vita rimaneva marginale.
Tutto cambiò con la crisi economica e politica dell’Egitto e mentre i suoi sogni si schiantavano contro la realtà, iniziò a rimproverarsi della sua vita dissoluta e della sua lontananza dalla fede; il pentimento maggiore secondo il signor Atef? Aver fatto sesso con le donne.
Dopo la morte di un suo caro amico in un incidente motociclistico nel 2012, la sua vita cominciò lentamente a modificarsi, si fece crescere la barba, rifiutando di andare alle feste e togliendo l’amicizia da Facebook a tutti i suoi contatti femminili.
Tre settimane dopo quella scomparsa, i suoi amici raccontano che la sua devozione non si era ancora trasformata in militanza e jihad.

In una clip con degli amici in un bar diceva “Sappiamo tutti che le donne sono un problema per ogni giovane” mentre i tre uomini discutevano di argomenti come i vantaggi e gli svantaggi di pornografia, la masturbazione, sesso e le tentazioni poste dalle donne.
“Pantaloni attillatissimi, abiti succinti, seni, capelli fluenti” esclamava un suo amico in un’altra parte del video, venendo subito interrotto da Yaken “Stop, stop, basta!” ridendo e tappandosi le orecchie:”Non posso nascondere la testa per sempre per non vedere le donne. Cosa dovrei fare?”.
Così cominciò la sua ricerca di risposte imbattendosi nello sceicco Muhammad Hussein Yacoub, un popolare predicatore salafita con decine di migliaia di seguaci che predicava l’astensione tra i giovani.
Yaken si immerse nel culto, nella preghiera, ma questo non gli bastava, camminando era ossessionato dalle donne e i suoi amici raccontano di come mentre camminava volesse superarle per non guardarle.

La risposta definitiva la trovò nella jihad, una vita libera dal peccato, per una causa più grande, la costituzione del Califfato Islamico.
Ora Yaken fa l’istruttore di fitness tra i miliziani dell’ ISIS e in un ultimo video insegna come rimanere in forma per la battaglia con una comoda maglietta nera dello Stato islamico, pantaloni mimetici e un paio di guanti: “Questo video è dedicato ai mujahidin in Siria, e ad altri che hanno intenzione di venire qui”.
Secondo un rapporto dell’associazione Raqqa is Being Slaughtered Silently gli islamisti sarebbero ossessionati dal sesso, e sottoporrebbero le loro mogli o le ragazze rapite e trattate come schiave a rapporti sessuali «brutali e anormali».
Per rispondere alle esigenze dei miliziani l’ISIS ha predisposto anche un manuale prodotto dal “Dipartimento Ricerca e Fatwa dello Stato Islamico, il “Questions and Answers on Female Slaves and their Freedom” che descrive ciò che è permesso fare secondo la legge e la religione, riguardo al sesso con le schiave.
Nell’orrendo bigino è scritto che «È permesso avere un rapporto con una schiava anche se non ha raggiunto la pubertà a patto che sia adatta al rapporto. Se non è adatta si potrà trarne piacere, ma senza penetrazione» ed ancora che «Le donne infedeli catturare e trasformate in beni dell’Islam, ci sono concesse dopo che l’imam le ha distribuite tra di noi».
Le risposte che Yaken cercava arrivano con tanto di versetti del Corano a legittimazione delle proprie perversioni, ad esempio il 23:5-6 definisce assolutamente lecito e onorevole far sesso non solo con le mogli, ma anche con le donne catturate.
Vi sono infine anche istruzioni su punizioni e violenze: «Picchiare una schiava per ragioni disciplinari è assolutamente permesso» con le debite eccezioni sulle fratture delle ossa, i colpi al viso o le bastonate inflitte dal padrone come forma di gratificazione personale o di tortura, salvo fatto il caso di tentata fuga. Oggi Yaken ha lasciato la vita e ha trovato la religione, l’estremismo e così la sua strada, impressa in una fotografia dove inginocchiato accanto a un cadavere decapitato nei campi di sterminio della Siria, sorride.
Ci lascia un ultimo messaggio su twitter a Luglio: “Sicuramente, la vacanza non sarà completa senza una foto con uno dei cadaveri dei cani”.

Fonti: NYT; Manuale “Questions and Answers on Female Slaves and their Freedom”

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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