Questa Chiesa demagogica, succube della decadenza morale che sgretola la società

ImageProxyLa copertina dell’ultimo numero del settimanale statunitense Newsweek propone una domanda inquietante: “Ma il Papa è cattolico?”. Una domanda assai meno retorica di quanto sembri, sulla quale il popolare magazine si disimpegna in modo diplomatico, in pratica senza rispondere: “Certo che lo è. Solo che non lo si capirebbe dalla sua rassegna stampa”. Ovverossia, il Papa per forza che è cattolico, ma non fa nulla per sembrarlo, con ciò diffondendo dubbi e smarrimento tra i credenti e prestandosi alle strumentalizzazioni di chi accusa la Chiesa di Roma di essere la stampella dei poteri forti e del conservatorismo per renderla debole e vulnerabile ed asservirla alle proprie visioni ideologiche.
Il 22 settembre il Papa sarà in visita negli Stati Uniti dove la locale comunità cattolica è frastornata e disorientata dalle uscite un po’ “sui generis” del pontefice, spesso compendiate da battute che lasciano di sasso l’audience che le raccoglie. E molte aperture di Papa Francesco su alcuni temi dominanti del cattolicesimo, quali quelli sulla vita, la fecondazione, il matrimonio, l’ambiente, il lavoro, suscitano preoccupata perplessità tra i fedeli. Sembra quasi che nella travagliatissima fase attuale della storia, contrassegnata da grandi sconvolgimenti e da profonda crisi economica e sociale, la Chiesa abbia deciso di abbassare le barriere all’ingresso per fare proselitismo e combattere la crescente disaffezione verso la religione e lo spiritualismo andando ad attingere qualche presunto alleato, qualche subdolo puntello nel campo del dilagante materialismo ateo e demagogico. L’ecumenismo è una peculiarità del cattolicesimo, con la Chiesa pronta ad accogliere tutti quelli che “vogliono cambiarsi dentro”, ma non a mutare sè stessa per adeguarsi alle mutate esigenze dei tempi e dei “potenziali clienti”. La Chiesa cattolica si fonda sui dogmi, verità immutabili, spesso incomprensibili, e che pertanto si possono accettare non razionalmente, ma per per fede. Se la fede non c’è, amen, si può essere tutto tranne che cattolici osservanti. Non si possono edulcorare od ammorbidire i dogmi solo per far contenti quelli che vorrebbero essere cattolici, ma a modo loro.

A costo di apparire presuntuosi, noi riteniamo di essere cattolici convinti, tradizionalisti e credenti doc. Il nostro percorso formativo s’è iniziato dalle suore orsoline, è proseguito dai padri maristi per poi concludersi nell’unica città degli Usa a maggioranza cattolica, nella quale abbiamo frequentato un liceo cattolico che ha per stemma la lupa capitolina, con didascalie in latino riguardo nome della scuola e l’anno di fondazione, il 1635, rigorosamente scritto con numeri romani. Siamo tra quelli che ancora ascoltano la messa in latino, quando possibile, che il venerdì mangiano solo baccalà con i ceci, che stanno di magro nei giorni di Passione, che fanno il giro delle Sette Chiese prima di scorpargersi il capo di cenere il mercoledì che apre il periodo di Quaresima. Da sempre ci hanno inculcato quelli che sono i valori etico-morali che contraddistinguono i cattolici da quelli che professano altri credi o nessun credo. Non vogliamo sostenere che i cattolici siano meglio o peggio di questi, ma solo che sono diversi. La questione è allora come i cattolici veri, non i Renzi ed i Vendola, devono porsi e proporsi nei confronti di coloro che non lo sono, e quali siano le indicazioni della Chiesa per loro, in linea con i principi della fede cui i cattolici devono attenersi nei loro percorsi.
Proprio perchè cattolici osservanti, siamo altresì convinti, nel pieno rispetto di ogni individuo e della sua libertà di coscienza, della laicità dello Stato. Laicità, non quel laicismo che nasce da un profondo e discriminatorio sentimento anticlericale di cui la sinistra ha permeato la società contemporanea in nome di una presunta libertà intellettuale. Ma allora, se lo Stato deve essere laico qual è il ruolo dei cattolici nella partecipazione alla vita politica nazionale? La risposta ce l’ha data il Card. Joseph Ratzinger quando in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre del 2002 definì la categoria dei “valori non negoziabili” nella “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”.

Il Card. Ratzinger non è mai stato un cattolico qualunque, e non perchè poi sia divenuto Papa Benedetto XVI, ma perchè rimane a tutt’oggi, ancorchè isolatosi a Santa Marta, uno studioso unanimemente riconosciuto come il più grande teologo del nostro tempo, uno dei più grandi di sempre, come San Tommaso d’Aquino, Sant’Agostino d’Ipponia o Santa Caterina da Siena. Persino una figura prorompente come quella di Papa Giovanni Paolo II, il più grande pontefice degli ultimi tre secoli almeno, non si azzardava a leggere nemmeno le note dell’Angelus domenicale dalla finestra su Piazza San Pietro se prima non aveva ricevuto il placet del Cardinale teologo sul discorso che aveva in programma di pronunciare.

Nel paragrafo 3 di quella Nota si ribadiva il concetto che “non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno”. Quindi niente intromissioni ed invasioni di campo, cui invece siamo spesso costretti ad assistere. Precisava poi la Nota che “se è vero che un cristiano è tenuto ad ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali (se, cioè, va rispettato il parere di ciascuno anche se non la pensa da cristiano, ndr), egli è ugualmente tenuto a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire di principi etici che per loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili”.
Al paragrafo 4. la Nota poi forniva una sorta di metodo empirico, una esemplificazione all’applicazione di questo principio partendo dal presupposto che “la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona”. Insomma non si può fare politica con i Vendola ed i suoi affini. Questo significa, aggiungiamo noi, che pur tenendo aperto il dialogo con tutti, chi si rifà al Cristianesimo non può che porsi in posizione antitetica rispetto a coloro la cui impostazione deriva da un materialismo corrotto e corrompente, che mina dalle fondamenta una società pacifica, civile ed aperta ad ogni istanza. Ovvero, che il cattocomunismo non può esistere, che è una contraddizione in termini, che ognuno secondo propria coscienza deve decidere se stare di qua o di là, senza compromessi e senza sotterranei consociativismi funzionali ai propri interessi.

Continuava la Nota in oggetto a proposito della partecipazione alle scelte della politica :”Le esigenze etiche fondamentali ed irrinunciabili, nelle quali è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona, sono quelle che emergono nelle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia, quelle che concernono la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, protetta nella sua unità e stabilità ed alla quale non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza; quelle che garantiscono la libertà di educazione ai genitori per i propri figli (cioè riconoscono il valore della scuola cattolica paritaria che tra l’altro fa risparmiare oltre 6 miliardi di euro l’anno allo Stato, ndr)”.

Non suscita quindi alcuna sorpresa che l’espressione “principi non negoziabili” introdotta dal Joseph Ratzinger Cardinale nel 2002, sia stata da allora ripresa molte volte dallo Joseph Ratzinger in versione Papa Benedetto XVI e coerentemente utilizzata in molti altri documenti del Magistero, fino al punto da divenire di uso comune ogni qual volta si discuta sulle posizioni in merito alle quali la Chiesa ed i cattolici non possono e non devono transigere. È fuor di dubbio che gli ammonimenti del Papa a difendere fino in fondo i valori non negoziabili è rivolto in primo luogo ai cattolici che partecipano alla vita politica, ma anche ai giuristi ed ai legislatori. Se infatti questi non si rifacessero a questi principi non negoziabili che in effetti tutelano il diritto naturale di ogni essere vivente a prescindere dagli orientamenti ideologici e culturali, sarebbe loro possibile attuare qualsiasi sistema sociale, ma che non sarebbe nè ordinante, nè pacificante, bensì realizzato in una dimensione di forza bruta e cieca che ripugna le coscienze degli uomini liberi.

Per esemplificare, se “la vita non è tutelata giuridicamente dal suo inizio fino alla sua fine naturale, l’esistenza dell’individuo cade inevitabilmente nelle mani di poteri bio-politici, governati dalla logica glaciale della funzionalità riproduttiva. Se la famiglia non viene riconosciuta come l’ordine antropologico primario, antecedente a qualsivoglia ordine politico, perché, a differenza di questo, è dotato di una naturalità non convenzionale, l’identità personale di ogni essere umano diviene evanescente e cade nella disponibilità delle forze occasionalmente prevalenti. Se si nega ai genitori la libertà di educare ai propri valori i figli per affidarli unicamente allo Stato, la formazione delle nuove generazioni verrà inevitabilmente modellata sui paradigmi impersonali della politica e non su quelli personali dell’unico luogo, cioè il contesto familiare, nel quale l’individuo può farsi riconoscere e riconoscere l’altro in una logica di comunicazione totale. Negoziare su tali principi implica mettere in discussione non opzioni individuali per il bene (cosa che è sempre, in linea di principio, lecita, ndr), ma l’esistenza stessa di un bene umano universale, al quale tutte le persone hanno il diritto di attingere”.

Se la logica è questa, ed i cattolici sono tutti convinti che questa debba essere la logica prevalente, come si possono giustificare le aperture che abbiamo vissuto di recente? La comprensione verso le donne abortiste incallite, l’accondiscendenza per l’eutanasia, la supina accettazione del disumano mercanteggio degli immigrati clandestini, l’accesso ai sacramenti di divorziati risposati civilmente che per la Chiesa dovrebbero essere solo dei bigami da scomunicare, la comprensione per le unioni gay ed il riconoscimento delle unioni di fatto sono atteggiamenti sconcertanti che tra l’altro avallano la possibilità di collaborazione politica tra chi dovrebbe difendere come ragioni primarie i valori non negoziabili, e chi invece tali valori vuole abbattere e stravolgere per costruire un ordine sociale fondato sull’egoismo, la violenza senza alcun rispetto, l’arbitrio e l’assoluta dissolutezza morale. Non può essere la Cattedra di Pietro a volere tutto questo, come la Chiesa americana cercherà di spiegare al pontefice. Unicuique suum, non praevalebunt.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi