Reati e gestione flussi immigrati: i militari nelle nostre città non servono

2108356-milano_okkkkkkkkkkkContinuano a scorrere le immagini di quel mare e quelle persone che rischiano ogni giorno di essere risucchiate dalle onde e come un’inutile litania proseguono i mea culpa di quella politica che ancora non ha scelto, o forse non vuole scegliere, di gestire quella che di fatto è diventata una tragica invasione.
E’ colpevole la miopia istituzionale di questo paese che non è stata in grado di fronteggiare un problema che da tempo mette a repentaglio la sicurezza delle nostre città.
Con un’immigrazione che raggiunge cifre milionarie in continua e costante crescita lo Stato non riesce, o forse non vuole, inasprire fattivamente il livello di punizione e di contenimento di quei cittadini, italiani, stranieri (regolari o no poco importa) che continuano a deturpare l’incolumità delle nostre aree urbane.

Si continua a propinare ricette inutili e incapaci di portare vero beneficio alla sicurezza pubblica, ricordiamo ad esempio l’uso smodato dei militari che se pur possono essere efficaci nella vigilanza di obbiettivi a rischio (del resto chi meglio di loro?) sono del tutto inutili in accoppiata alle forze dell’ordine nei servizi di pattugliamento.
Ai militari infatti non sono delegate, giustamente, competenze tout court di ordine e sicurezza pubblica né di repressione dei reati tipiche delle forze di polizia costituendo così, alla fine, un impiccio, un aggravio di lavoro maggiore per quei esponenti della forza pubblica che si ritrovano a dover letteralmente badare a persone non addestrate per fare i poliziotti.

E poi, guardiamo in faccia alla realtà, come si può contenere una mandria all’interno di un recinto aperto?
Un chicchessia che si macchia di un qualsiasi reato se il giorno dopo il processo per direttissima di fatto torna libero di tornare a delinquere come si può aumentare il livello di sicurezza del cittadino?
Nelle pieghe di un continuo indulto è chiaro e lampante che senza alcun reale contenimento le nostre città continueranno ad essere oggetto di predazioni e reati di ogni tipo perché nessuno riesce realmente a fermarli.
Inasprire le pene e non aumentare i livelli di contenimento carcerario è un assurdo che solo le persone che non vogliono approfondire e conoscere il sistema vigente può sostenere.

Ci propinano da tempo modelli alternativi di detenzione ma considerando le recidive non si può non avere un congruo numero di posti nelle carceri perché oggi spesso accade che chi sta scontando una pena in regime domiciliare, in caso di evasione, ai domiciliari ritorna, qual è quindi in questo caso la sanzione più grave per chi non rispetta le regole?
Non ci sono posti nelle carceri? La sicurezza costa, è vero, cosa stiamo aspettando ad investire?

Nessuno in fondo va al di là della notizia, in pochi si chiedono dopo i titoloni di un arresto per furto, spaccio o violenze varie, come va a finire quel processo, cosa ha fatto realmente il sistema per annichilire l’individuo resosi responsabile anche di fatti reato gravi.
Ed è nei giochi di questa ignoranza continua e altalenante che da un lato ci rassicura ma dall’altro ci prende per i fondelli, che dobbiamo chiedere a questo paese di cattocomunisti cronici di aver il coraggio di cambiare le cose, di punire davvero i colpevoli ritornando a investire nelle carceri, nelle forze dell’ordine, nei sistemi elettronici di monitoraggio (vedi braccialetti elettronici) e in tutti quei mezzi di repressione (non solo prevenzione) dei reati che consentano a tutti noi di ripulire le strade delle nostre città.

Foto: Newpress

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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