L’omosessualità di Demostene e Platone non ha bisogno di benedizioni sinistre

Immagine 3La barzelletta per cui essere “di sinistra” coincide tautologicamente con l’essere più buoni, aperti e tolleranti verso il prossimo è oramai esausta come l’olio fritto di un ristorante cinese.
Anzitutto perché basta guardarli in faccia, i “compagni”, sempre ingrugnati e depressi come sono, tutto ispirano a pelle fuorché generosità e disponibilità d’animo. E poi perché, al contrario, essi detestano il loro “proximus”, il loro vicino, il familiare, il connazionale, come ogni altra categoria sociale che, inquanto concreta e fisicamente attigua, resta pericolosamente idonea a mettere alla prova una coerenza pauperistica imbarazzante, salvo predicarla a vanvera secondo formule astratte e generiche verso ipotetiche categorie di “diversità” possibilmente lontane e impalpabili.

Di qui lo spasmodico confezionamento ideologico, da parte dei companeros affamati di voti a sbafo, dei perfetti “emarginati”, dei “diversi” da poter intortare con regalìe ideologiche senza dover elargire di fatto alcuna formula politica di buon governo per i cittadini, come tassazioni eque, servizi efficenti, e possibilmente un po’ d’amor patrio.

I cosiddetti “omosessuali” (anzi, “i gay”, termine meno aulico e più “international”) sono una di queste categorie astratte inventate ad hoc per rimpolpare, scorporandone la componente ideologica da quella umana, quest’ipocrita vivaio elettorale basato sulla menzogna: il progetto politico è quello di allontanare la gente dalla ciotola vera e propria dei diritti sociali lanciandole ossa di polistirolo lontano e facendole perdere il fiato per corrervi appresso.

Ma che cosa c’entra l’omosessualità con l’essere Cittadino e col voto politico del cittadino che nella vita privata è omosessuale?!
L’amore e l’attrazione per individui del proprio stesso sesso sono parte integrante dell’evoluzione antropologica d’Occidente da sempre; Narciso, l’archetipo della bellezza maschile, è omosessuale; Saffo, la musa poetica femminile per eccellenza, altrettanto. E allora? Forse che inquanto cittadini greci entrambi non vivevano di acqua, cibo, sicurezza, tassazione e difesa dei propri confini alla stregua di qualsiasi altro cittadino? Forse che, vissute le loro passioni come qualsiasi altro essere umano fa da millenni, essi non erano in grado di filiare e lavorare per il bene della propria cittadinanza e della propria stirpe, continuando a professare libere idee politiche a totale prescindere dal loro orientamento omoerotico?
La sensibilità occidentale è totalmente forgiata sul culto del bello e sull’ostentazione delle forme corporee le cui differenze morfologiche sono chiarissime a tutti e proprio per questo apprezzabili in modo trasversale esattamente come avveniva nelle palestre greche e nelle terme romane; dov’è, quindi, il problema?
Forme di piacere basate su una corporeità guerriera erano talmente in uso presso l’antichità da aver forgiato eserciti vittoriosi composti da sole coppie omosessuali, come il “Battaglione Sacro”, dal quale tuttora prendono il nome i reparti speciali dell’Esercito greco.

Possiamo poi citare l'”Eroticos” di Demostene, il “Simposio” di Platone, l'”Anabasi” di Senofonte, tutti fondamenti della letteratura classica in cui la figura dell'”Eròmenos” e del suo relativo “Erastès” campeggia a titolo di exemplum sociale connaturato nella più nobile tradizione educativa giovanile.
Lo stesso concetto di “amicizia” in auge nell’antica Roma presenta tutti i connotati di fedeltà, lealtà, piacevolezza e vigore tipici del rapporto amoroso, e le più celebri coppie della mitologia e della storia da cui è scaturito il mito fondativo della Città Eterna, da Alessandro ed Efestione ad Achille e Patroclo sino ai più grandi imperatori romani, ne sono la testimonianza più esimia e commovente (leggetevi lo struggente dolore di Apollo per la morte dell’amato Giacinto, che trasformerà nell’omonimo fiore, e provate a non piangere come vitelli innanzi a cotanta purezza di sentimento).

Ebbene chi, dunque, può trovare “sconveniente” una pratica amorosa vecchia come il mondo e pienamente partecipe del nostro stesso d.n.a. spirituale? Due sole categorie moderne, a nostro avviso: i comunisti e gli islamici.
Per trovare le prove che inchiodino i secondi alla loro visione criminalizzante dell’omosessualità non dovremo certo sbracciarci, data la cronaca di questi giorni che oramai ci porta sin sull’uscio le atrocità che gli islamici commettono ai danni degli omosessuali. Una religione stracolma di tabù sul corpo umano, sulle forme, sull’eros e sulla bellezza morfologica non potrebbe mai tollerare la visione di due ragazzi che apprezzano reciprocamente il turgore erculeo dei propri glutei in una piscina.
E non c’entra il monoteismo, come alcuni sostengono, ma è un problema tutto interno alle religioni semitiche, ebraismo ed Islam; il Cristianesimo è diverso, poiché pur nato a quelle medesime latitudini, si è nutrito di Romanitas per diventare Chiesa in Occidente.

Scrive, infatti, a tal proposito l’antropologa Ida Magli sulla totale assenza di tabuizzazione nell’originaria parola di Cristo: “Non c’è in Gesù il bisogno di ingraziarsi la Divinità con continui atti di purificazione, di preghiera, di offerta, di sacrificio. Tutto quello che Gesù fa e dice rompe la trama ossessiva del timore che assilla gli Ebrei nel rapporto con Dio e che impediva (impedisce) di vivere una vita piena, libera, reale” … “em>Durante il giorno di sabato non si deve fare nulla? Ecco che Gesù stacca un fico dall’albero davanti agli occhi esterrefatti di quanti lo circondano e afferma, con la disinvoltura dell’uomo del tutto libero davanti al Sacro, che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabatoPossiamo pensare che si tratti di un uomo che si è innamorato dei valori romani, sui quali ha riflettuto durante gli anni della sua vita normale da Ebreo in un dominio dell’Impero, perché questi valori erano già suoi, rispondevano alla sua intelligenza e alla sua sensibilità. Ma possiamo pensare anche che, quando ha deciso di gettarsi nella mischia, dopo aver atteso fino ai trent’anni senza fare nulla che lasciasse presagire la sua indole di rivoluzionario, sia stato spinto dall’idea che la presenza dei Romani avrebbe reso più facile la sua azione”.
(da Il Mulino di Ofelia, Bur 2005).
Potrebbe mai, dunque, un Romano alla stregua di Cesare e Adriano considerare l’omosessualità una discriminante umana?
Mai.

Veniamo ora, piuttosto, alla condanna che il comunismo fece dell’omosessualità e, dopo aver ricordato la messa all’indice (e probabilmente l’assassinio) di un grande omosessuale inizialmente iscritto al P.C.I. e poi cacciatone brutalmente, Pierpaolo Pasolini, riportiamo questo carteggio privato fra Marx ed Engels che la dice lunga sull’odio che i due ricchi filosofi “progressisti” provavano per una condizione umana perdurante sin dagli albori della Civiltà.

Né, del resto, sarebbe stato pensabile che un collettivismo ovino e anaffettivo di stampo giacobino e materialista come quello marxista potesse lasciar adito a differenziazioni di tenore affettivo capaci di declinare la rigida pianificazione riproduttiva del gregge del Partito in un qualcosa di vagamente umano, individuale e sentimentale.

Non è un caso che comunisti e islamici, anzichè essere irrimediabilmente divisi dalla dicotomia ateismo/fede, sono in realtà alleati nel progetto di distruzione della Civiltà occidentale e di tutto ciò che da essa è promanato: amore omosessuale compreso.

Si ringrazia Maurizio l’Episcopia per la segnalazione dell’elaborato di Giovanni Dall’Orto

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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