“La funzione delle masse in democrazia non è quella di governare, ma di intimidire i governanti”

Immagine 2Ci siamo sempre chiesti come mai i cittadini continuino a pensare che andare a votare sia il modo più idoneo per contribuire al cambiamento di questo paese.
La risposta che ci è venuta più logica dare, al netto di tutte le altre motivazioni possibili, è quella che recarsi alle urne è il sistema più comodo per esprimere il proprio modo di vedere le cose.
Se si potesse fare per via elettronica piuttosto che recandosi ad un seggio lo sarebbe ancora di più ed, in fatto di comodità, l’unica alternativa ancora più agevole è quella di astenersi del tutto.

La comodità la fa da padrona, sia nel caso che andiamo a votare, esprimendo così una preferenza politica per qualcuno, sia che non lo facciamo.
In effetti, da questo punto di vista, sono del tutto deboli le opposizioni che si potrebbero fare alla considerazione appena fatta: un volantinaggio è meno comodo di una passeggiata al proprio seggio elettorale, per non parlare di un sit-in o di una riunione o di qualsiasi altra manifestazione dell’attivismo politico, c’è poco da discutere.
È talmente a bassa intensità, nell’immaginario collettivo, l’idea che a votare serva a qualcosa che non può che coniugarsi con il suo espletarsi attraverso il minor impegno possibile e la comodità di esercizio più assoluta.

Il discorso funziona del tutto, anche se ribaltiamo la prospettiva dal lato di chi riceve la delega politica attraverso un voto: ti garantisco il modo più comodo per esprimere la tua preferenza oppure non farlo, che altro vuoi da me? Il mio stipendio da politico parlamentare o da funzionario della politica è giustificato già dal privilegio di comodità che in questo modo ti viene garantito, non puoi pretendere altro.
Potevi venirci tu a romperti le scatole in sezione, sul territorio a volantinare, a fare comizi e presenze varie nei luoghi più noiosi del mondo se ora stai a recriminare sul mio stipendio da politico.
Si sta comodi, sembra dire la politica, pensandoci una volta ogni cinque anni e guardando talk-show a manetta al destino del proprio paese, vero? ed ora devo starmi a sentire pure le critiche sul mio vitalizio e qualche altro privilegio acquisito? Suvvia, continua a stare comodo ed ognuno di noi si faccia al meglio i fatti propri.

Più la giriamo e rivoltiamo e più non troviamo un solo punto debole a questa logica che accomuna tutta una comunità di individui, politici di professione, elettori o astenuti che siano.
La comodità è la meta, l’obiettivo, il principio difeso ed agognato dall’elettore medio, votante o meno e lo stipendio da professionista è il salario corrisposto, in cambio di questo bisogno di comodità esaudito, agli attori della politica.
Do ut des e tutto continua come se niente fosse.
Fossimo dei politici di professione ci risentiremmo della richiesta di abolizione di ogni forma di finanziamento ai partiti, è una vera ingiustizia: perché dovremmo far stare comodi tutti voi, mentre noi dovremmo sbatterci in questo modo?

Facendo sua questa prospettiva delle cose, la vecchia politica si riabiliterebbe del tutto, è vecchia proprio perchè non lo capisce e continua a parlare di spirito di servizio, bene comune, azioni disinteressate per il paese, tutte cose, talmente ridicole ed abusate, che la fanno restare, in maniera sempre più imbarazzante, sulla difensiva nei confronti del cittadino medio, il quale, con ciò, continua a credere anche lui, del tutto de-responsabilizzato, di essere stato vessato e tradito da tali improbabili promesse.
Il politico di professione dovrebbe, a questo punto, cambiare registro linguistico (riuscirebbe così anche a poter ritornare a camminare tranquillamente per strada), dovrebbe senza mezzi termini chiedere questo al suo potenziale elettore: VOTAMI perchè così potrai continuare a stare comodo senza grosse gatte da pelare ad ogni competizione elettorale e guardarti alla tv i risultati ed i commenti, proprio come nel caso del Festival di Sanremo o della trasmissione di calcio da te preferita.
Se ti comporti bene, ti lascerò pure la soddisfazione di continuare ad insultarmi, come fai con gli arbitri, ma solo ogni tanto e non in pubblico e men che mai provando a mettermi le mani addosso o tirandomi monetine.
Dovrebbe funzionare per riformare la coesione sociale di questo paese e riportare un po’ di persone al voto, sempre che se ne senta il bisogno.

Diceva Mosei Ostrogorsky: “La funzione delle masse in democrazia non è quella di governare, ma di intimidire i governanti”, con comodo, molto comodo.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi