L’Odissea dei Marò compie oggi tre anni. Dal primo giorno non è cambiato nulla

marò-1Tre anni, tre governi, nessuna certezza. L’Odissea dei Marò, cominciata il 15 febbraio 2012 con l’uccisione di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala, Stato dell’India, giunge oggi al terzo anno. Ed è tutto come all’inizio.
I due fucilieri Massimiliano Latorre, capo di prima classe, e Salvatore Girone, secondo capo, sono accusati dell’omicidio di Ajesh Binki, 20 anni, e Valentine Jelastine, 44 anni, pescatori indiani che si trovavano a bordo del peschereccio St. Antony.
Latorre e Girone, assieme ad altri quattro fucilieri di marina, svolgevano servizio di protezione anti-pirateria a bordo della petroliera battente bandiera italiana “Enrica Lexie”.
Secondo la versione italiana, il 15 febbraio 2012 alle 12:18 (ora italiana), la Enrica Lexie è stata avvicinata da un’imbarcazione da pesca con a bordo cinque persone armate. Apparendo evidenti le intenzioni di attacco, i Marò hanno intrapreso “graduali azioni dissuasive” contro il peschereccio sospettato di ospitare pirati, sparando infine in acqua tre serie di colpi di avvertimento, dopodiché l’imbarcazione sospetta ha cambiato rotta. La versione indiana sostiene invece che la Guardia Costiera abbia ricevuto l’allarme dal peschereccio St. Antony, il cui equipaggio rivelava di essere stato investito da colpi di arma fuoco. A quel punto la Guardia Costiera indiana ha identificato e contattato quattro navi che si trovavano nella zona dell’incidente, tra cui l’Enrica Lexie, unica a rispondere affermativamente alla domanda “Avete subito attacchi da parte di pirati?”.
Una richiesta che si rivelerà una sorta di trabocchetto. Con la scusa di dover contribuire al “riconoscimento di alcuni sospetti pirati”, alla petroliera italiana viene chiesto di invertire la rotta e attraccare presso il porto di Kochi. In realtà i Marò dell’Enrica Lexie sono sospettati dell’omicidio dei due pescatori, ma solo al momento dell’attracco il comandante Umberto Vitelli viene a sapere delle indagini in corso.

Inizia in quel momento la lunga Odissea dei Marò italiani: arrestati quattro giorni dopo, il 19 febbraio 2012, Latorre e Girone vengono inizialmente tenuti in custodia presso la Central Industrial Security Force indiana, poi trasferiti a maggio presso l’albergo Trident di Fort Kochi dopo il pagamento di una cauzione di 142.000 euro per ciascuno, infine, nel gennaio 2013, trasferiti presso l’ambasciata di New Delhi, dopo che l’Alta Corte ha stabilito l’affidamento del caso ad un tribunale speciale istituito nella capitale indiana, escludendo la giurisdizione dello Stato del Kerala.
Proprio il tema della giurisdizione è uno dei nodi ingarbugliati su cui in questi tre anni non si è riusciti a fare chiarezza. Per la verità, non si è ancora capito se l’incidente sia avvenuto in acque internazionali o in territorio indiano. Si parla di “zona contigua”. Né, ad oggi, dopo tre anni, sono ancora state formalizzate le accuse a carico dei Marò. E a dirla tutta, in attesa del processo, nulla si può dire circa la loro colpevolezza, tra perizie e controperizie che li accusano e li scagionano.

Massimiliano Latorre, che ora è in Italia per motivi di salute dopo essere stato colto da malore il 1 settembre 2014, non sa se dovrà fare rientro in India ad aprile, alla scadenza della proroga del permesso concesso dalla Corte Suprema indiana, inizialmente previsto fino a gennaio 2015. Salvatore Girone non sa ancora di cosa sia accusato né se e quando inizierà il processo. L’India non ha offerto neppure congrue garanzie sul fatto che i due Marò non rischino la pena di morte in caso di sentenza di colpevolezza.
I tre governi italiani che si sono succeduti in questi tre anni, prima Monti, poi Letta, infine Renzi, non hanno ottenuto granché. La presa di posizione più forte, ancorché tardiva, sembra essere quella del parlamento europeo che esattamente un mese fa ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione in cui si chiede il rimpatrio dei due fucilieri e un cambio di giurisdizione.

In tutto questo, tre anni sono passati. E rispetto al primo giorno, a quel 15 febbraio 2012, non è cambiato nulla.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi