Quando Alfano diceva: “Segretario di partito e ministro sono ruoli incompatibili”

alfano319051Che Angelino Alfano e la coerenza non siano mai stati buoni amici, è un fatto risaputo. In pochi, infatti, si sono scordati di quando, all’indomani della sentenza di condanna nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo diritti Mediaset, mollò il suo padre politico pur di rimanere ancorato alla poltrona di ministro dell’Interno, carica che ricopre tuttora, nonostante nel frattempo a Palazzo Chigi sia salito Matteo Renzi.
Historia magistra vitae, ci hanno sempre detto a scuola. La storia è maestra di vita. Ed è vero, perché tende a ripetersi in maniera ciclica e continua. E non è detto che i protagonisti debbano per forza cambiare. Nel caso di Alfano, ad esempio, è successo nuovamente la scorsa settimana, in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica. E’ lì che il ministro dell’Interno ha dimostrato ancora una volta tutta la sua incoerenza.

Prima ha stretto un accordo con Berlusconi per far pesare gli oltre duecento voti dello schieramento moderato-popolare, poi, alle minacce di Renzi di far saltare il governo, si è subito rimesso in riga, votando Mattarella e consegnando al premier una vittoria politica di un certo rilievo. La cosa, ovviamente, non ha solo irritato Berlusconi, ma anche molti all’interno di Ncd, che hanno messo Alfano di fronte a una scelta: o lasci il governo o fai il segretario del partito.

Angelino, al contrario, cerca di resistere il più possibile nella sua doppia veste di ministro-segretario. Eppure la scelta non dovrebbe essere così difficile. Quando Berlusconi lo lanciò a capo del Pdl, Alfano era ministro della Giustizia e il buonsenso di qualcuno lo costrinse a prendere una scelta, malgrado la sua poca propensione alle dimissioni.

Così il 27 luglio 2011, dopo essere stato eletto per acclamazione segretario del primo partito italiano, Alfano rassegnò le sue dimissioni da ministro, spiegando la sua visione delle cose e l’incompatibilità tra i due ruoli. «Carissimo Presidente – scrisse in una lettera indirizzata all’allora premier Berlusconi – a ragione dell’incarico di Segretario politico del Pdl, di recente conferitomi rassegno le mie dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia, in considerazione della specificità e dei compiti che allo stesso sono riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale e che mi fanno ritenere tale funzione di Governo incompatibile con un così rilevante incarico politico».

Parole semplici, parole chiare. Alle quali non si può non pensare oggi, visto che Alfano si trova nella stessa identica situazione. Perché il doppio ruolo di ministro-segretario era incompatibile solo allora? Perché non lo è anche adesso? Cosa è cambiato? Sono tante le domande alle quali Angelino Alfano dovrebbe rispondere, ma difficilmente lo farà. La poltrona va oltre ogni cosa. Anche la più semplice, come la verità.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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