Fortunatamente non tutti i bambini di nome Matteo sono “renzosi”

12742739_947392015345346_1601272683256922359_nA cosa non arriva il cinismo di certi politici pur di raccattare consensi.
Usare il volto di un bimbo di nome Matteo per fare propaganda “onomastica” non è bello; e ancora meno bello è che la stampa non abbia il coraggio di dire che “il Re è nudo”, come invece farebbero proprio i bambini.
La storia da “Libro Cuore” dell’alunno che scrive “petaloso” sul compito in classe scatenando un pandemonio mediatico incomprensibile, soprattutto in un’Italia che avrebbe ben altro di cui occuparsi, ha ben due loschi obiettivi: fare pubblicità buonista al premier usando i bambini come solo i dittatori sanno fare, e al contempo picconare la lingua italiana, estremo baluardo di identità nazionale, dimostrando che qualunque parola possa essere impunemente “adottata” in classi sempre più multietniche.
Gli elementi favolistici ci sono tutti, dalla severa “Accademia della crusca” chiamata a dirimere la questione, sino alla maestra dai capelli violacei di “pinocchiosa” memoria.
L’unico a non essere convinto è proprio il piccolo Matteo, vittima inconsapevole di “renzosi” politicanti senza scrupoli.
Per aiutarci a capire la gravità del fatto, pensiamo solo a sarebbe accaduto se invece di Matteo il bimbo si fosse chiamato “Silvio” e al governo ci fosse stato un certo suo qual omonimo di “berluscosa” memoria.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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