L’8 marzo dedicato alle donne che se lo meritano | Glenda Mancini

11056733_10206235180144774_1018247532_nL’8 marzo, fin dalle origini (che in Italia datano 1922), è stata “solo” una giornata dell’anno dedicata al ricordo delle tante donne morte per mancanza di diritti.
Lavoratrici, ma anche semplici casalinghe, potevano così utilizzare la data dell’8 marzo per organizzare manifestazioni, marce, convegni, sit-in, allo scopo di stimolare, seppur per un solo giorno, una seria riflessione, anche politica, sul “peso” del ruolo femminile nella società e sulle giuste rivendicazioni di emancipazione e pari opportunità da perseguire.
La mimosa, che è il fiore del mese di marzo e uno dei primi a fiorire in primavera, ne è diventato il simbolo ma solo in Italia. Tutto il “corollario” legato al puro marketing, come gli spogliarelli e le cene a tema, che solo nei decenni scorsi era diventato il fulcro della celebrazione, sono arrivati dopo, finendo per trasformare quella che doveva essere una Giornata fatta per rivendicare dei diritti e fare il punto su quelli acquisiti, in un’occasione per farsi una pizza tra amiche.

Quest’anno invece della mimosa ho scelto di condividere dei volti, ai quali dedico in modo particolare questo giorno. Sono donne che hanno pagato a caro prezzo il fatto di essere donne, perché probabilmente il fatto di nascere così e non altrimenti, di nascere in alcuni luoghi in cui le donne sono private persino dei fondamentali diritti umani e civili (non godono della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche o posizioni di responsabilità in campo civile o religioso. Non possono fare attività ormai scontate in Europa ed America: votare, guidare la macchina, testimoniare in tribunale, ereditare beni, divorziare, abortire…) ha cambiato radicalmente il corso della loro vita.

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È doveroso ricordare che l’8 marzo è stata una data importante per tutte le donne che rivendicavano il diritto di poter votare, ad avere una rappresentanza in Parlamento, ad accedere al lavoro e agli studi alla pari degli uomini. Cose che ci siamo dimenticate. Non scordiamoci, però, che in molte parti del mondo, la Giornata internazionale della Donna, serve ancora a questo.
E dobbiamo fare attenzione in questa epoca di femminismo radicale a non dar rilievo a una parità dei sessi che conduca le donne a imitare gli uomini per dimostrare la propria uguaglianza.
Essere pari non significa essere identici.

Di: Glenda Mancini

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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