Non è una favola

renzi-640-nuovaC’era un volta un Insieme-paese in profonda crisi.
La sua estrema difficoltà sopraggiunta risiedeva nel fatto che troppe persone vivevano sulle spalle delle restanti che producono e lavorano.
Un vero e proprio Sistema di relazioni sussistenti tra partiti, corpi intermedi della società e cittadini che ne beneficiavano presiedeva a questo stato di fatto che oramai era diventato come il classico serpente che ingoia se stesso.
Non si vedevano soluzioni di sorta al problema, perché l’insieme di regole che facevano da supporto a questo Sistema, diventato ogni giorno più opprimente, sembravano fatte apposta per lasciare che tutto rimanesse tale e quale a prima.
Anche il più ingenuo suddito del sofferente Insieme-paese oramai sapeva che solo la superficie delle cose poteva essere smossa, unicamente con lo scopo di guadagnare tempo e continuare alla stessa identica stregua fino a quando sarebbe stato possibile.
Non può un Sistema innovare se stesso se questo implichi la negazione della propria esistenza.
Cominciò così a circolare l’idea nell’Insieme-paese che chi è parte di un problema non può risolverlo.
Si pensò quindi che a provare a risolverlo potevano essere qualcuno degli elementi dell’Insieme-paese non riconducibili al Sistema che lo opprimeva.
Non era neanche male l’idea, ciò non che ci si accorse che, talmente impreparate ed immature erano le forze e gli elementi dell’Insieme-paese non compromessi, non era fattibile neanche questa strada per innovare e procedere al cambiamento necessario.

Gli elementi dell’Insieme-paese che provarono a destarsi da questa desolante situazione di crisi non riuscivano ad interagire fuori del loro piccolo sotto-insieme di provenienza, ognuno di essi, per dirla in poche parole, non sapeva guardare appena fuori del proprio naso e soprattutto, come provava a mettere mano alle cose da risolvere, anche solo a livello di mera progettualità, non riusciva ad assumere una posizione senza essere contraddetto dalla successiva.
Lo sconforto fu totale nel povero Insieme-paese per coloro che ne soffrivano veramente la crisi, per gli altri, tutto questo, fu invece la dimostrazione che, alla fin fine, il solito Sistema era comunque ben saldo in sella, fosse solo per la mancanza di valide alternative.
In molti, soprattutto giovani, cominciarono a lasciare l’irriformabile Insieme-paese, cercando il proprio futuro altrove e nel frattempo le cose peggioravano giorno per giorno, nonostante le rassicuranti veline mediatiche di un Sistema che, a maggior ragione, si sentiva, indiscusso, più che mai al timone della grande barca dell’Insieme-paese.

Un Sistema, però, come non è più in grado di risolvere i problemi di tutto un Insieme, così con l’aggravarsi della situazione è sempre meno in grado di far fronte anche ai suoi interni.
E così all’interno del Sistema sempre meno persone ed Elementi trovavano il loro adeguato spazio all’interno delle relazioni sussistenti che fino ad allora avevano funzionato.
Di fatto avviene che il Sistema si trova nella condizione di dover espellere da queste relazioni sussistenti sempre più Elementi, i quali, con ciò vengono marginalizzati al punto che è perfino difficile, a volte, distinguerli dal resto dell’Insieme-paese esterno al Sistema.
Avete presente un castello assediato dove la corte ad un certo punto si ritira nella parte più interna del maniero lasciando alla mercè degli assedianti chi era a guardia delle mura di cinta o viveva appena fuori il perimetro privato della corte del Re?

Avvenne una cosa simile nel ‘consumato Insieme-paese dalla crisi (tmesi)’ di questa favola politica. Un Sistema è composto di Elementi, centrali, periferici, vitali o sussidiari che stabiliscono tra loro relazioni sussistenti fin quando questo è possibile e quando non lo è più, si rompono le relazioni sussistenti e con esse il legame che teneva unito a Sistema tutti gli Elementi che lo componevano.
Del Sistema rimaneva il suo asset centrale, asserragliato nel palazzo e tutto intorno agli altri Elementi periferici ed un tempo alleati il vuoto e lo sbando di chi non sa più da chi dipendere e cosa sperare per il proprio avvenire.
A questo punto delle favole, di solito, chi rimane tra le rovine del vecchio Sistema e gli assedianti (un intero Insieme-paese che guarda e langue sulle sofferenze imposte da una crisi non risolvibile senza uno shock sistemico) o cerca di farsi aprire le porte dell’ultima linea di difesa oppure si coalizza con gli assedianti per portare l’ultimo assalto alla corte, forte e rinchiusa nel suo perimetro di privilegi che non vuole spartire più con nessuno.
Non tutte le favole hanno di certo un lieto fine e questa che vi abbiamo appena raccontato oltre alla particolarità di non averne ancora uno scritto, ha pure quella quella di non essere per niente una favola.

L’Insieme-paese siamo tutti noi, volenti o nolenti, il PD è l’asset centrale rinchiuso nel suo ultimo forte, la Lega di Salvini e Berlusconi coloro che tra le mura crollate del Sistema ed il suo ultimo caposaldo in mano alla sinistra ed associati, devono decidere cosa fare.
Tutti gli altri notabili del vecchio sistema, a vario luogo e grado compromessi, sono solo comprimari che devono decidere da che parte stare e nulla più.
Come andrà a finire?
“State sereni”, grida dalla Torre del suo fortilizio il capo del Partito della Spesa Pubblica, agli assedianti di sotto ed ai suoi vecchi sodali del Sistema, ma sempre più voci gli rispondono. “Comincia ad esserlo tu ed aprici la porta del tuo ultimo bastione!”

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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