La storia dell’Islam

arabiLa pubblicistica più furba ed intelligente, invece di incentrare la sua argomentazione sull’esistenza dell’Islam moderato ai nostri giorni la retrodata, raccontandoci che tra il IX° e l’XI° secolo avvenne quel ‘gran rifiuto’ in seno all’Islamismo del miglior pensiero fino ad allora espresso da tale ambito religioso e testimoniato, secondo questa versione, dall’alto grado di civilizzazione che fino a quell’epoca il mondo musulmano espresse, non meno delle altre culture contemporanee.
Secondo tale teoria la sconfitta dei ‘buoni’ fece calare l’oscurantismo in un ambiente che fino ad allora non aveva nulla da invidiare alle vicine civiltà cristiana ed orientale.
Ma è davvero andata così la storia? Si è davvero svolto questo scontro epocale fra razionalisti ed oscurantisti islamici ed ha avuto una così vasta eco di conseguenze come tale pubblicistica vuole farci credere? Oppure è del tutto sovrastimato il suo impatto rispetto alla formazione dogmatica che l’Islam, come tutte le religioni, ha prodotto nei suoi primi 3-4 secoli di storia?

In ambito islamico furono così importanti, come noi occidentali spesso siamo stati ritenuti a credere, gli Averroè, gli Avicenna, i razionalisti Mu’taziliti ed in generale tutto quel genere di intellettuali che provarono a coniugare la rivelazione a Maometto con il pensiero greco-orientale dell’epoca?
La risposta è NO, rappresentarono, in seno a quel mondo, una parte infima e poco considerata in quello che in quel periodo era considerato la miglior qualità di pensiero esistente in ambito musulmano.
Una frazione che come provava ad uscire fuori dai ranghi della dhimmitudine (ossia di tutto quel sistema di protezioni riservato alle comunità non considerate ortodosse) veniva messa di fronte alla propria marginalità e fatta fuori o pure, nel migliore dei casi, ostracizzata.

L’unica breve ribalta che il razionalismo mu’tazilita ebbe in seno al mondo musulmano, va raccontata per capire l’effimera incidenza che ebbero, da sempre, in quell’ambito religioso, tali scuole di pensiero eterodosso.
Alla fine del periodo Omayyade, gli Abbassidi (da Abbas, uno degli zii del Profeta) in origine una branca degli allora Alidi oggi meglio conosciuti come Sci’iti, si trovarono nelle condizioni politico-militari atte ad imporre il loro califfato alla guida della ‘umma islamica.
Uno dei loro califfi, tanto per capire l’ambiente, era soprannominato il sanguinario perchè si dice che invitava gli ultimi eredi della dinastia Omayyade e li faceva tranquillamente assassinare durante la mensa, profanandone successivamente i corpi nei loro luoghi di origine esibendone i pezzi in pubblica piazza.
Assunto il califfato e non volendolo dividere con l’ortodossia alide (che ci rimase molto male), gli Abbassidi pensarono che per legittimarsi completamente agli occhi di tutto l’ambiente musulmano gli occorreva una nuova impalcatura giuridico-religiosa che li caratterizzasse rispetto sia al sunnismo Omayyade che avevano soppiantato, sia rispetto all’ortodossia sciita, con la quale, come detto, non avevano alcuna intenzione di mediare e condividere la loro nuova posizione di dominio.

I Mu’taziliti sembravano fare al loro caso, maneggevoli, innocui e non se li erano filati mai nessuno.
Ci mise poco tempo, però, il califfo abbasside, viste le sollevazioni provocate dal nuovo rango attribuito alla Mu’tazila, a capire che la migliore legittimazione possibile al suo califfato era quello di elevare al rango che gli spettava l’ortodossia sunnita che già in periodo Omayyade era la vera dorsale giuridico-religiosa del mondo islamico dell’epoca e dei Mu’taziliti non se ne senti più parlare, fino ai tempi odierni.
Ce li ha ricordati, recentemente, la condanna per apostasia del 1995 in Egitto di Nasr Abu Zayd, costretto a riparare all’estero in fretta e furia proprio per l’accostamento delle sue tesi a quelle mu’tazilite.
Ma neanche di Averroè, Avicenna e di tutta la cosiddetta falsifa (filosofia) si senti più parlare, se non da noi in Occidente, ma nel frattempo l’Islam non è vero che era sprofondato nel più tetro oscurantismo, anzi arrivò ancora per secoli ad espandersi, a convertire popoli, a sottometterli, a costruire templi ed altre ‘belle cose’ fino agli estremi dell’India, dove celeberrimo fu l’Impero Mogul che per svariati secoli dominò quell’area, lasciando un segno indelebile dell’Islam, un segno che per farlo convivere pacificamente con il resto delle sensibilità millenarie presenti in quei luoghi occorrerà aspettare la separazione in due Stati di quell’area: il Pakistan fu reso indipendente dall’India ed il resto lo conosciamo come storia contemporanea.
Di tutto questo grande processo di espansione, seguito al completamento della formazione dogmatica dell’Islam e alla fissazione delle sue 4 scuole giuridiche ufficiali, non contribuirono in nessun modo, ne i razionalisti Mu’taziliti, ne tutti gli altri pensatori riconducibili alla filosofia che più noi occidentali abbiamo creduto di apprezzare come espressione massima di quell’ambiente civile-religioso.

La grande capacità di penetrazione dell’Islam in quei secoli fu invece il risultato delle madrase (scuole coraniche) che sistematizzate in base all’ortodossia, da sempre egemone in quel mondo, di pensatori come Al-Ghazali, Ibn Arabi ed altri ancora, furono il vero volano della strepitosa espansione di allora di questa civiltà, in tutti i campi e fino all’estremo oriente.
Attribuire l’espansione ed il susseguente declino dell’Islam al non imporsi della filosofia e del razionalismo mu’tazilita in quell’ambito è come attribuire alla conversione all’arianesimo dei Longobardi la susseguente conformazione della Christianitas in occidente.
L’Islam fu sempre uguale a se stesso, nel bene e nel male, ed il suo declino iniziò quando cominciammo a fare tesoro, dopo la lezione delle Crociate, della loro inestinguibile abilità nel combattersi anche tra di loro.
E per fortuna che non toccò ai musulmani scoprire l’America.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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