Offendere un giornalista non è reato, se a farlo è il capogruppo Pd

paolo trande-2-3«Uno pseudogiornalista modenese sempre acrimonioso, acido e irritante scriveva che la manifestazione di ieri contro le offese e il razzismo non si doveva fare. La ragione? In questi anni Berlusconi è stato offeso e c’è la crisi. Vergognati piccolo uomo».
“Pseudogiornalista”, “piccolo uomo”, ma soprattutto “sempre acrimonioso, acido e irritante”. Parole scritte su un social network, quindi in pubblico. Ingiurie, frasi che sminuiscono la dignità professionale di una persona e ne ledono l’immagine. Tanto più grave se a scrivere è una persona che rappresenta le istituzioni, quindi dotato di una certa credibilità e possibilità di influenza nell’opinione pubblica.
Eppure, queste parole, secondo un pm e un gip, non costituirebbero reato.
Non illudiamoci e non proviamo a imitare un atteggiamento di questo tipo, perché a pronunciare questa serie di ingiurie e diffamazioni è stato il capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Modena, Paolo Trande (nella foto). Qualcun altro potrebbe non avere la stessa fortuna o incontrare giudici altrettanto benevoli.

Destinatario di tali invettive un giornalista locale di Modena, Gabriele Casagrande, all’epoca responsabile di redazione del giornale on line «Modena Today», una delle testate più lette della provincia. Casagrande ha ovviamente sporto querela, ma il pm Marco Niccolini non ha voluto sentire ragioni e ha chiesto l’archiviazione sulla base dell’articolo 599 del codice penale, quello della “reciprocità delle offese”.
Ma dove starebbero le offese reciproche? Secondo il pm, evidentemente, lo status su facebook di Casagrande che ha scatenato la rabbia di Trande rappresentava un’offesa sufficiente a giustificare la reazione sopra le righe. Eppure il giornalista modenese si era limitato a scrivere «Siamo seri, se possiamo permetterci una ‘fiaccolata contro il razzismo e le offese’ (da parte di chi per anni ha rivolto all’avversario politico epiteti affettuosi quali nano, puttaniere, mafioso, corruttore, camorrista, delinquente, pedofilo…) significa che a Modena non abbiamo proprio visto nulla della crisi economica». Dove è stato offeso Trande?

Nonostante la spada di Damocle dell’articolo 599, la parte lesa ha deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione. Due giorni fa c’è stata l’udienza davanti al gip e una nuova doccia fredda: anche il gip Andrea Romito ha dato ragione al pm, confermando l’archiviazione. Anzi no, non proprio, perché non ha confermato le tesi del dottor Romito. Niente articolo 599. L’archiviazione è stata questa volta motivata sulla base dell’insussistenza del reato, perché l’attuale scontro politico avrebbe fatto salire l’asticella della soglia delle tollerabilità delle offese. “Pseudogiornalista”, pertanto, non è così grave da meritare un rinvio a giudizio.

Già, lo scontro politico. Peccato che Casagrande non sia affatto un politico, ma un giornalista, e la sua professionalità sia stata sminuita da dichiarazione ingiuriose pronunciate su un social network da parte di un esponente politico. E “pseudogiornalista” non è stata l’unica offesa. Su “piccolo uomo”, “sempre acrimonioso, acido e irritante” il gip non si è però voluto soffermare.
Fine della querelle giudiziaria. Dopo la richiesta di archiviazione del pm e l’archiviazione disposta dal gip, non c’è più nulla da fare. Rimarrebbe la carta del ricorso in Cassazione, che appare però impraticabile.

«Mi sono sentito particolarmente offeso come uomo e come giornalista dalla dichiarazione del dottor Trande, anche e soprattutto a causa dell’uso di un mezzo di comunicazione così forte quale è un social network. Senza dimenticare che detta dichiarazione è stata resa da un personaggio pubblico particolarmente influente nel panorama politico-istituzionale modenese. Gli effetti della lesione alla mia immagine e al mio decoro oltre ad essere di gravoso impatto emotivo si riflettono sui miei rapporti professionali e di lavoro. La critica politica o professionale se conforme a verità, interesse pubblico e continenza non può essere messa in discussione, ma in questa incresciosa vicenda così non è» scriveva Casagrande per motivare la sua querela. Trande, però, è stato risparmiato dai giudici.
Berlusconi, che indirettamente è coinvolto nella vicenda, parlerebbe di toghe rosse. E gli esponenti del Pd lo prenderebbero in giro. Troppo facile, però. Provate a non avere i giudici dalla vostra parte, per una volta.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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