Renzi parla di rottamazione ma ricandida Fassino, in politica dal 1975

“Abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico d’Europa!”, gridava Renzi ieri sul palco della Leopolda. Si vanta ancora l’ex sindaco di Firenze. Come se la realtà fosse quella che più gli piace e non quella spietata che racconta tutta un’altra storia. Perché il premier è riuscito a fallire anche nell’intento più facile, in quella rottamazione che per tanto tempo è stata uno dei leimotiv della sua scalata al potere.

Proprio mentre Renzi parlava, galvanizzando la folla intorno a lui, Piero Fassino, simbolo della vera gerontocrazia italiana, annunciava la sua ricandidatura a sindaco di Torino. “Ho deciso di ricandidarmi e confermare il mio impegno a servizio della città per creare tutte le condizioni perché Torino continui a offrire occasioni di sviluppo, di crescita e di futuro ai suoi cittadini”. Tante belle parole che però cozzano totalmente con i propositi del presidente del Consiglio, che tra l’altro ha accolto con favore l’annuncio dell’ex segretario Ds (“In bocca a lupo a Piero, il mio abbraccio per il futuro di una grande città come Torino”, ha detto Renzi).

Piero Fassino, 66 anni, nato ad Avigliana e vecchio comunista di ferro, è in politica dal 1975, anno in cui veniva eletto consigliere comunale nelle liste del PCI proprio nel capoluogo piemontese, anno in cui, tra l’altro, nasceva Matteo Renzi. Deputato in carica per cinque legislature, due volte ministro, Fassino ha passato indenne il passaggio traumatico tra prima e seconda Repubblica, riuscendo a scampare persino all’ondata di “rinnovamento” portata dall’ex sindaco di Firenze.

Assieme a lui sono in tanti i gerontocrati saliti sul carro renziano. Sergio Chiamparino, anche lui vecchio comunista come Fassino, anche lui in politica dal 1975, non è da meno. Oggi guida la regione Piemonte e non sembra affatto volersi ritirare. E che dire di Franco Bassanini? 75 anni, cinque legislature alla Camera, due al Senato e una vita spesa al fianco di Giuliano Amato, era tra coloro che alla Leopolda sedevano in prima fila, applaudendo vigorosamente l’intervento di Renzi. Fino a qualche mese era presidente della Cassa depositi e prestiti, ma dopo un lungo braccio di ferro con Palazzo Chigi ha deciso di abdicare, diventando consigliere economico del premier. Alla faccia della meritocrazia e del rinnovamento.

@eugcipolla

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