4 Novembre: festa della nazione, festa di popolo. Cent’anni d’onore

Era il 24 dicembre 1915, l’Italia dichiarò guerra all’Austria,

D’Annunzio grido: “Questa guerra che sembra opera di abominazione, è la più feconda matrice di bellezza e di virtù apparsa sulla terra”.

Al teatro Adriano nel febbraio del 1918, si svolse una manifestazione organizzata dai mutilati di guerra per incoraggiare la nazione alla resistenza “i tedeschi sono sul Piave, è tempo di vedere se i nostri cuori sono d’acciaio”… “Fronte al nemico” .

Nel contempo fuori dal terrore del fronte, in Italia, c’era chi amava discutere se la guerra si doveva fare o non si doveva fare, e che non sanno se si fa bene o male a combattere?, tanto che un soldato al fronte urlo “Perché io devo soffrire e morire, se nel comodo delle proprie case i neutralisti-(pacifisti) discutono..”.

A Caporetto avevano perso i generali, a Vittorio Veneto aveva vinto il Popolo, soprattutto con l’intervento delle leve giovanissime quelli del ’99, che non scappavano dalla guerra, che non chiedevano lo status di rifugiati politici, che non volevano fare i clandestini, gli imboscati, ma che hanno combattuto per il proprio popolo, i propri famigliari, per la Nazione.

L’Italia che appariva come l’anello debole dell’alleanza, fu quella che diede il colpo di grazie all’impero austriaco, che sconfisse la Germania e pose fine al conflitto, che costò ai popoli dieci milioni di morti.

A questo punto vi furono i mutilati in genere, i reduci, che erano stati nelle trincee, costituivano una nuova realtà nel Paese, che venivano derisi ed offesi, denigrati ed osteggiati.

Qualcuno doveva preoccuparsi dei reduci, di dare loro attenzione per le esigenze del lavoro e di reinserimento sociale …

il lavoro aveva consacrato nelle trincee il diritto a non essere più fatica, miseria o disperazione per diventare gioia, orgoglio, creazione, conquista di uomini liberi nella Patria libera e grande, entro e oltre i confini.

La guerra e la vittoria mutilata creava con i reduci e le nuove idee, visioni future e propositi per uno stato migliore.

Il 4 novembre, è il giorno consacrato al ricordo della vittoria dell’Italia sull’impero austroungarico nella prima guerra mondiale (1918), una data che deve essere scolpita con orgoglio nei cuori di tutti gli italiani.

La festa della Nazione, il ricordo dei nostri Padri, la nostra storia, il nostro coraggio, allora come oggi di figli di questa Patria, istituita nel 1919, ed in vigore sino al 1976.

Purtroppo i politici senza onore non riconoscono il valore del giorno… per un buon compleanno alla memoria, tanto che non è giorno festivo, essendo stata declassata nel 1977, come festa mobile, cioè una ricorrenza che non ha un giorno prefissato nel calendario ma la cui data cambia giorno da un anno all’altro, essendo dipendente da quella di altre ricorrenze o circostanze.

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tornò a valorizzare i simboli patri italiani, compresa la festa che è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse.

E’ un coro unanime di Patrioti che chiedono di formulare un interrogazione Parlamentare e/o una proposta di legge, per chiedere il ripristino della Festa Nazionale del 4 novembre 1918.

 

La nostra identità nazionale la ritroviamo dalla storia…, è la vittoria sul più grande impero del novecento che consacra il nostro popolo tra le stelle dei valorosi, e questo messaggio deve arrivare ai posteri, perché è la vera ragione della forza di un Popolo, la propria memoria, la propria identità.

Con questa vittoria i nostri nonni, quei giovani del 1899, hanno combattuto, sofferto e sono morti, per la libertà delle terre irridenti, per il completamento della nostra unità nazionale, affrancando le nostre terre dal dominio straniero, per la sovranità del nostro popolo.

Non dimentichiamo il loro sacrificio, Viva L’Italia, viva il fulgido ricordo di questi gloriosi 100 anni.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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