Lo dicono anche i dati del governo: solo Renzi vede la ripresa

l43-matteo-renzi-140317131143_bigSaranno gufi anche i tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico? Forse sì, secondo Matteo Renzi: i dati diffusi dal Ministero dimostrano ampiamente che l’Italia è il fanalino di coda, per l’ennesima volta, in Europa. La crescita stimata è nettamente inferiore rispetto al resto dell’eurozona: ce ne parla Filippo Caleri su Il Tempo.

di Filippo Caleri

A forza di vedere dappertutto gufi Matteo Renzi, non si è accorto che qualcuno degli adorabili pennuti notturni ha fatto il nido anche all’interno del suo governo. E in particolare al ministero dello Sviluppo Economico che, nella boria di mostrare quanto è stato bravo il premier a rimettere in pista il Paese, ha soltanto mostrato ufficialmente quanto l’Italia sia bel lontana dall’aver rimarginato le ferite della crisi. Il ritratto che è emerso dal «Cruscotto Congiunturale» messo a punto dai tecnici ministeriali elaborando i dati ufficiali di Eurostat è infatti implacabile. Nonostante le riforme e le promesse l’Italia non è riuscita a recuperare le perdite della crisi e a mettersi a pari dei partner europei sui capitoli più importanti: industria e lavoro.

Un autentico dramma è il tema dell’occupazione giovanile, che dal picco minimo registrato nella fase più acuta della crisi ha recuperato solo 0,9 punti percentuali. Un’inezia rispetto ai 2,7 punti rigudagnati in Germania, 4,2 in Gran Bretagna e gli 1,9 della Spagna. Il Paese è ancora un pachiderma dal punto di vista della produzione industriale italiana che è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi toccati prima della recessione. Non solo. Mentre le altre nazioni hanno approfittato delle condizioni favorevoli (deprezzamento dell’euro e calo del petrolio) il Paese ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi. Non così la Francia che si è ripresa l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5%. Il confronto è ancora più duro con l’analisi del settore edilizio.

A ottobre del 2015 l’Italia era 85 punti sotto il picco precrisi e in quel momento ha toccato il nuovo minimo assoluto. Secondo Eurostat, tutti gli altri hanno invece recuperato dai picchi negativi, dal 3,4% della Francia al 32,9% della Spagna. Infine il mercato del lavoro con encefalogramma quasi piatto. Nel terzo trimestre 2015, il tasso di disoccupazione è sceso all’11,5%, ma in Germania era al 4,5% e in Gran Bretagna al 5,2%. La Spagna segnava un peggiore 21,6%, ma la cura Rajoy le ha consentito di recuperare 4,7 punti contro gli 1,6 di casa nostra. Senza contare che nell’occupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) l’Italia è al palo con un tasso del 15,1% contro il 28% della Francia, il 43,8% della Germania, il 48,8% del Regno Unito. Ci supera anche la Spagna con il 17,7%. Il recupero è stato di 0,9 punti, contro 1,9 della Spagna, 2,7% della Germani a 4,2 della Gran Bretagna. I dati sono ufficiali e certificati. Altro che gufi.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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