Morto nella fuga dopo l’assalto al bancomat, lei vuole sposarlo

silea2Il caso a Treviso. La richiesta rivolta a un parroco dalla compagna di uno dei giostrai uccisi nello schianto di Silea. «Impossibile»

Chiede al prete di sposare il compagno morto. È la singolare richiesta fatta a don Liberale Baldo, ex parroco della parrocchia di San Martino Urbano di Treviso, dalla compagna di uno dei banditi morti nello schianto a Silea dopo il colpo al bancomat di San Cipriano. Nel frattempo le indagini proseguono. La procura ha confermato la presenza del quinto uomo. E di lui si cercheranno nell’Audi A4Rs6 sequestrata le tracce biologiche per risalire alla sua identità. Oggi è prevista all’ospedale l’udienza di convalida dell’arresto dei due banditi, Jonny Pevarello ed Elvis Innocenti, feriti nell’incidente in cui sono morti Romeo Dell’Innocenti e Giancarlo Garbin.

Intanto, la cronaca del tragico schianto della banda dei giostrai fa scrivere pure una pagina di vita personale. La compagna di uno dei giostrai della banda del bancomat vittima dell’incidente, mamma di tre bambini, cercando parole di conforto e sostegno dopo la perdita del compagno, ha chiesto a un prete se non fosse ancora possibile celebrare ilmatrimonio, “post mortem”. Il sacerdote che le ha aperto le braccia e non le ha chiuse nemmeno di fronte all’impossibile è don Liberale Baldo. Oggi all’età di 82 anni è parroco emerito, sempre presente in aiuto a chiesa e parrocchia. Di fronte al lutto vissuto dalla giovane donna e ancor più davanti alla domanda che si è sentito rivolgere, l’anziano prete ha pur saputo trovare parole di conforto. Sapendo bene che chi è rimasto ora piange null’altro che un compagno e un padre. Che forse sperava di diventare anche un marito: «Le ho semplicemente detto ‘non si può fare, figlia mia’. La domanda non sta né in cielo né in terra. Le ho parlato con serenità. Questa donna aveva il cuore che le scoppiava. Negli anni trascorsi insieme al suo uomo non era riuscita a celebrare quel matrimonio forse tanto sperato e atteso».

Don Liberale qualche anno fa aveva conosciuto la sorella della giovane donna che oggi ha perso il compagno, una delle due vittime dell’incidente di martedì notte a Silea, il tragico epilogo della fuga dopo la rapina del bancomat del Credito Cooperativo a Roncade: «È stata proprio la sorella della giovane a chiedermi di aiutarla in questo difficile e doloroso momento – racconta don Liberale – Negli anni trascorsi insieme al compagno erano state fatte scelte di vita. Sono nati dei figli. La domanda che mi ha posto certo è impossibile, ma ciò non toglie nulla al fatto che questa donna aveva bisogno di essere ascoltata, aiutata e confortata». Dopo il primo incontro la donna è tornata ancora a parlare con don Liberale, forte del sostegno della sorella e della famiglia: «Abbiamo pregato insieme per aiutarla a trovare la forza per superare questo momento. Quel che resta ora è soltanto la preghiera».

Nel frattempo Giuseppe Sartori, rappresentante sindacale degli esercenti degli spettacoli viaggianti, precisa: «Molto spesso si abusa del termine giostraio, associandolo a chi delinque. Io e molti altri giostrai, che lavoriamo onestamente e paghiamo le tasse regolarmente, non abbiamo mai avuto problemi con la giustizia. Chiamate banditi, chi delinque. Non giostrai».

Alessandra Vandrame per Tribuna di Treviso

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