Vanessa, Greta a mai più rivederci

20140806-greta-remelli-vanessa-marzullo-655x436Il mito del progresso è ormai troppo lanciato on the road per essere fermato. Quell’infame visione di modernità e di avvenire che cancella ogni valore fondante e vitale che bilancia e costruisce le fondamenta della propria individualità. Sedate coscienza e moralità, ognuno può fare ciò che vuole in questo mondo plastico ed ultraveloce. Tutto s’inverte. Le remore sono per i moralisti. La capocciata al blocco di travertino in piena assennatezza, per i veri avventurieri. Care – si fa per dire – Vanessa e Greta, in un’intervista avete reso nota la vostra estrema volontà. “Torneremo ad aiutare il popolo siriano”. Andate, andate pure. Padrone del vostro avvenire e della vostra battaglia. Regine indiscusse del vostro futuro. Ma non vi voltate, non vi girate a guardare. Non osservate dall’ oblò di un aereo lo “stivale” farsi piccolo. Più piccolo di così non potrà essere. Ad ogni ferita al buon senso, si ridimensiona e si accorcia fino a sparire, fino a assorbire la residua dignità. Andate ora, andate e non ponetevi il problema di aver offeso, di aver illuso. Andate ma non tornate più. Perché il vostro esempio non ci serve, perché ne abbiamo di ragazzi a spaccarsi la schiena in turni interminabili in Croce Rossa, di bravi spalatori con le rifrangenze sulle cosce pronti a partire ad ogni sussulto del terreno. Ne abbiamo di modelli, riserve di magnanimità, di purezza. Gratuitamente, nel silenzio, in un osanna alla coscienza.

Tornate, partite e lì stabilizzatevi. Mettiate su famiglia, cerchiate di non farvi ammazzare in qualche sassaiola, elogio alla follia sharitica. Siate orgogliose di servire un uomo e la sua legge, una terra e le sue genti ma non pensiate, neanche per un vano istante di tornare laddove nessuno, nessuno ancora vi accoglierebbe, vi integrerebbe. Perciò partite, non abbiate rimorsi. “Gli insulti passano. Il fango e le cattiverie me le sono tolte di dosso”. Queste le vostre recenti parole. Con questo spirito flaccido e viziato, con quegli occhi rigonfi di gratitudine e paura, sporcati di vergogna con cui atterraste al sicuro dopo la vostra dorata prigionia, destatevi ancora e partite.

Che ne sarà di noi, grotteschi pizza e mandolino? Nulla, certamente. Perché forse, distratti da una generazione che sta disconoscendo il significato di futuro, inzuppati e fradici in una pozzanghera di buonismo militante, politicamente corretti, da una crisi umana snervante e da una prospettiva di vita pessima, non ci accorgeremo neanche della vostra partenza e forse, forse faremo il più bel dono alla nostra residua dignità di popolo relegandovi, nel tempo, nel limbo maledetto dell’indifferenza. Siamo abituati alle ferite profonde inferte da insufficienti ma sottilissime stilettate partorite dalla marcia ingratitudine. Come le due Simone, Simona Torretta e Simona Pari, rapite nel 2004 che appena ebbero la possibilità di parlare in territorio italiano, dopo difficili operazioni per la loro liberazione, si affrettarono a ringraziare immediatamente “il popolo iraqueno” senza menzionare il Governo Italiano; le stesse che si sentivano più vicine a chi voleva sgozzarle che a chi le ha liberate, come disse una delle due: “La lotta di resistenza di un popolo per liberare il Paese occupato è garantita dal diritto internazionale. Il terrorismo uccide indiscriminatamente anche i civili. Condanno il terrorismo. Nessuno può chiedermi di condannare una lotta di resistenza”. Oppure quando Giuliana fu portata via e nascosta. Poi fu trovata e per lei si sacrificò l’agente Calipari. Tornata alla sua vita, dimenticato il trauma del sequestro, era più convinta che mai: i Marò erano colpevoli, era giusto fossero stipati in India come una nave cargo mai pronta a partire e Fabrizio Quattrocchi, era un mercenario immeritevole di medaglie e ricordo. Quanto è facile dimenticare, abortire un sentimento di disperazione e grazia. Soffocarlo a pagamento avvenuto. Anche per lei pagammo più di quattro milioni di Dollari ed un riscatto dal valore incalcolabile, quello di una vita umana.
Abituati all’ingratitudine, percepiamo il crescente disinnamoramento verso il suolo natio, verso l’attaccamento ad una Patria che è una casa, così facile da dimenticare, da snobbare, verso cui è sempre più facile disobbedire e non chiedersi che conseguenza possano avere tante delle nostre azioni.

C’è chi si accanisce contro di voi e chiede che dalle vostre tasche prima o dopo, in qualche modo, escano quei denari pagati per il vostro rientro alla democrazia, a quell’Occidente bastardo che vi ha ingrassato, vi ha nutrito, che vi ha fatto credere che tutto è possibile, senza freni inibitori, logici, coscienziali. Lo stesso che non si accorge quando tanti dei suoi figli escono di casa per andare a frequentare amichetti incappucciati molto pericolosi, dall’altro capo del mondo e della battaglia. Per vizio, per diletto, per curiosità, per assenza di riferimenti e di attenzione. Molti di noi lo pensano, vorrebbero indietro quella somma eppure in cuor nostro lo sappiamo. Voi partirete ancora e quei soldi non li vedremo mai più.

Ormai dodici milioni di Dollari sono stati pagati e nessuna bava alla bocca d’ira ceca potrà rimborsarli al nostro sciagurato Paese, ad uno Stato che ha completamente perso la sua funzione educatrice, equilibrante.
Non c’è altro da aggiungere. Quando le ruote dell’aereo si staccheranno dal suolo, dimenticateci perché noi vi avremmo completamente cancellato.

Cordialmente

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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