L’arte interattiva

tecnologia2A cosa serve il concetto di arte interattiva se non a condurre ad una espressività la più partecipata possibile?
Che significato può mai avere, se non dissolvere la propria espressività nel bel mezzo di tutte le altre espressività pronte ad interagire e ad incontrarsi su questo terreno?
Ci pare che, rimanendo ancorati nella fase della sola propaganda di tale processo, si faccia finta di non vedere che il messaggio è stato ricevuto alla base. Va bene interagiamo, abbiamo capito, ci dicono operai, casalinghe, studenti, abitanti del cyberspace, wannabes, newbies, presenti nelle realtà virtuali o territoriali che in questi anni hanno recepito quanto di nuovo conteneva il messaggio dato dall’area della cosiddetta arte interattiva.

Invece il panorama cosa presenta? Tutte iniziative in cui l’interattività è affatto parziale e in cui chi la promuove sembra non aver capito il fattore del messaggio ricevuto da parte degli interattori interessati. Si continuano a propinare, fuori e dentro il web, iniziative ancora del tutto legate ad una fase che si può definire, tuttalpiù, come dicevamo, di sterile propaganda, facendo così decadere le istanze più innovative dell’espressione interagente lungo lo scivolo della semplice ed obsoleta innovazione artistica formale.
Tentativi di storicizzazione pronti a riscuotere crediti che non possono essere vantati, al posto di una interazione la più diffusa possibile.
Eventi in cui più o meno, ancora il cosiddetto utente può solo intervenire limitatamente, senza essere mai provato a far passare per il kernel di ciò che si proponga. L’arte interattiva ufficiale in questo momento non si fa carico mai di nulla più di quanto promuovano già, perfino, i siti più convenzionali. Entri nel sito o nell’evento e ti senti sempre una volta di troppo propinare: crea il palinsesto, ma all’interno degli eventi che ti dico io oppure clicca qui che ti sposti da quest’altra parte. Una presa per il sedere, ormai. A decidere il percorso sono sempre gli stessi, mentre la domanda chiaramente indica che è sulla possibilità di smontare a proprio piacimento l’itinerario, il senso, la fruizione in genere dell’evento o dell’interazione proposti che si gioca il passo successivo nella pratica dell’arte interattiva.
Basta con i luna park a giro imposto, l’artista-media, semmai, dovrebbe dannarsi l’anima per dissolversi nella possibilità di tutti di poter entrare fin dentro il midollo osseo dell’evento da lui proposto, per creare, moduli interattivi, entro i quali, chiunque possa disfare a piacimento la proposta e farla rigenerare a proprio piacere espressivo.

Sono isolatissime ancora sul web e del tutto marginali le progettualità di questo tipo mentre prolificano i caroselli 3d, le storicizzazioni, gli ingressi nei musei e nella old economy travestita da new. Attualmente l’arte interattiva ufficiale è organizzata secondo i più vetusti modelli dell’arte del secolo scorso, utilizzando momenti di promozione che ancora fanno riferimento al critico e la sua piccola tribù di artisti, cercando di infilarsi dentro le iniziative della cultura istituzionale, insomma parlando bene e razzolando male, sostando, nel frattempo, tutti in fila indiana a fare anticamera dietro le porte degli assessorati alla cultura piuttosto che stare in mezzo alle persone.
Ehi signori non vorrete mica svoltare con la paternità dell’arte interattiva, vero? Se è cosi almeno ditelo e toglietevi dalle scatole. Spiegateci però, prima di farlo, a che cosa serve mettere in bella mostra l’hacking dentro ai musei? A fare i fighetti radical chic? Il più delle volte in combutta con persone che non sono capaci nemmeno di mandare on-line una page in ftp se non si ricorra di corsa a qualche altro tipo di competenza.
A nostro modo di vedere la hacker culture va portata dentro le case degli utenti, va sperimentata on-line, facendo della propria work-station uno strumento di espressività e diffusione del sapere alla portata di tutti. E’ qui nei territori metropolitani che dovete venire a misurarvi non nei musei, erano queste le premesse dell’arte interattiva, magari vi succederà, se avrete le palle di venire, di accorgervi, sorpresa delle sorprese, che qualche casalinga o qualche disoccupato ne sappia più di voi di hacking; che questi soggetti, mentre stavate vendendovi dentro gli assessorati, facevano esercizio di ore e ore sulla macchina, si applicavano coscienziosamente, per essere pronti ad interagire con voi, vi monitoravano, leggevano le cose che scrivevate, hanno trovato anche il modo di progettare cripto-valute e oggi sono pronti a dirvi: ma che state a fare?
Venite fuori da quelle baracche di università dove siete chiusi, organizziamo un bell’evento mondiale di interazione dalle rispettive case, consolidiamoci e diamo voce autogestita a quello che sappiamo fare. Facciamo conoscenza ricomposta, ridefinizioni e rimodulazioni della divisione del lavoro secondo altri pattern, facciamo laboratorio di abolizione del valore legale del titolo di studio a partire dalla convivenza espressiva. Non eravate interessati a questo? O in fondo volevate fare i Guttuso della situazione versione tecnologica?
Una cosa comunque è certa: che nonostante tutte le possibili attribuzioni e affettazioni di paternità riguardo all’arte interattiva e al connubio tra espressività e tecnologia, voi, attualmente, non rappresentate nulla oltre a quello che proponete con i vostri nomi nei vari assessorati ed istituzioni pubbliche . Artisti ufficiali dell’arte interattiva ‘ufficiale’ o di Stato come volete.
Di voi, a parte la presenza nelle vetrine istituzionali ed i piagnistei che tirate fuori come vi escludono da
qualche mostra od evento ufficiale, non si nota la presenza nei net-bronx dove la cultura hacker prolifica e germina conoscenza per tutti costantemente.. Venite nelle chat-line a proporvi, sui social, nei blog, qui è l’arte interattiva, non al museo. Al museo ci sono i cimeli, l’arte interattiva è biodegradabile, non si può recintare, non appartiene quasi mai a nessuno, è il più delle volte una multi-proprietà, può essere firmata solo facoltativamente, produce relazioni più che oggetti, non servono critici d’arte soprattutto, che ne sanno di cosa sia l’hacking, di cosa è la programmazione, fanno cataloghi e vendono parole a caso, venissero a studiare anche loro un po’ di main underground, noi non si porta rancore a nessuno.
Ci si applica da anni davanti ai nostri monitor, e crediamo nella possibilità che questa nuova ‘arte’ possa essere il preludio per una società dove sia possibile relazionarci in maniera diversa, dove non ci siano più, né uguaglianze, né poteri imposti, dove è messa al bando ogni forma di psico-dipendenza, dove se chi dice una cosa intelligente è l’ultima persona della terra, questa sarà valutata per la sua consistenza e la qualità di pensiero che esprime, non per i titoli di studio o le accademie o i centri ideologici di potere che frequenta od ha frequentato.
Questa è la cultura nuova e ben venga chiunque sia disposto a farla sua, a farla diventare strumento di diffusione di una conoscenza non parcellizzata secondo vecchi ed angusti canoni culturali ed economici e alla portata di tutti.

Diceva Augusto Boal (anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta) che tutti possono fare teatro anche gli attori, aggiungiamo noi che tutti possono fare ‘arte interattiva’ anche voi della ‘old culture’, basta che abbandoniate le istituzioni e i centri di potere ideologico di qualunque colore e stazza, i critici e tutto il corredo di ‘flic dans le tetè’ che trasformano in omologazione anche la più interessante novità formale in campo artistico
E’ finita la propaganda che si organizzino i relativi network espressivi dissolvendo le nostre singole esperienze artistiche al loro interno, ne guadagnerà anche la vostra individualità di artisti oltre che quella di essere umani Buona fortuna. Nel caso contrario vi restano sempre i musei e gli assessorati, nessuno che voglia impedire nulla ad alcun altro e finche vi dura fa verdura.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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