La Pasqua, la Parusia e S.Agostino

pasquaChissà quante volte volte nella vostra vita vi sarà capitato di sentire, anche solo per scherzo, parole tipo queste: Se dovesse ritornare proprio stavolta Gesù Cristo non saprebbero più dove nascondersi molti di noi”

Esprimono, in forma popolare, il dogma della Parusia cioè la Seconda Venuta di Cristo. Non è un caso che si sentano più spesso sotto il periodo pasquale.
Un morto per tornare deve prima essere risorto! E Pasqua, per i cristiani, è la celebrazione della Resurrezione di Cristo.
Resurrezione e Parusia sono, dunque, aspetti fondamentali del credo cristiano strettamente connessi e correlati fra di loro.
Non sono optional, semplicemente, se non ci credi, non puoi ritenerti cristiano. Ma come si può credere nella Resurrezione della carne? “Si nemo ex me quaerat, scio, si quaerenti explicare velim, nescio”(1), rispondeva s. Agostino a proposito dei misteri della Fede.

Un po’ come nei riguardi dell’Amore, quando lo si prova davvero: se nessuno ci chiede di spiegarglielo noi lo sappiamo, ma se qualcuno ci viene a chiedere di spiegarne il perchè non troviamo le parole.
Non esistono le parole per spiegare l’Amore, così come non esistono quelle per spiegare la Grazia della Fede, aveva proprio ragione il Vescovo di Ippona. Nemmeno la teologia può varcare la soglia della Fede e per questo non è nemmeno in contraddizione con essa: si ferma a ciò che si può dire di Dio a parole, il sovra-razionale non le appartiene mai. Non meno pertinente fu la considerazione che il Santo fece a proposito di tutta la qualità di pensiero e la storia precedente a Gesù: una sua prefigurazione tesa a preparare l’umanità all’avvento del Figlio dell’Uomo.

In effetti, è terribilmente profonda l’analogia e l’accostamento che si può intravvedere, ad esempio, tra la situazione della Chiesa di oggi e le vicende dell’Eroe greco di Itaca, il figlio che lo aspetta, la Sposa che, pur insidiata e circondata da laidi pretendenti al trono della città, aspetta, pur tra le mille contraddizioni di una tela impossibile da terminare, il ritorno del suo Sposo, dato ormai per disperso, morto, forse mai esistito.

Ogni battezzato può essere un Telemaco che aspetta il ritorno glorioso del proprio padre, sconfortato nella sua casa invasa dai proci e dalle prostitute, nella quale ormai fa fatica pure ad aggirarsi senza essere preso dallo sgomento e dal disgusto. Il palazzo di Itaca e Penelope sono la prefigurazione della Chiesa e del suo Magistero, barcollante, rinchiuso in se stesso che anche Telemaco fa sempre più fatica a comprendere. Quella però è la sua casa e vi risiede sua madre e non c’è pena, torto o malversazione che potrà farglielo dimenticare in attesa che ritorni Ulisse.

E’ la Pasqua del Signore risorto dai morti e non abbiano paura coloro che lo devono temere, se dovesse tornare, infine, come il vagabondo di Itaca, qualunque cosa vi accadrà sarà l’atto di maggiore giustizia che mai avrete potuto vedere o anche solo immaginare nella vostra vita, misera.

E’ sempre e solo la Misericordia, diceva s. Agostino, a rimanere sola accanto alla miseria umana, a giudicare i vivi ed i morti.

(1) Se nessuno me lo chiede, lo so, se qualcuno mi chiede di spiegarlo, io non lo so. (Le Confessioni, s. Agostino)

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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