Perché il Pd non si batte per i diritti degli omosessuali africani?

lgbt africa“Dobbiamo avere la consapevolezza che l’Italia è un grande Paese”. Matteo Renzi è rientrato a Roma dopo la tre giorni di missione in Africa, dove ha incontrato i leader di Nigeria, Ghana e Senegal. Un viaggio, quello nel terzo nel Continente, sul quale l’ex sindaco di Firenze ha puntato molto, convinto che l’Africa sia un’opportunità e che l’Italia possa giocare un ruolo decisivo nei settori dello sviluppo e dell’immigrazione.

Oltre questo c’è di più. Il viaggio di Renzi è coinciso con il dibattito in Italia sul ddl Cirinnà, la proposta del Pd per istituire le unioni civili e la stepchild adoption. La discussione, come ben sappiamo, è piuttosto serrata. Da una parte, escluso il M5S, c’è un’opposizione compatta nel dire no a quella che considera una legalizzazione occulta dell’utero in affitto, dall’altra c’è la maggioranza che sostiene come introdurre una legge del genere sia un atto di civiltà nei confronti degli omosessuali.

Come sempre il Pd è in prima fila nel sostenere “i diritti degli omosessuali”. I quali, a quanto pare, non sono proprio tutti uguali. La settimana scorsa Renzi aveva ricevuto Hassan Rohani, presidente dell’Iran, dove gli omosessuali vengono arrestati e poi impiccati per il semplice fatto di amare persone dello stesso sesso. Il premier, ovviamente, non ha detto nulla a riguardo, tanto meno l’intera classe dirigente del Partito Democratico. Silenzio, meglio sorvolare.

La “disattenzione” del Pd si è ripetuta anche in questi ultimi giorni, durante il tour africano di Renzi. Già, perché Nigeria, Ghana e Senegal sono paesi dove non esiste nessuna tolleranza nei confronti degli omosessuali. In Nigeria, dove il premier ha incontrato il presidente Muhammadu Buhari, due anni fa c’è stato un importante giro di vite contro i gay. Nel gennaio 2014, il Parlamento di Abuja ha approvato all’unanimità una legge che prevede il carcere per gli omosessuali. Il testo, che è stato molto criticato a livello internazionale, prevede dai 10 ai 14 anni di carcere per chi contrae matrimonio fra persone dello stesso sesso e per chi si lega con un contratto di unione civile. Non solo, in pubblico è vietato persino mostrare di avere una relazione omosessuale.

Anche in Ghana, dove Renzi ha stretto con piacere la mano del presidente John Dramani Mahama, la situazione è simile. Lì l’omosessualità è illegale. Numerosi articoli del codice penale puniscono gli atti compiuti dai gay. “Chiunque sia colpevole di una conoscenza carnale innaturale con una persona priva di consenso, è colpevole di un crimine di primo grado, con una persona consenziente, o con un animale, è colpevole di un’infrazione”, recita l’articolo 105, Capitolo 6 del Codice Criminale.

Peggio ancora in Senegal, la tappa di chiusura del tour di Renzi. Dopo l’incontro con il presidente Macky Sall e il primo ministro Mohammed Dionne, il nostro premier ha tenuto un discorso all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar. Tante belle parole, ma nulla sul fatto che in quel paese per i gay è prevista l’applicazione della Sharia. “Negli ultimi tempi – ha scritto tempo fa Rightsreporter.org – gli imam hanno dato il via a una vera e propria campagna contro l’omosessualità, attivando una vera e propria caccia alle streghe che è sfociata in decine di arresti, spesso non corroborati da prove certe della presunta omosessualità. Di fatto in Senegal si sta attuando la legge islamica”.

Il Senegal è un Paese a maggioranza musulmana (il 95% abbracciano la fede di Allah).La caccia agli omosessuali si è intensificata nell’ultimo anno. Basta una semplice segnalazione senza alcuna prova per essere incarcerati. Attualmente in Africa i Paesi dove l’omosessualità è reato sono 38 e in Sudan, Mauritania, Somalia e nel nord della Nigeria è punita con la pena di morte. Perché il Pd, che si professa il partito dei “più diritti per tutti”, non si batte per i diritti degli omosessuali africani?

@eugcipolla

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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