Lo Stato si arrende in ogni momento. E noi insieme a lui

imageNon sappiamo come vogliate vedere questa immagine, ma ogni giorno lo Stato si arrende.
Girano da qualche giorno infatti le sequenze di una resa che proviene dalla provincia di Pisa, dove a Tirrenia, sul litorale toscano, un appartenente alla Guardia di Finanza in uniforme, mentre procede al sequestro di materiale contraffatto, viene aggredito da un gruppo di venditori abusivi che costringono l’operatore della forza pubblica a desistere dal sequestro per non essere sopraffatto.
Chiaramente azioni di questo tipo suscitano pochissimo clamore in quanto è opinione di larga parte della cittadinanza che in fondo quei soggetti sono solo dei disperati che mettono insieme il pranzo con la cena vendendo semplici oggetti di uso quotidiano.
Peccato che quel materiale non solo mina i sempre più difficoltosi bilanci dei negozi di casa nostra che nelle località balneari soffrono la concorrenza di chi non ha regole, ma alimentano anche il mercato del riciclaggio di quei denari che vanno così a ingrassare le casse delle organizzazioni mafiose presenti sul nostro territorio.

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Possiamo anche far finta di nulla, possiamo anche credere che in fondo stiamo aiutando un disperato che arriva dalla fame dell’Africa nera ma non dimentichiamoci che buona parte di quel denaro finisce ad alimentare il mercato delle armi e della droga, quella per cui i nostri figli spesso muoiono.

Che sia chiaro, non si tratta di voler condannare il modus vivendi criminale di chi effettivamente improvvisa bancarelle abusive pur di non compiere personalmente altri e più eclatanti gesti per sopravvivere ma è bene essere consci che la resa di quel Finanziere, dello Stato, di tutti noi favorisce il degrado dei nostri quartieri, la possibilità di avere un grossista della droga sul nostro pianerottolo di casa o che sempre più rioni diventino di fatto, senza regole, bordelli all’aria aperta.

Contro lo Stato significa, o almeno dovrebbe significare, contro tutti noi e non possiamo ancora per tanto tempo sostenere la tesi “l’importante non sotto casa mia” perché alcune città stanno diventando nella loro interezza oggetto di degrado assoluto: sono sempre meno i lembi di territorio degni di essere considerati appartenenti a un paese civile.
Ci si aspetterebbe più comprensione per quel finanziere da parte dei media, della politica, della pubblica opinione ma finché un certo abusivismo verrà considerato normale, funzionale al sistema, incapace di generare effettivo degrado, nessun politico, nessuna istituzione potrà permettersi di additare certe reazioni come contrarie e pericolose al sistema paese.
Una miopia che ci ha reso quello che siamo e che continuerà ancora per anni ad alimentare il motore del declino che, ad oggi, è davvero inarrestabile.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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