Statue coperte: non è la prima volta che Renzi lo fa

statue coperte firenzeMentre la polemica sulle statue coperte per non urtare la sensibilità del presidente iraniano Rohani non si placa, emerge che Renzi è un habitué di queste genuflessioni. Lo fece già in un’altra occasione: ne ha parlato Valentina Conti su Il Tempo.

di Valentina Conti

Italia Paese «occultato» nella polemica. Il governo non sapeva nulla della scelta di coprire le statue nude dei Musei Capitolini in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani. Il ministro Franceschini scarica sulla Sovrintendenza della Capitale, e la Sovrintendenza rimpalla le accuse alla Presidenza del Consiglio. E, intanto, il segretario generale di Palazzo Chigi avvia un’indagine interna per poter accertare le responsabilità e fornire, con la massima sollecitudine, tutti i chiarimenti necessari sulla vicenda. Mentre incalza la bufera politica, con sullo sfondo le critiche che hanno inondato la stampa internazionale. Eccesso di zelo per non urtare la sensibilità iraniana (come la scelta di non servire vino durante la cena) o prostrazione che si chiami, comunque il premier-rottamatore non è nuovo alla «fissa» di procedere a coperture inusuali di nudi.

L’ha fatto anche a Firenze nell’ottobre scorso: tre mesi orsono, non proprio risalendo ad Adamo ed Eva, insomma. Tra le attenzioni nei confronti del principe ereditario degli Emirati, lo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan (con un patrimonio di famiglia sui 150 milioni di dollari), suo ospite a Palazzo Vecchio per il vertice bilaterale, c’è stata, infatti, anche la copertura con un paravento – per mano del cerimoniale di Palazzo Chigi e di Palazzo Vecchio – di una scultura di Jeff Koons, già marito dell’ex pornostar Cicciolina. Guarda caso, si è trattato dell’installazione Gazing Ball (Barberini Faun), il calco di un nudo del periodo greco-romano, che mesi addietro il premier aveva, tra l’altro, definito straordinario come l’intero carnet dell’artista. Il precedente non è sfuggito nemmeno al Guardian, con la corrispondente Stephanie Kirchgaessner che ha osservato: «Allora vennero nascoste alcune statue in esposizione dell’artista americano Jeff Koons. Ma il Davide di Michelangelo rimase scoperto». Tutta la visita, c’è da dire, ad onor del vero, è stata preparata per giorni con attenzione maniacale. Per Matteo – che sottomise alla decisione quella volta anche il primo cittadino fiorentino Dario Nardella – troppo importante l’ospite per rischiare un incidente diplomatico. O anche, come si è detto, alla base della scelta, l’espressa richiesta dello staff dello sceicco. D’altronde, nei Paesi arabi oscurare le parti sessuali è normale, anche quando si parla di arte o cultura fa lo stesso. Con buona pace, va detto, della liberalità sfoggiata dal presidente del Consiglio nel suo libro «Rivoluzione della bellezza» e in vari contesti. Ma la censura non conta quando di mezzo c’è la sensibilità di uno sceicco ultramiliardario. «Un paravento davanti ad un’opera d’arte in una società civile e democratica dove regna la libertà di espressione è la stessa zuppa fatte le debite differenze», scrisse Dagospia a commento della storia, ironizzando poi: «Che andiamo a bombardare i fondamentalisti islamici, se quando vengono a casa nostra gli diamo pure da mangiare?».

È bastato un pannello, blu gigliato, quella volta. Anche se non scoppiò il marasma come il caso dei Musei capitolini. Per coprire la Grande Bellezza Capitale, ne sono stati invece apposti diversi di pannelli, bianchi stavolta, su tutti i lati dei Musei. Ieri (non molto lontano) Firenze, ora la Caput Mundi. Nel segno della sottomissione di un Paese sempre più a capo chino in nome del rispetto della «sensibilità» degli ospiti a casa nostra. Un altro precedente sull’argomento, invitando ad evitare comunque doppi moralismi, è stato tirato fuori dall’associazione radicale Adelaide Aglietta: «Lo scorso giugno, sempre per rispetto, vennero coperti i manifesti della mostra di Tamara de Lempicka per la visita del Papa nella laica (si fa per dire) Torino. Allora nessuno si scandalizzò, oggi nessuno lo ricorda. Solo noi manifestammo il nostro dissenso. Si tratta evidentemente di una laicità a corrente alternata, ma la laicità è … o non è».

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