“Una presa in giro”, “si deve fare”. Il cambiaverso di Franceschini sul Ponte di Messina

dario-franceschiniVe lo ricordate il Ponte sullo Stretto? Sì, quell’opera faraonica che la sinistra, durante i dieci anni di governo Berlusconi, ha snobbato, definendolo in tutti i modi possibili e immaginabili? Ora, e più precisamente da quando Matteo Renzi ha aperto uno spiraglio sulla realizzazione dell’opera, sembra essere tornato di moda. Soprattutto nel Pd, dove, chi lo criticava con Berlusconi al governo, oggi sembra essere entusiasta. Ieri è stato il turno di Dario Franceschini, l’uomo dalle mille vite politiche. Da quando è ministro, infatti, l’esponente dem si è totalmente defilato, assumendo una posizione attendista rispetto al contesto politico in corso e limitandosi essenzialmente a compiacere il premier Matteo Renzi pur di mantenere la propria poltrona.

“Il Ponte sullo Stretto? In passato era un simbolo, non collegato a un disegno strategico. La volontà che il presidente del Consiglio ha espresso, e che io condivido assolutamente, di portare l’Alta velocità nel Sud, farla arrivare in Sicilia e recuperarla anche sul versante adriatico comporta, come conseguenza di questa scelta, anche questo progetto”, ha detto durante una conferenza stampa. “Renzi – ha aggiunto – ha posto il tema del Ponte sullo Stretto non come una cattedrale nel deserto”. Insomma, questo ponte s’ha da fare. Improvvisamente è divenuto opera strategica, di fondamentale importanza per la Sicilia, una regione che attualmente non può contare nemmeno sulla maggiore autostrada che ha disposizione.

Eppure Franceschini non è stato sempre a favore della costruzione dell’opera. Il 14 ottobre 2009, intervistato dal Tg3, l’allora segretario del Pd, criticò senza mezzi termini i progetti del governo Berlusconi a riguardo. “E’ veramente una presa in giro inqualificabile proporre un’opera faraonica mentre pochi giorni fa le case sono cadute sotto la frana a Messina”, disse, sottolineando come fosse necessario piuttosto “mettere in campo un grande piano di manutenzione delle scuole italiane che cadono a pezzi”.

Non solo, fu lo stesso Franceschini, nell’ottobre del 2006 a firmare una mozione, poi approvata dalla Camera con 272 voti a favore (contro 234 contrari) che stoppava la realizzazione dell’opera, avviata qualche anno prima dal governo Berlusconi (2001-2006). Nel documento si giudicava “non prioritaria” la costruzione del ponte e si impegnava il neo-governo Prodi a realizzare altri interventi per migliorare la viabilità del mezzogiorno. Oggi, a dieci anni di distanza, Franceschini ha cambiato nuovamente idea. Chissà come mai. Vero che a pensar male si fa peccato, ma molte volte ci si azzecca.

@eugcipolla

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