Sgozzati a gratis, quanto ancora devono sopportare gli italiani?

20150313_terniSi poteva chiamare Giovanni, Giuseppe o Mario ma anche Ahmed, Assan, Alì, non avrebbe fatto differenza se all’anagrafe fosse stato un Ionut o un Vasile, ma a soli 27 anni a Terni non si può morire sgozzati senza alcun motivo.
David Raggi, da volontario del soccorso ha avuto immediata coscienza delle sua fine ed è ancora più atroce il pensiero di dover affidare agli amici l’ultimo pensiero d’amore per i suoi cari, stava morendo e lo sapeva.
Non possiamo accettare che un qualsiasi individuo possa essere così libero di andare e ritornare nel nostro Paese, di essere clandestino, di spacciare, di rubare e alla fine uccidere un qualsiasi passante la cui unica colpa era quella di essere uscito per una serata tra amici.
L’Italia e gli italiani hanno la possibilità di essere rabbiosi?
Possono chiedere di non volere più individui che provengono da una cultura abituata a non avere rispetto della vita?
Possiamo ancora pretendere di non importare persone che arrivano da quei Paesi che se non sono in guerra con le altre nazioni forse lo sono con quel concetto di umanità e rispetto per l’essere umano in generale?
Forse qualcuno può pensare che sia il prezzo del colonialismo, di quel contrasto ricco-povero in cui il pianeta è da sempre gettato, ma non meravigliamoci se da domani quel livello di razzismo che questo Paese, perché cristiano, vuole rifiutare monterà sempre di più e in maniera sempre più forte.

E non cominciamo a buttare nel mezzo le politiche di accoglienza della presidente Boldrini o della sempre a sproposito nominata Cecile Kyenge, non mettiamoci di nuovo e ancora sul carro di chi anche a destra su queste vicende continuerà a speculare sino alle prossime elezioni, basta prenderci in giro, morti come quelle di David Raggi non si possono e non si devono più tollerare.
Restituiteci la serenità nelle case, nelle strade, ridateci il nostro bel paese, riconsegnateci la possibilità di essere cristiani, altruisti e accoglienti e non con il timore di finire sgozzati per colpa di un aperitivo con gli amici.

Ridateci la legalità e la capienza delle carceri, la possibilità di annichilire chi semina morte, terrore, paura e violenza, consentiteci di essere padroni in casa nostra di difendere la nostra terra, i nostri affetti, il nostro lavoro e il frutto del sudore.
Perché Amine Aassoul, clandestino, pluripregiudicato marocchino è solo l’ultimo dei tanti, e che non saranno solo stranieri, che ancora continueranno a distruggere quello che di bello è stato il nostro Paese, pur nel suo più becero cattocomunismo, nonostante i suoi radical chic, le sue visioni troppo perbeniste e quelle che, quando c’era benessere vero, ci poteva consentire di farci depredare e aggredire con meno problemi perché, si sa, quando c’è benessere è più facile ricomprare tante cose, tranne la vita.
E dopo Kabobo a Milano e altre vicende di sangue dove la politica assiste passiva, qualcuno ci spieghi come si può risolvere violenza, rapine, furti, scippi, omicidi senza senso e senza movente ad esempio con l’esercito nelle strade, militari costosi e inutili, manco potessero sparare a vista a gente che come Aassoul sottrae senza motivo la vita a un Italiano.

Si, lasciatecelo dire, un italiano, un bravo Italiano, di quelli come pochi ve ne sono.
E se l’Italia diventa rabbiosa, razzista e senza alcun freno inibitore qualcuno ha da spiegarci il perché si vuole questo, sino a che punto si vuole arrivare, che ignoranza questo sistema vuole far emergere e perché.

Vogliono forse che inizi la caccia allo straniero?
Vogliono ingrassare le tasche degli avvocati che difendono persone diventate eroi loro malgrado come Graziano Stacchio?
Dove i signori della politica, oltre verso il baratro economico, vogliono portare l’Italia ?
Che qualcuno ci risponda, e presto, prima che sia troppo tardi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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