L’Isis insanguina Parigi e l’oncologo Veronesi lo giustifica

veronesiC’è un’Italia che, davanti a eventi drammatici, non perde occasione di esercitarsi in castronerie. È l’Italia dei salotti, che tutto sa.

A Parigi, il sangue delle vittime ancora ribolliva, che l’oncologo Umberto Veronesi, già senatore del Pd, lui ex socialista, nonché ex ministro alla Sanità del governo Amato, in una nota affidata ad Adnkronos Salute, ci ha regalato una delle sue perle: “L’Isis va ascoltato, occorre fare uno sforzo pacificatore”. Sì, perché a sentire l’oncologo, quelli dell’Isis – per il luminare, solo iracheni – in fondo sono solo in cerca di una patria, una porzioncina di Iraq dove instaurare il loro Stato Islamico, che male c’è? Povere anime?

Sentite Veronesi: “Sono un gruppo di sunniti che si sentono emarginati in Iraq e hanno creato un movimento molto estremista, di fatto perché vogliono una patria e chiedono all’Iraq di cedere una piccola area, non più grande della Lombardia, per creare lo Stato Islamico”. Forse dimentica Veronesi che dell’Isis fanno parte non solo iracheni e che l’Isis non è una minoranza emarginata ma un accrocchio di sanguinari di varia provenienza che vogliono instaurare la forza del loro fantomatico califfato ovunque ci sia da piantare una bandiera nera e dove far trionfare la Shari’a.

Ecco, considerate queste poche, elementari cose, ci si lasci dire che davanti a massacri, come quello di Parigi, tutto serve con l’Isis tranne che il dialogo, come auspicato da coloro che in queste ore di sgomento fanno a gara a chi profuma più di santità. Sentite ancora Veronesi: “Occorre da parte nostra uno sforzo pacificatore, e siamo proprio noi come Occidente a doverlo fare. Sono contrario all’idea di fare guerra all’Is, perché violenza chiama violenza. Più loro tagliano teste, più noi bombardiamo: qualcuno deve fermare questa catena di azione e reazione e deve farlo con il dialogo e la tolleranza religiosa. L’Is va ascoltato”.

L’atteggiamento dell’oncologo ricorda molto quello di alcuni intellettuali di sinistra che dopo l’uccisione di pacifici cittadini, presi a colpi di machete per le strade di Milano da un africano, sentenziarono: “La colpa è nostra perché non l’abbiamo compreso”.

Fino a quando in Italia sarà questa la mentalità, tagliagole, folli col machete, imam che istigano al jihad, agiranno indisturbati, sapendo che c’è chi li sostiene.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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