Pompei dimenticata ed i fondi stanziati per il nuovo Museo della Resistenza di Milano

resistenzacontinuaQuestione di priorità. 2,5 milioni di Euro per il Museo della Resistenza di Milano. Non 200.000, né 20.000. Certezze e celerità, proclami ed oblio. “È stato approvato oggi in Conferenza Unificata su proposta del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, il primo piano strategico “Grandi progetti beni culturali” previsto dalla legge istitutiva dell’art bonus. Primi beneficiari delle risorse – per un ammontare complessivo di cinque milioni di euro equamente ripartiti – sono il Museo Nazionale della Resistenza a Milano, che verrà realizzato presso la Casa della Memoria nello storico quartiere Isola […] E’ importante – dichiara il ministro Franceschini – che per il settantesimo anniversario della Liberazione possa aprire a Milano un museo dedicato alle donne e agli uomini che si ribellarono al regime fascista e all’occupazione nazista, scegliendo di lottare per un’Italia libera e democratica”. La nota, più fresca di un’Orata appena pescata, è di ieri, 22 Gennaio.

Nella situazione tragi-comico-drammatica in cui versa il sistema Italia, ogni singolo euro mosso da questo Governo, provoca profondi e ripetuti brividi alla colonna vertebrale di ogni italiano, quantomeno, attento. La “memoria”, dunque, verrà potenziata con una bella dose di fosforo, del valore di 2.5 Milioni di Euro, tanto entusiasmo e voglia di mettersi subito al lavoro. La mente, però, non corre tanto a settant’anni fa; piuttosto, vola alla drammatica situazione di “Pompei” ed alla dignità italica, ormai scesa a livelli più infimi e bastardi delle dichiarazioni di Renzi sull’arricchimento delle famiglie. Tra nuovi crolli, chiusure improvvise con frotte di turisti pronti a dare fiducia ancora una volta al nostro patrimonio artistico e culturale, lasciati fuori ai cancelli e l’Unione Europea che rischia di riprendersi quanto dato per una risistemazione, per un restauro effettivo, poiché incapaci di progettare una serie di interventi efficaci, la Resistenza verrà celebrata a suon di (nuove) banconote.

Un passo indietro. Chi non ricorda le parole del Commissario Europeo Johannes Hahn, in riferimento a “Pompei”, pronunciate la scorsa estate: “Non sono possibili deroghe. Invece di cercare le eccezioni — ha detto a Bruxelles — la cosa più importante è concentrarsi e lavorare […] occorre spendere, necessariamente, tutti i fondi assegnati al progetto – circa 105 milioni di Euro – entro il 2015”. All’epoca delle dichiarazioni, dei 105 milioni di euro stanziati per il Grande Progetto “solo l’1% è stato utilizzato e un altro 24% è stato destinato a lavori in fase di completamento. Il restante 75% va speso entro la fine del 2015”. Nei primi due anni non si è riusciti a raggiungere la metà della spesa programmata e alla fine del 2015, ha ribadito il Commissario Hahn, “ciò che non è stato impiegato del finanziamento di 105 milioni di euro andrà perso. Ogni tre o quattro mesi, terremo una riunione congiunta per il monitoraggio sui progressi compiuti, i lavori fatti o in corso”. A Marzo del 2014, quasi un anno fa, “solo 5 cantieri sono stati avviati, su 55 interventi da realizzare, e uno solo chiuso – a partire dal 5 Aprile 2012, giorno del lancio ufficiale del progetto –“ (Corsera).
Ma il rischio, guarda caso, di perdere finanziamenti fondamentali in tal senso, era stato calcolato dal Governo che proprio nel “Decreto Cultura”, oggi legge, favoriva l’esecuzione d’urgenza dei lavori – per il polo di Pompei, ovviamente – in caso di rischio di “un grave danno all’interesse pubblico” o di “perdita di finanziamenti comunitari”.

Certo. Tirar su un Museo, non è esattamente come restaurare un’antica città perduta. Il denaro pompeiano è di chiara provenienza europea. I 2.5 Milioni per avviare il Museo della Resistenza, sono ciccia nazionale.
Ma la vera amara e dura osservazione, risiede nel constatare l’entusiasmo, la celerità d’iniziativa ed intervento, la precisione sulle tempistiche, la volontà ferrea e mirata che si riscontra nel ricordare, solo una “certa” memoria storica, in un tuffo in valori, dal sapore anacronistico, vintage e resi forzatamente attuali, quasi vi fosse reale pericolo di restaurazione fascista, ed, al contempo, il suo esatto contrario, ovverosia assistere all’incuria, al degrado, all’incapacità di visione organizzativa, gestionale, strutturale – urgenti -, nel rimettere al mondo e garantire la nostra storia comune, veramente condivisa, vero vanto del nostro paese, quale può essere il polo archeologico, unico al mondo, di Pompei.
Questione di premura e priorità. Di “memoria” tra smemorati in mezzo a tanti proclami.

Bella (Pompei) Ciao!

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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