Renzi incapace di salvare l’Ilva: l’UE pronta ad un’inchiesta. Nel frattempo, 20% a un privato

qwtgbhMentre i contadini salentini piangono inermi nel vedere eradicati ulivi secolari di inestimabile valore, mentre il paradiso della costa jonica del sud tarantino sta per essere devastato dalla costruzione del depuratore consortile con scarico a mare voluto dall’Acquedotto Pugliese ed imposto forzatamente (nonostante le numerosissime proteste delle popolazioni colpite dal futuro ecomostro), mentre è scontro tra pro-gender e no-gender (scontro che ovviamente vede il Governatore Emiliano tra le fila dei pro-gender tanto da aver dato il beneplacito anche alla realizzazione del BIG- Bari International Film Gender Festival), mentre i trasporti regionali sono al massimo degrado storico, tanto che interi pullman carichi di studenti prendono improvvisamente fuoco, mentre il Governatore Emiliano si galvanizza, scoprendosi “piccolo chimico”, proponendo l’utilizzo del gas al posto del carbone nell’Ilva … in tutto questo marasma regionale, solo una cosa è certa: i soldi dei Riva non si toccano!

E non è una novità: già con l’ex Governatore Nichi Vendola, infatti, si erano palesati i mal celati favoritismi verso la famiglia dell’imprenditore Emilio Riva e l’Ilva di Taranto, culminate in un’intercettazione telefonica (qui riportata) del 2010 pubblicata dal Fatto Quotidiano, ove l’ex Governatore pugliese (leader di SEL: Sinistra, Ecologia e Libertà … ma dove???) si complimentava con Girolamo Archinà, dichiarando di “aver riso per 15 minuti” dopo aver visto il video in cui lo stesso Archinà impediva al giornalista di porre domande sui tumori all’ex patron dell’Ilva Emilio Riva.

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Ma quale è stata, oggi, l’ennesima mazzata che ha colpito la popolazione tarantina? Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha decretato che i fondi sequestrati ai Riva in Svizzera, a seguito dell’inchiesta milanese per truffa ed evasione fiscale, non rientreranno in Italia: 1miliardo e 200milioni di euro. Questo c’era da aspettarselo, perché in politica estera l’Italia conta ormai come spade quando regna bastoni. Eppure c’è chi quei soldi li aveva promessi. E, di contro, c’era di quei soldi li sognava e li aspettava per risanare Taranto e la salute dei Tarantini.

Quel tesoro bloccato era la “copertura” che Renzi aveva “trovato” per lo stanziamento degli 800 milioni previsti nella Legge di Stabilità 2016 e che sarebbero serviti per la messa in sicurezza dello stabilimento ed al prosieguo della sua attività. “L’ultima decisione della magistratura svizzera è l’ennesima doccia fredda nella vicenda Ilva.”- sottolinea Lunetta Franco, Presidente di Legambiente Taranto – “Le possibilità che l’Ilva di Taranto possa essere effettivamente reso compatibile con l’ambiente e la salute dei cittadini, oltre che la sua stessa sopravvivenza, diventano veramente improbabili. Stiamo pagando per l’assenza di una strategia, come dimostra l’assenza a tutt’oggi di un piano industriale”.

Dura nei confronti di Renzi, continua la Presidente di Legambiente Franco: “Non ci si può affidare soltanto ad eventi aleatori, quali l’utilizzo del denaro sequestrato ai Riva nell’ambito dell’inchiesta milanese: questo comportamento è sintomo dell’incapacità del Governo a gestire la crisi di Taranto e che basa la sua azione solo su provvedimenti dettati dall’urgenza e non dipendenti dalla propria volontà”. L’On. Gianfranco Chiarelli commenta: “E ora? E’ evidente che il piano del Governo perde totalmente di credibilità e che sia urgente un chiarimento in Parlamento da parte di Renzi” – continua – “Il governo italiano alzi la voce, se ha davvero interesse a farlo, e almeno una volta si faccia valere a livello internazionale” Il ricorso, che è stato accolto dai giudici lo scorso 18 novembre (anche se la notizia è rimasta sottaciuta fino ad oggi), riporta la medesima motivazione “tecnicistica” che lo stesso Governatore Emiliano ha sostenuto su Radio 24: “Era inevitabile: quella somma non è stata confiscata definitivamente, ma bloccata cautelativamente. Non può essere certamente utilizzata per sostenere il principio del chi rompe paga”.

E, quindi, CHI paga ora? Come al solito chi ci va di mezzo in tutto questo “scontro fra titani” sono i poveri operai: 12 mila persone rischiano di rimanere senza lavoro da un giorno all’altro. Infatti, da Arcelor-Mittal a Eurofer, i concorrenti dell’Ilva stanno pressando la Commissione Ue affinché fermi l’acciaieria di Taranto, in quanto l’eccesso di produzione in Europa corrisponde esattamente alle quantità messe sul mercato dell’Ilva, con forti perdite. L’avvio di un’indagine formale da parte dell’Unione Europea per “aiuti di Stato” è ormai imminente e sembra che per Bruxelles questi aiuti siano da considerarsi illegali. Infatti, riferendosi (questi aiuti di Stato) al miliardo e duecento milioni bloccato in Svizzera, i giudici elvetici hanno anticipato Bruxelles.

Il problema ulteriore è che Renzi si sta facendo anche carico dei costi di risanamento ambientale (500 milioni per ora, 1.8 miliardi in totale) che spetterebbero però all’Ilva. Perché? È chiaro che da Zurigo a Bruxelles è iniziato un assalto al magnate dell’acciaio europeo, che sembra abbia peccato di sovrapproduzione … e la questione preoccupa, a buon diritto, anche Confindustria; Bruxelles, infatti, potrebbe obbligare l’Italia a sospendere immediatamente l’aiuto e ciò significherebbe chiudere da subito l’impianto: mandando a casa 12mila lavoratori e le rispettive famiglie … oltre a non aver risolto in alcun modo la questione ambientale …

Quindi, ricapitolando, mentre 12mila operai si troverebbero senza lavoro, mentre la situazione ambientale tarantina non presenta albe auree, mentre i casi di tumore continuano a salire nella zona … il tesoro dei Riva non si tocca! Ma, anzi, si vocifera che il Governo potrebbe posticipare a dopo il 31 dicembre la nascita della cosiddetta new.co. che vedrebbe al 60% CdP, al 20% le banche creditrici verso Ilva ed al 20% un soggetto privato … Chi?

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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