L’innovazione di Uber: “La mobilità in Italia è regolata da una legge del ’92, va adeguata ai tempi”

1408703328_uberlogo_large_verge_medium_landscapeBenedetta Arese Lucini è la general manager italiana di Uber. Trent’anni di età, di cui dieci passati all’estero tra New York, l’Asia e la Silicon Valley, laureata alla Bocconi, si è vista spuntare sotto casa striscioni offensivi nei suoi confronti e persino recapitare epiteti sgradevoli sui social network. Eppure non si scoraggia. Non si sente in guerra contro i taxisti e neppure contro lo Stato. Semplicemente, è il mercato ad essere cambiato e come lei stessa dice: “Il mondo della mobilità in Italia è regolato da una legge del 1992”. Da allora qualcosa si è evoluto: anche il legislatore dovrebbe recepirlo.
Ma Uber è davvero illegittimo e insicuro? Convinzioni che la country manager italiana smentisce in questa intervista, in cui ci parla di licenze, assicurazioni, fedine penali, sicurezza. Insomma, le principali obiezioni dei taxisti.

Partiamo dal principio. Che cosa è Uber?
Uber è l’applicazione per smartphone che sta cambiando il concetto di mobilità, mettendo in contatto diretto driver e passeggeri, persone che hanno bisogno di spostarsi con altre che possiedono un mezzo per farlo. È nata a San Francisco nel 2010 è ora presente in 54 paesi e oltre 290 città. L’app di Uber è uguale in tutto il mondo, ma cambiano i servizi offerti. In Italia, sulla stessa applicazione co-esistono due piattaforme diverse: da un lato abbiamo UberBlack, presente a Milano e Roma, dall’altro abbiamo UberPop, presente a Milano, Genova, Torino e Padova.
UberBlack in Italia connette passeggeri e autisti di Noleggio con Conducente (NCC). UberPop è la declinazione collaborativa e low-cost di Uber: mette in contatto i passeggeri con persone che hanno scelto di essere “driver”, ossia hanno dato la loro disponibilità a offrire passaggi, con la propria auto, in cambio di un rimborso spese.

Quali vantaggi offre Uber rispetto al servizio pubblico? In soldoni: perché un cliente dovrebbe scegliere Uber?
Perché è cashless, veloce e affidabile. Con pochi tocchi sul proprio smartphone si può chiamare l’auto più vicina, avendo anche un preventivo prima. Si può anche vedere chi ci sta venendo a prendere e com’è stato valutato dagli altri rider. Durante il tragitto posso seguire sulla mappa il percorso, e se voglio inviarlo a chi mi aspetta.
Ci sono tanti altri motivi per scegliere UberBlack o UberPOP, e dipende dai momenti. Se devo fare delle chiamate di lavoro durante il tragitto o uscire per una serata importante allora chiamerò UberBlack, se invece devo tornare a casa dopo la discoteca con gli amici allora sceglierò UberPOP.
Siamo convinti però che Uber non sia necessariamente un’alternativa al servizio pubblico, è piuttosto un’opzione nell’offerta di mobilità. Una mobilità integrata dove – senza possedere una macchina – posso utilizzare nella stessa giornata treno, Uber, car sharing, trasporto pubblico, taxi e bicicletta. È questa la maniera di muoversi di sempre più persone, in Italia e nel mondo.

Si può dire, un po’ romanticamente, che la vostra sia una sfida allo Stato, probabilmente ad oggi la più plateale?
Affatto. Noi interpretiamo con il nostro servizio nuove domande del mercato, nuove esigenze dei cittadini. Siamo sempre pronti ad aiutare il regolatore a cogliere l’opportunità di integrare l’innovazione a livello normativo.

Cosa rispondete al ministro Lupi e al governatore della Lombardia Maroni che hanno definito “abusivo” il servizio di Uber?
Il mondo della mobilità in Italia è regolato da una legge del 1992. È evidente come più di vent’anni fa non solo non era pensabile muoversi grazie ad una applicazione, ma non erano neppure immaginabili le tecnologie che oggi rendono possibili sistemi come Uber.
Siamo pronti a collaborare con il legislatore e tutti i soggetti coinvolti per spiegare come funziona la nostra applicazione e definire regole condivise, che vengano rispettate e siano al passo con l’evoluzione del mercato, che è altamente dinamico e vede emergere nuove esigenze da parte dei consumatori.

Passiamo alle numerose obiezioni dei taxisti. Le vostre licenze sono in regola?
I driver UberBlack sono autisti NCC dotati di regolare licenza. I driver UberPop non sono autisti professionisti e non esercitano un servizio pubblico, perciò non hanno licenza. Questo non significa che siano meno sicuri, Uber comunque verifica che abbiano almeno 15 punti sulla patente, i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti nulli e una macchina regolarmente assicurata che non abbia più di 10 anni. Inoltre Uber copre le sue corse con una super assicurazione, oltre alla normale RCA che ogni automobilista possiede.

Ha accennato ad assicurazioni e fedina penale degli autisti Uber, sono altri argomenti spinosi. Ci dice di più in proposito?
Come detto, per diventare un driver UberPop bisogna avere almeno 15 punti sulla patente, i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti nulli, una macchina regolarmente assicurata che non abbia più di 10 anni. Queste informazioni sono salvate su un database, grazie al quale monitoriamo che siano sempre valide. Nel caso fosse necessario questo database è a disposizione delle autorità.
Per quel che riguarda l’assicurazione, in aggiunta alla RCA obbligatoria tutte le corse UberPop sono coperte da un’assicurazione aggiuntiva stipulata da Uber che copre eventuali danni causati dal driver.

Quanto prendete di percentuale sui vostri autisti?
Uber per il servizio di intermediazione che offre trattiene il 20% del costo della corsa.

Sareste disposti ad assumere tassisti con licenza?
I driver non hanno un rapporto di lavoro dipendente con Uber. Sono liberi professionisti che possono decidere quando e quanto lavorare anche ricevendo le chiamate tramite la nostra app, che è inclusiva. Questo vuol dire che se i tassisti decidessero di utilizzarla noi saremmo molto contenti di dare nuove opportunità anche a loro, come già avviene in altre città nel mondo.

Ha destato scalpore nei giorni scorsi una polemica tra taxisti e non vedenti, questi ultimi minacciati di essere denunciati se avessero scelto di usufruire dei servizi Uber. Un commento?
Non vorrei commentare la polemica. Vorrei solo dire che una delle missioni di Uber è rendere le città più accessibili per tutti. E questa collaborazione va in quel senso.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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