Oltre cento i parlamentari passati con Renzi. Perché non indaga nessuno?

 

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«E’ arrivato il tempo di pensare alle riforme. La mia è una scelta difficile, eppure meditata e ponderata. Sicuramente giustificata da una grande voglia di tornare a fare buona politica. Tante grazie a Berlusconi, ma si chiude di fatto la mia lunga e fortunata esperienza con Forza Italia. E’ una decisione che, pur sofferta, prendo con grande entusiasmo e voglia di rimettermi in gioco. Voglia, anche, di metterci la faccia. I grandi cambiamenti che in questi mesi dipingono la politica italiana  e più in generale le istituzioni richiedono un impegno concreto. Un impegno da prendere e affrontare in prima persona. E in Forza Italia temo che questo non sia più possibile». Lo struggente comunicato diffuso ieri alle agenzie porta la firma di Pietro Iurlaro, senatore pugliese che ha sancito il suo passaggio dal partito di Berlusconi al gruppo autonomo Ala, che fa capo a Denis Verdini.

Si tratta dell’ennesimo cambio di casacca della XVII^ legislatura. Stando ai dati forniti da Openpolis, un’associazione che da anni si pone come obiettivo quello di monitorare l’attività del Parlamento e renderla comprensibile ai comuni cittadini, sono 227 i Parlamentari che hanno cambiato gruppo da aprile 2013, mentre i cambi di casacca oltre 300. Ciò significa che alcuni “rappresentanti del popolo” hanno cambiato gruppo di appartenenza più di una volta, alimentando questo storico walzer che contraddistingue la politica italiana. Ok, l’articolo 67 della Costituzione dice che ogni parlamentare rappresenta la nazione e non ha vincolo di mandato, ma è difficile credere che oltre un quinto del Parlamento abbia cambiato schieramento per semplici ragioni ideologiche o politiche.

La cifra più spaventosa, che nessun grande quotidiano osa mettere in risalto, è che la maggior parte di questi sono passati con Matteo Renzi, per garantirsi poltrone, prebende o la semplice consapevolezza di poter arrivare fino al 2018, anno di scadenza naturale della legislatura. Nel dettaglio,  alla Camera, contando i 15 deputati guadagnati dal Pd (in gran parte fuoriusciti da Sel), i 33 alfaniani e i 4 verdiniani approdati nel gruppo misto, i neorenziani sono in tutto 52, mentre al Senato, considerando gli 8 senatori guadagnati dal gruppo Pd, i 35 alfaniani e i 13 di Denis Verdini del gruppo Ala, si arriva addirittura a 56. In totale fanno 108, un numero non certo indifferente. Nell’elenco non sono inclusi gli 82 parlamenti dei gruppi Misti di Camera e Senato, quasi tutti filogovernativi, come i tosiani, gli ex grillini, i senatori a vita e quelli che attendono la nascita di nuovi partiti e nuovi leader.

In questo quadro di voltagabbanismo imperante, c’è una sola domanda che viene naturale porsi: perché nessuno indaga? Perché nessun pm sente il dovere di approfondire questi smottamenti politici? Qualche settimana fa, intervista dal Fatto Quotidiano, Michele Anzaldi, deputato Pd di rito renziano, arrivò a dire che «Verdini andrà politicamente ricompensato. Ora tocca pure pagarlo e ringraziarlo». Un’ammissione in piena regola. E’ ancora viva la memoria dell’assurdo processo di Napoli che ha visto la condanna di Silvio Berlusconi per la presunta corruzione di Sergio De Gregorio (scriviamo presunta perché si tratta di una sentenza di primo grado). S’indaga, si processa e si condanna solo quando passano con Berlusconi? Per il momento pare proprio di sì.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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