L’occidente si decida: il Califfato va cancellato dalla faccia della Terra

VT-IT-ART-35657-isil_lapresse_2Il caos venutosi a creare in Libia deve evidentemente essere contagioso se due ministri del governo italiano, Pinotti e Gentiloni, si sono sbilanciati parlando di intervento militare mentre il giorno immediatamente successivo Renzi ha detto che non è il tempo delle armi ma della diplomazia, anche se poi si deve essere dimenticato di chiedere una riunione del Consiglio di Sicurezza. Ma l’Italia è in buona compagnia.
Gli inglesi hanno dichiarato che non parteciperanno ad eventuali operazioni militari. In pratica, dopo aver aiutato a fomentare il caos con i bombardamenti che cacciarono Gheddafi, adesso se ne lavano le mani.
I francesi hanno sollecitato la riunione del solito, spesso inutile, Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre l’America del premio Nobel per la Pace per adesso è “non pervenuta”.

Gli unici che stanno reagendo sono gli egiziani, che da alcuni giorni stanno martellando le postazioni dell’ISIS per vendicare l’uccisione dei 31 cristiani copti sgozzati dagli jihadisti.
Il presidente Abdel Fattah al Sisi, durante una intervista radiofonica, ha risposto ad una domanda sulla durata dei raid aerei affermando che “la situazione necessita una ripetizione in maniera corale”.
Intanto, giusto per semplificare il caos che regna in Libia, il governo di Tripoli, vicino ai Fratelli Musulmani, ha condannato i bombardamenti egiziani mentre il governo di Tobruk plaude all’intervento.
La stessa cosa hanno fatto i giordani dopo che gli assassini dell’ISIS avevano bruciato vivo un loro pilota che era stato catturato. Rientrato in anticipo da una visita negli USA, il re giordano ha scatenato una serie di attacchi aerei alle postazioni del Califfato particolarmente massicci, specie in considerazione delle ridotte dimensioni dell’aviazione giordana che schiera una sessantina di aerei da combattimento. Sembra che il re Abd Allāh II abbia detto, durante una riunione con alcuni membri della Camera americana, che “L’unico problema che potremmo avere è restare a corto di carburante e proiettili”.

In questo particolare momento storico la madre di tutti i problemi è l’esistenza stessa del Califfato tra Siria ed Iraq. Fino a quando non verrà annientato ci sarà sempre qualche network terroristico che si appoggerà ad esso per avere più potere e rilevanza mediatica o qualche singolo che si farà irretire, trasformandosi in un attentatore solitario capace di seminare morte, come è successo in Canada, Francia e Danimarca.
Per un islamico integralista, che prenda alla lettera il Corano, vedere sgozzare un infedele può essere un potente richiamo, anche perché è dimostrazione di forza e potenza come lo è il fatto che qualcuno proclami un Califfato, trasformando in realtà il sogno di tanti islamici, senza che nessuno degli stati confinanti o qualche “coalizione di volenterosi” lo cancelli dalla faccia della terra.

Certo è che non si può fare con la blanda campagna di attacchi aerei messa in piedi da uno dei presidenti americani più imbelli che la storia ricordi o assecondando le mire espansionistiche di Erdogan. Se i governi occidentali non hanno la volontà, o lo stomaco, di spazzare via il regno di Al Baghdadi devono appoggiare in tutti i modi, politicamente e militarmente, i governi dell’area che sono disposti a farlo, senza andare tanto per il sottile e ricordandosi della lezione che dovrebbero aver appreso dopo la caduta di Gheddafi.
Per l’occidente non sarebbe la prima volta, in fondo lo fece anche l’impero romano quando basò la maggior parte delle sue legioni su soldati barbari, ma dobbiamo ricordarci che, prima o poi, lo Stilicone di turno verrà a battere cassa.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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