Pubblica vignetta anti-Kyenge: leghista condannato a 15 mesi

Rainieri-Facebook-675Un anno e tre mesi di reclusione e 150mila euro di risarcimento. Questa è la condanna che il tribunale di Roma ha deciso di comminare a Fabio Rainieri, ex parlamentare e attuale consigliere regionale della Lega Nord in Emilia Romagna.
L’esponente del Carroccio aveva pubblicato su facebook un fotomontaggio raffigurante l’allora ministro Cecile Kyenge con la faccia da orango, commentando “indovina chi è”. Il viso da scimmia era chiaramente sovrapposto a quello originale della Kyenge, la quale era ben riconoscibile nella foto in quanto seduta in parlamento in uno dei posti riservati ai membri del governo.

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La vignetta in questione è una delle più condivise su facebook, da taluni considerata di cattivissimo gusto e razzista e quindi censurabile, da altri semplicemente satirica. Da altri ancora di cattivissimo gusto e razzista sì, ma da pubblicare proprio per questo. Per la legge italiana pubblicarla è invece semplicemente configurabile come reato di diffamazione con l’aggravante della discriminazione razziale, che dovrebbe servire da deterrente per combattere il razzismo. Rainieri paga il fatto di essere un personaggio pubblico ed un esponente politico-istituzionale, a differenza di tanti “semplici utenti” di facebook è stato portato in tribunale e condannato.

C’è chi invoca il diritto di satira, cavalcando l’onda della strage di Parigi, chi invece plaude alla sentenza. E chi preferisce non entrare nel merito e cavarsela con un commento provocatorio ma di classe, come Alan Fabbri, candidato leghista alla presidenza della regione alle ultime elezioni: “Non entro nel merito della sentenza perché non sono un giudice, credo che la battaglia politica della Lega debba essere fatta sui contenuti e noto che il ministero di Kyenge era così utile che il Governo Renzi l’ha abolito e lei è stata spostata dall’Italia all’Europa. Ecco cosa ci ha lasciato: il nulla”.
Una frecciata a Rainieri che non ha fatto una battaglia sui contenuti ed una alla Kyenge che evidentemente di contenuti non ne ha avuti.

La vignetta pubblicata era razzista? Secondo i giudici sì. Ma a noi queste aggravanti-deterrenti continuano a non piacere. E siamo convinti che una battaglia culturale non debba essere fondata sull’intimidazione e sulla censura. O peggio sulla dittatura del politicamente corretto.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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