A vele spiegate verso Eurexit (i piani dell’opposizione, la via di Salvini e i cannoni di Trump)

“Nessuno è così forte da non rimanere turbato da una circostanza imprevista”
(Giulio Cesare)

La consueta relazione settimanale degli eventi che conducono all’inevitabile Italexit si è arricchita in questi giorni di fatti imprevisti tali da stravolgere, almeno parzialmente, il quadro che ci eravamo dipinti nelle nostre piccole e fragili menti.
Continuando a tenere sempre ben fissato in mente che solo “Ciò che è razionale è reale…” si può esser ragionevolmente certi che reggere giganteschi inganni troppo a lungo non è più possibile. Il grande cervello dell’umanità (interconnessa in internet) permette una tale rapidità di circolazione delle informazioni da mettere all’angolo sia gli imposturatori, sia quei collusi pennivendoli oramai privati del loro ruolo di influencer.
Capita quindi che una frase pronunciata in TV, captata da uno dei milioni di esseri umani non facente parte dell’élite, in un istante faccia il giro del paese anche quando i giornalisti (ridotti a semplici scendiletto dei potenti, dietro cospicui compensi) non la riporteranno mai ai propri lettori.
Questo è quanto accaduto Venerdi 21 quando Salvatore Rossi, Direttore Generale di Banca d’Italia, afferma a CoffeeBreak:
“Di chi sia l’oro di Bankitalia ce lo dirà la BCE alla quale abbiamo ceduto la sovranità”
Questo messaggio, rimasto senza smentita da Palazzo Koch, rilanciato sui social media, raggiunge istantaneamente ogni cittadino dello stivale sebbene nessun TG o Giornale lo porti all’attenzione del pubblico. Un insieme di fatti di una tale gravità che servirebbero milioni di Fisici per calcolarne/misurarne il peso.
E’ guerra!
Il Piano delle Banche Corporate, coordinate dalla casa madre, è studiare silenziosamente come bloccare la potenziale Italexit. Oltre ad aver iniziato a separare le loro sedi estere da quelle italiane, esse hanno incaricato Banca d’Italia di “avvelenare i pozzi”, verificare cioè se in base ai trattati firmati dai politici italiani la BCE possa rivendicare come suoi i lingotti presenti nei forzieri di Palazzo Koch.
Capite?
Se avessimo fatto sino in fondo i duri con la UE, non solo non avremmo avuto una Banca Centrale, ci saremmo trovati pure momentaneamente senza l’Oro e le riserve di valuta necessarie a ripartire nel commercio estero.
Come afferma Luciano Barra Caracciolo, quell’oro “figura” nel patrimonio di Bankitalia ma appartiene allo Stato, come un bene dal regime sostanzialmente demaniale, di assoluta indisponibilità. Eppure il solo fatto che Banca d’Italia l’abbia nei suoi forzieri e ponga la questione sul piano legale, rimandando agli studi legali della BCE, significa una sola cosa: Draghi e il suo successore Weidmann si sarebbero sicuramente arrogati il diritto di sequestrare i ricavi fatti dalle aziende italiane in Germania, grazie a qualche tribunale compiacente, onde avere indietro il valore equivalente del “suo” oro, e ciò solo per mettere in difficoltà la ripartenza del paese, indipendentemente dall’esito della causa.
Comprendete come la vera opposizione ai Gialloverdi non sia rappresentata dal PD ma da Deep State, Banche Corporate e Multinazionali?
Il fato benevolo ha voluto che dal 2017 Matteo Salvini abbia cambiato idea sulla strada da seguire per il BASTA EURO. La sconfitta della Le Pen ad aprile 2017 per mano di Macron fece venir meno la possibilità di appoggiarsi alla Francia nel chiedere il ritorno alle monete nazionali. Così, Matteo fu costretto a sterzare dall’uscita unilaterale secca passando ad una condivisa revisione totale dei trattati.
Il 13 giugno 2017 a Di Martedi Salvini afferma:
“Entrare in Europa, rivedere i trattati, se dicono di no allora vi sarà uscita unilaterale”
La sconfitta dei populisti in Francia aveva lasciato il segno.
L’avanzata della Le Pen faceva (e fa) parte del Piano USA antiglobalista, la sconfitta di Marine, esattamente come quella di Wilders in Olanda, era già ampiamente prevista a dicembre 2016, chi pianifica gli eventi ha una grandissima preparazione, ha sempre un piano B, tanto che i Gilet Gialli erano un evento sin da allora previsto e programmato. Sul The Economist di dicembre 2016

si trovano le carte del futuro. In una di queste abbiamo la Merkel in lotta con Wilders e Le Pen:

in un’altra il piano di riserva, i Gilet Gialli:

Chi tira i fili dell’opposizione antiglobalista era consapevole che in Francia e Olanda Le Pen e Wilders avrebbero perso, le manovre liberiste non erano state ancora fatte e molto tempo si sarebbe dovuto ancora attendere.
Oggi, alla luce del blocco degli immigrati effettuato dai Gialloverdi e del tentativo di Macron di Germanizzazione della Francia, i Gilet Gialli sono scesi in piazza gettando le basi per un ribaltamento del risultato elettorale e per un sorpasso di una probabile coalizione rossobruna (Le Pen+Melenchòn).
Pare che il Piano stia funzionando, la giornalista Irene Inchauspé ad Adoxa.info ha affermato che:
“Emmanuel Macron est fini selon les Allemands”.
I capi delle multinazionali francesi, che comandano Macron, hanno acconsentito l’innalzamento del salario minimo per il timore della ghigliottina, tanto le loro aziende hanno la maggior parte dei dipendenti all’estero, e questo ha alterato i tedeschi che ora dicono Macron è “game over”. La Germanizzazione della Francia è già finita.
Il piano di Salvini, quindi, si inserisce in un quadro ogni giorno più chiaro. Su Next, nel pezzo “Tutte le supercazzole raccontate ai no euro leghisti per spiegare la nuova strategia di Salvini” si trova proprio il riferimento ad un ritorno alla CEE precedente al Trattato di Maastricht, ovvero al periodo in cui ogni paese aveva la sua moneta nazionale e sovrana. Questo il progetto (di lunga gittata): portare a casa una Eurexit (Italiana e Francese) sicura, ossia al riparo dai Policy Maker Banche Corporate (perché servirà la Banca Centrale quale prestatrice di ultima istanza), Multinazionali (esportatrici) e Deep State (perché servirà la controfirma del Presidente della Repubblica).
La strada non può passare per l’Italexit dura e pura, ma per uno smantellamento condiviso e controllato. Quale miglior cosa se non farla dal ponte di comando?
La via più sicura è dunque portare via l’Euro dall’Europa!
Perché ciò accada, si dovrà esser nelle stanze decisionali al momento giusto.
La strategia è chiara, Salvini l’ha ribadita a Roma l’8 dicembre:
“datemi il mandato per trattare personalmente”
I Populisti di tutta Europa dovranno federarsi per superare la sinistra PSE ed allearsi con il PPE, non a caso, Marco Zanni, uno di quelli che è dentro le stanze che contano, il 21dicembre 2018 afferma:
“Lega e Salvini lavorano per unificare gli Euroscettici (Efdd, Enf e Ecr) in un unico gruppo nel prossimo parlamento europeo”
E’ di questi giorni poi l’articolo di Affari Italiani in cui si assicura che ci sarebbe già un’intesa tra il PPE, Marine Le Pen e Salvini per mettere all’angolo il PSE (che sicuramente prenderà una sonora sberla) e riformare la UE in questo modo:
1) Blocco dell’Immigrazione;
2) Revisione dei principali trattati tra cui quelli attinenti bilancio e finanze.
In fondo, la posizione di Weber non è molto lontana da quella di Salvini o di Orban circa i muri e il rigore immigrazionista. ONG e “Fichissimi” sono destinati a scomparire.
Gli oligarchi della Commissione Europea e i politici tedeschi Merkelliani sono riusciti nel difficile compito di unire i popoli d’Europa, si ma contro loro stessi!
Quindi, o riusciremo a riformare i trattati, affinché vi sia un vero rinascimento europeo (ossia delle nazioni prese singolarmente), o ce ne andremo.
Non possono non essere questi il percorso ed il fine di tale pensiero riformista, poiché la realizzazione degli USE è impossibile da ottenere. Perché questa si avveri sarebbero necessarie:
1) Una Politica di bassi tassi della BCE (ma costringerebbe i tedeschi a sopportare rendimenti nulli per banche e fondi pensione);
2) Trasferimenti nord-sud (farebbero percepire quali mantenuti e scrocconi i popoli del sud Europa)
3) Politiche di espansione della domanda in Germania (significherebbe COMPRARE in Italia e Francia anziché vender loro le belle ed economiche autovetture tedesche).

In pratica un libro dei sogni!

Secondo il Wall Street Journal (da “Macron is German Taxpayer Last Hope”) Macron era l’ultima speranza, per coloro che in Germania pagano le tasse, per tenere unita l’Eurozona. Morto (politicamente) Macron, i tedeschi dovrebbero ora mettere mano al portafoglio, fare deficit e diventare la locomotiva d’Europa in sostituzione degli USA per mantenere in piedi la traballante struttura. Ma la Germania ha già da tempo legittimamente deciso di non voler diventare un Impero, non è nel suo DNA!
In un continente in cui molte economie sono legate da una moneta unica, con la libera circolazione di merci e denaro, il sistema di pagamento Target 2, messo in piedi per riequilibrare i flussi commerciali e finanziari evitando ammanchi di cassa nelle banche centrali, registra un valore di quasi 1.000 miliardi. Pensate, i tedeschi son convinti che quell’immenso bottino lo hanno regalato ai Partner dell’Euro. Invece, questo valore è una somma inattiva, non ha una scadenza e soprattutto non ha niente a che fare con i rapporti di credito nell’economia reale. Quando il tedesco la mattina si sveglia, inizia a piangere poiché qualcuno gli ha detto che i saldi Target 2 non sono crediti da riavere indietro, figuratevi se accetta di fare da locomotina per la domanda aggregata dei paesi del sud Europa o trasferire loro 2-300 miliardi di liberalità ogni anno.
Penserete di sicuro che io stia esagerando! Ebbene, è del 23 dicembre 2018 un simpatico siparietto tra il nostro Prof. Andrea Terzi e Clemens Fuest nel corso del quale quest’ultimo fa presente al primo che:
“Since the Eurosystem is a currency union of countries with national central banks and very limited risk pooling, there’s a risk that a financial crisis in one country leads to bankruptcy of a national central bank”
La crisi del nostro sistema bancario potrebbe trascinare giù le banche centrali tedesca e francese.
E proprio per i motivi di cui sopra, i tedeschi hanno già studiato la riforma dei trattati da realizzare, la famosa Dexit annunciata la settimana scorsa: il Saldo Target 3!
Il 22 ottobre 2018 Occhi della Guerra pubblica un articolo dal titolo: “Ecco il piano B della Germania: L’Italia adesso esca dall’euro”, piano di Hans Werner Sinn (e Clemens Fuest), in cui si legge:
“un euro solo e forte, circondato dal ritorno di alcune valute nazionali negli Stati del Sud Europa. Nella testa di Werner Sinn vi è infatti uno scenario in cui l’uscita dell’Italia sarebbe solo il preludio dell’abbandono dell’eurozona da parte di Grecia, Spagna e Portogallo”
Breve inciso, noi possiamo inserire nel novero delle nazioni uscenti anche la Francia, viste le recenti dichiarazioni del Commissario Europeo al Bilancio che riporta Affari Italiani:
“Macron scaricato dalla UE, Oettinger chiede procedura d’infrazione per la Francia”
Torniamo però al nostro Piano. Il 21 dicembre 2018 l’inglese Dayly Express riporta il seguente titolo:
“Clemens Fuest (IFO) ha avvertito di un forte squilibrio nel sistema dei pagamenti dell’eurozona, devono essere corretti”
Per quanto sopra riportato, al Piano B Sinn-Fuest dobbiamo aggiungere il dettaglio del Piano di B del Professor Thomas Mayer:
1) La Germania si tiene l’Euro;
2) Chi vuole usa la propria valuta, se un paese desidera utilizzare l’Euro deve mettere sul piatto un collaterale, una valuta riserva o l’oro. Detto sistema si chiama Target 3.
Nasce pertanto il Piano Eurexit di Sinn-Fuest-Mayer.
Quando verrà applicato? Ecco, in questo caso possiamo ragionevolmente ritenere che i tempi non saranno lunghi poiché, e qui ci ricolleghiamo al precedente assunto del fine a cui tendono le riforme salviniane, una seconda finanziaria (quella del 2020) con le pesanti clausole di salvaguardia messe in questa del 2019 non può esser presentata da nessun governo democraticamente eletto, solo da una dittatura sudamericana stile cileno anni ’70 (Pinochet).
Dall’articolo “https://www.panorama.it/economia/tasse/tutti-gli-impegni-economici-della-manovra-2019” veniamo a sapere che:
1) L’esecutivo ha introdotto nuove entrate per 9,4 miliardi nel 2020 e per 13,2 miliardi nel 2021.
2) L’iva ordinaria, invece, sarà incrementata al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.
L’unico modo che hanno due giovani politici, dalla carriera ancora lunga, come Di Maio e Salvini per fare la prossima manovra finanziaria è che sia già operativa la riforma dei trattati europei e abbiano le mani sufficientemente libere.
Nessun politico sano di mente potrebbe pensare di fare la manovra 2020 come Bruxelles desidera e girare libero per il paese uscendone vivo.
Non a caso Salvini afferma:
“Non aumenteremo IVA” (Ansa 20 dicembre 2018);
E anche Di Maio corre ai ripari:
“Finché il Movimento 5 Stelle sarà al governo l’Iva non aumenterà mai” (Il Blog delle Stelle 20 dicembre 2018).
Quelle clausole non saranno mai applicate, se non credete a me, abbiate fiducia nell’immenso Oscar Giannino. In un tweet Venerdi 21 dicembre il nostro amato Oscar ha scritto:
“nessuno al mondo può credere a un governo che per difendere il 2% di deficit nel 2019 promette aggravi fiscali di 52 miliardi nel biennio successivo. E’ come la minaccia di un suicidio: prenderla sul serio comporta obbligo di TSO”
Come se non bastasse, a novembre alla BCE dovrebbe arrivare Weidmann il quale alla Reuters ha testé dichiarato:
“the original promise to cut the deficit has been compromised, it makes difficult for the Commission and other governments to press for solid state finances in the future”
Visto quanto fatto con le clausole di salvaguardia in questo 2019 loro, i tedeschi, non crederanno più né a noi, né ad altri Stati. Non accetteranno slittamenti/modifiche nei piani!
Poco male, per fortuna a quel tempo avremo già fatto le riforme dei trattati.
Piuttosto il vero problema a cui non possiamo dare una risposta è:
CI ARRIVEREMO INTEGRI A NOVEMBRE 2019?
Ossia, i nostri eroi avranno tempo per resistere sino ad allora?
Non lo sappiamo! Ma vi è di più (e di peggio). Come in Frankenstein Junior quando Igor pronuncia la famosa frase “potrebbe piovere” ecco che ben prima di Weidmann arriva la recessione nel primo semestre 2019. Essa dovrebbe render difficile la vita dei conti pubblici e, quindi, mettere pressione su spread e BTP.
E DA QUI A MAGGIO?
Chi ci copre le spalle in caso di shock finanziari da stagnazione economica nel primo semestre 2019?
Qui, sperando nella nostra immensa fortuna, dobbiamo fare un salto oltre oceano.
Negli USA nel 2020 ci saranno le elezioni e il Deep State americano farà di tutto (nel 2019) perché l’economia americana collassi e Trump arrivi con le pile scariche all’evento (e perda).
Con un quadro di economia mondiale in fase di rallentamento ed un’inflazione sotto il target 2%, la Fed alza i tassi d’interesse e Powell annuncia altri 2 aumenti nel corso del 2019.
Un grandissimo ed ingiustificabile controsenso. Strano vero?
I rialzi dei tassi possono far crollare i corsi azionari se il sistema economico si trova nella fase terminale della crescita degli utili. E’ chiaro che Powell, oltre a rafforzare un dollaro già forte, vorrebbe far crollare i corsi dei titoli borsistici.
Su Bloomberg del 17 dicembre 2018 sono riportati vari tweet di Trump sull’argomento:
“i hope the people over the Fed will read today’s Wall Street Journal Editorial before they make another mistake. Also don’t let the market becomes more illiquid than it already is”.
In pratica Trump avvisa la Fed che se alza i tassi rende il sistema illiquido oltre quanto già non lo sia. Oppure:
“i think it would be foolish for the Fed to raise interest rates”
Sarebbe da pazzi alzare i tassi d’interesse. Ed ancora:
“it is incredible that with a very strong dollar and virtually no inflation, the outside World blowing up around us, Paris is burning and China way down, the Fed is even considering yet another interest rate hyke”
Ossia con un dollaro davvero forte, un’inflazione praticamente inesistente, il mondo fuori che salta in aria, Parigi in fiamme, la Cina che crolla, la Fed sta pensando ad un altro incremento dei tassi, è incredibile.
Ma Powell lavora per i globalisti, non dimentichiamo che mise persino bocca sulla manovra italiana in un momento molto critico e contrario a Trump (“Da Fed e Fmi timori per spread e debito alto dell’Italia” – dal sito di TG LA 7 – e “Manovra e immigrazione, Trump promuove Conte, d’accordo al 100%” – Il Giornale 25 ottobre 2018), e cerca di fermare il treno economia Usa, quindi ha alzato i tassi.
Un problema per Trump?
Si, ma in meno!
Come in che senso?
Era la mossa che si aspettava Trump e che gli serviva per cambiare squadra in Fed appropriandosene come da volere dell’Esercito:
“Ira di Trump sulla Fed. Ora vuole silurare Powell” (Tv Svizzera 22 dicembre 2018).
Io non lo so se Potus licenzierà Powell o si limiterà a contenerlo mettendogli intorno un Board più fedele (uno o due li dovrà nominare a breve) ma una cosa è certa, adesso ha un motivo per farlo e, a sentire Q, è certo che lo farà.
Il 10 dicembre “Q” aveva comunicato ai suoi follower:
“the plan to have the FED raise rates in an effort to kill the economy prior to 2020 known and planned for. Structure change coming?”
Se Powell non avesse alzato i tassi e pianificato altri 2 aumenti, nel deliberato tentativo di uccidere l’economia e portare alle elezioni un Trump indebolito, Potus forse non avrebbe potuto far partire la pulizia necessaria a riprendersi la Fed.
Se a Gennaio avvenissero sia il cambio di Powell che la sostituzione dei membri Obamiani del Board of Governor attualmente in scadenza con conservatori fedeli al Presidente, Trump:
1) salverebbe le elezioni 2020
2) potrebbe ragionevolmente aiutare il governo italiano, sia nel caso di attacchi speculativi sui BTP, sia per sostenere il primo periodo l’Italexit;
3) terminerebbe quel lavoro di ripulitura del sistema che gli venne chiesto in sede di candidatura.
Tutto i mali del mondo occidentale nascono dalla Fed, inclusi gli attuali problemi degli Italiani, in particolare dal controllo esercitato su di essa dalle grandi banche mondiali e dai grandi fondi speculativi. Come un vaso di Pandora da essa i problemi sono derivati, dalla sua conquista arriverà la nostra salvezza.
#TrustThePlan e
#InGodWeTrust.

Ad maiora.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi