Lettera ad un Black & Decker col cappuccio

black-blocCaro Black ed anche caro Bloc non ti convertire, sarebbe inutile. È già stato detto e scritto molto sudi te perciò mi pare inutile associarmi al coro del buon senso.
Giusto due pensierini, ma due, te li voglio estendere. Veloce, veloce.
Caro Black ed anche caro Bloc ti scrivo, così mi distraggo un po’ (dalle tue malefatte). E lo faccio a te che sei un fenomeno e stai tranquillo “zio”, non è un complimento. Sei parte di una fenomenologia storica, dinamica – e te che ti affanni tanto a voler fare una rivoluzione che rimanga scritta chissà dove -, massima espressione di un percorso di annichilimento sociale localizzato, determinato. Hai visto? Sei anche “una massima espressione” di qualcosa, minghia, potresti ritenerti succosamente soddisfatto. Ma sei solo un fenomeno, il che equivale a dire che nel divenire storico e nello sbrogliarsi delle dinamiche della scienza politica e sociale, corrispondi ad una sorta di oggetto d’arredamento urbano ma questo, forse, tu lo sai e proprio per questo, forse, marciando a suon di psicologia inversa, cerchi di distruggerlo l’arredamento urbano.

Vedi caro Black ed anche caro Bloc, se il tuo secondo appellativo fosse stato scritto diversamente, ti avrei percepito quanto meno come un avversario e non come un’inutile stilettata in mezzo agli occhi. “Bloch”, Black Bloch, come Ernst filosofo tedesco, marxista, pacifista e teorico dell’ateismo. Uno di quelli che adorava l’utopia e le dava un senso poiché capace di indicare la strada da percorrere per arrivare a cogliere un obiettivo lontano ma esistente, raggiungibile. Black Bloch, sarebbe stato meglio. Un degno tributo, un’utopia teorica che si trasforma in azione, certamente, ma non in distruzione. Mi avresti fatto comprendere che un padre, un maestro, un incipit l’avresti avuto. Una guida spirituale, qualcuno così forte da ispirare la tua protesta antisociale ed antieconomica. Black Marx, Black Adorno. Anche Black pensatore minore. Sarebbe andato bene ugualmente. Ed invece sei un Black Orfano, al limite un Black & Decker, un trapano, sì, un trapano che sfracella occasionalmente i fianchi di un terra stanca e di un popolo allo sbando. I tuoi antenati sessantottini, loro sì che tra una molotov e l’altra, tra uno scontro e l’altro un padre, almeno, ce lo avevano. Più di uno. Almeno quello.

E proprio questa grave assenza culturale ti porta alla devastazione e ti astrae dalla dimensione di disagio per condurti a quella di oltraggio. Quando peschi nel perché, nel tuo Io, trovi il nulla e non sai spiegarti perché lo fai, ma lo fai. E proprio questa grave, gravissima assenza di concetto, di capacità di elaborazione teorica che ti spinge a menare le mani e qualche poliziotto rannicchiato per terra che si para il volto come si fa sotto attacco di un Pitbull inferocito, in fondo la scuola del Reparto Mobile a qualcosa serve.

E poi un’altra cosa, caro Black ma senza dimenticare il Bloc. Questa vorrei dirtela nella tua lingua. Vedi zio, non vorrei che oggi tu stai a fare la protesta contro le banche, perché oh cioè, sono la ricchezza, un po’ come tuo papà che la fabbrichetta in Brianza deve avercela per forza, nel senso, altrimenti come ti paghi l’Uni, il biglietto per Milano che vieni dalla Germania o dal Sud Italia oh, il casco, il cibo, la divisa da Black e da Bloc, insomma tutta roba che costa. Non vorrei che, nel senso, sta scuola, cioè, non è che ti puoi incazzare col Primo Ministero che vuole fare la scuola figa cazzo, nuova e “buona”. Però, minghia mi sono trovato i libri in mano e li ho dovuti spaccare tutti oh. Non vorrei che poi, zio, vai a fare la fine di tanta gente che faceva le tue stesse robe però più matusa e con le pistole con la matricola raschiata via. Che so come tanti brigatisti rossi, ex galeotti, ex terroristi della sinistra extraparlamentare, oltranzista, minghia cose grosse che non basta uno “scusa” al padre incazzato oh!, tanto fare i nomi non serve lì conosciamo pure troppo zio, che poi te li ritrovi a fare i docenti universitari, gli assistenti, i capi di gabinetto, gli astronauti, i filosofi, gli illuminati.

Zio, ascolta, lascia stare. Non tornare sulla buona strada oh, ma che ti frega, nel senso. Continua a fare come fai che di bravi ragazzi che aprono il portfolio per farsi un curriculum così a gratis è piena l’Italia, ce n’è un esercito e fintanto che ci sarà uno Stato castrato come questo, va a finire pure che torni utile a “qualcuno”.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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