Non si può più neanche scherzare..con l’Islam

charlie-hebdo-cover-236x300Sarebbe troppo facile, dopo quanto avvenuto a Parigi, ricordare tutte le volte che abbiamo posto l’accento sul pericolo islamico e sulla sua inconciliabilità con ogni forma di convivenza civile, stabile e duratura, in seno alla società occidentale.
Pensiamo, invece, che il miglior modo di commentare questo ennesimo orrore sia quello di farlo essere un’occasione ulteriore per cercare soluzioni pratiche a questo problema.
Non vogliamo nessuno scontro di civiltà, ma non possiamo neanche chiudere gli occhi di fronte al fatto, incontestabile, che è ad uno scontro di civiltà inevitabile che è votato, fin dalla sua genesi, l’Islam.
Come possiamo regolarci di fronte a questa emergenza? E’ un dovere nei confronti dei nostri affetti più cari quello di porci questa domanda, senza ipocrisie, ragionando e soprattutto cercando di conoscere a fondo la natura della criticità in essere, della quale, il tremendo episodio di Parigi, è solo la punta di un iceberg della cui base speriamo di accorgercene prima di quando sarà troppo tardi.

Chiudere le frontiere dei paesi occidentali a tutti i musulmani non so quanto sia praticabile in tempi brevi, ma una più stretta osservanza dei flussi migratori e soprattutto della morfologia delle comunità islamiche già insediate nei nostri territori a questo punto mi pare un atto dovuto.
Dobbiamo renderci conto che la via migliore per la nostra società di tutelare se stessa ed anche quei musulmani che sono del tutto integrati e pacifici è quella di capire che un musulmano può convivere all’interno di una società come la nostra solo nello ‘stato di necessità’.
Come la sua presenza è corroborata da una comunità islamica di una consistenza tale da farla essere in grado di avere il benchè minimo ruolo nella costruzione dell’habitat civile di relazione, noi possiamo esserne certi, che egli non potrà non porre in termini di Shari’a quello che può essere il suo contributo all’habitat da edificare in comune.

Permettendo il proliferare incontrollato della presenza islamica nei nostri territori, noi mettiamo anche il singolo musulmano, anche il più pacifico, nella condizione di essere apostata oppure cercare di ragionare in termini di Shari’a per quanto riguarda la connotazione dello spazio civile della convivenza.
Oltre che un attentato alla nostra sicurezza, non facciamo, in questo modo, neanche un favore a lui, il quale, non potrà più richiamarsi allo ‘stato di necessità’ per bypassare i dettami della sua legge rivelata e dovrà contribuire così ad imporla, volente o nolente, individualmente parlando.
Cosa ha impedito all’Europa ed in particolare al nostro paese di impostare in questi termini la questione, piuttosto che sottovalutare, come ha purtroppo fatto finora, il problema?
Il business dell’immigrazione con il quale, una fallace e parassitaria classe politica e burocratica in essere in tutte le socialdemocrazie europee, ha ben pensato di sostituire i ceti produttivi ormai allo stremo nel sostenere il peso dei privilegi che questa stessa classe di politici e burocrati ha messo da decenni sulle loro spalle e sul futuro dei loro figli.

Vogliono sostituire i taxpayers sfibrati e stremati da 20 anni di inferni fiscali, con masse dequalificate di immigrati che pensano possano farsi carico del fardello che ha per ora gravato sui primi: i contribuenti di tutta Europa.
Nel caso del nostro paese, Massimo D’Alema lo ha anche rivelato apertamente, secondo lui, questo territorio che ancora chiamiamo Italia, ha bisogno di 20-30 milioni di immigrati.
Se ci ritroveremo con metà paese popolato di nordafricani vieppiù di religione musulmana, sapremo chi andare a ringraziare.
Questo processo è già in atto, l’operazione Mare Nostrum, in tutte le sue declinazioni, ne è parte integrante, c’è, inoltre, da rilevare che è talmente in atto che occorrerà anche stare attenti alle sue modalità di sospensione a questo punto.

Solo stolti e pacifinti possono non rilevare come l’Italia finora sia stata risparmiata da episodi come quello di Parigi solo per il fatto che è ancora una delle più facile ed importanti vie di accesso all’Europa da parte di tutta l’emigrazione nord-africana.
Già immaginiamo tutti gli epigoni nostrani dell’Islam moderato, gongolare contenti e dire: “Vedete che il dialogo e l’accoglienza a qualcosa di buono sono serviti? Ci tengono lontani gli attentati dai nostri territori.”
Benissimo, che ci importa se nel frattempo Londra, Madrid, ora Parigi piangono lacrime amare ed innocenti? Noi siamo in una botte di ferro, ma per quanto?

Da parte nostra preferiremo sempre, senza fariseismi di sorta, magari correre qualche rischio in più nell’immediato, ma risolvere definitivamente la questione e ci sia data, almeno, la facoltà di poterci difendere per strada, nelle nostre case, nei posti di lavoro per chi ancora ne ha uno. Non vogliamo più stare alle dipendenze dell’umore di chi ha deciso attraverso la nostra penisola di andare in giro a scorrazzare per l’Europa in nome di Allah!

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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