Nessun timore per i giudici, sono le leggi che devono funzionare

responsabilità_magistratiSi alzano le bandiere della vittoria, la responsabilità civile dei magistrati è finalmente legge con non poche polemiche e preoccupazione da parte delle toghe.
Crediamo sia pacifico per tutti, non possono esistere categorie immuni da errori, senza timore di conseguenze nessuno metterebbe impegno nel proprio mestiere e non si può nemmeno ridurre la giustizia a quello che è di fatto diventata, una sequenza di inchieste che diventano importanti tanto quanto lo sono per gli organi di informazione che le divulgano.

Questa legge che sembra rispondere al collaudato schema “Ce lo ha chiesto l’Europa” è solo un piccolo e, a sensazione, nemmeno troppo efficace meccanismo per costringere i giudici a lavorare bene e meglio.
Non si può credere che possa bastare una legge di questo genere per far avanzare un sistema giudiziario come il nostro, è forse più nello schema culturale dello stesso su cui ancora dobbiamo lavorare.
Così che non ci si deve dimenticare il riordino della carriere del magistrati, di quel perverso meccanismo che un giorno vede i Pubblici Ministeri dalla parte dell’accusa e il giorno dopo sullo scranno dell’imparzialità in qualità di terzi giudicanti, dove con questo sistema accusa e tribunale di fatto non possono che chiamarsi senza timore di smentita “colleghi”.

Non dobbiamo dimenticare poi l’obbligatorietà dell’azione penale che deve essere mitigata, specie quando appare evidente sin da subito che il flusso di carte che quel reato genera non porterà ad alcun provvedimento di sostanziale giustizia penale ma solo un mero costo burocratico.
Per non parlare poi dell’istituto del libero convincimento dell’organo giudicante che di fatto deve trovare un’ applicazione più stringente, meno libera, dove la motivazione di colpevolezza deve sempre di più avere carattere di oggettività per evitare quei fatti dove troppi sono i dubbi e troppo poche le certezze.
E’ chiaro che tutto questo deve passare da una riforma di tutti quegli istituti dalla bassa afflittività che stanno distruggendo il nostro tessuto sociale. Se non si vuole carcerare più le persone la pericolosità sociale di chi viene condannato in maniera reiterata per reati dal forte allarme sociale non può passare da un divieto di dimora o un obbligo di firma in caserma perché certi individui devono essere annichiliti dal potere della legge e dalla possibilità della stessa di reprimere davvero i reati.

Quanta poca sostanza di pena c’è in chi continua a perpetrare rapine durante le ore di permesso o prima o dopo aver firmato in caserma?
Ultimo ma non ultimo rimodulare il potere degli organi di polizia, restituire agli stessi una capacità operativa tale da porli nelle condizioni di svolgere davvero la loro funzione non solo attraverso idonei investimenti da parte della politica ma anche attraverso riforme legislative che consentano agli stessi una maggiore autonomia anche nello scegliere come indirizzare le indagini e quali svolgere effettivamente senza correre il rischio di profondere energie in attività che sul piano della effettiva repressione dei comportamenti antigiuridici non portano a nulla.

Non si canti vittoria per la recente riforma relativa alla responsabilità civile dei giudici perché non è solo di questo che il paese ha bisogno, in fondo la stragrande maggioranza delle toghe svolge con altissimo senso delle istituzioni e responsabilità la propria funzione ed è quindi il sistema nelle sue fondamenta e visioni di insieme che ha bisogno di un radicale cambiamento.
I giudici non possono avere paura dei loro errori ma le leggi, in generale, devono funzionare per quello a cui effettivamente servono.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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